Roccia Ruvida: Inigo Giancaspro

“Dire di essere un cantautore oggi non fa per niente figo. Oggi è figo essere “indie”, se poi sei un “indie” prodotto da una major fa strano ma fa ancora più figo”. Punto e a capo e poi anche fine della storia. Dopo aver incontrato in questa rubrica il magico Francesco Baccini oggi diamo spazio a Inigo Giancaspro che per l’arte e la scena si presenta al pubblico proprio con il suo nome di battesimo dopo aver dato vita agli Inigo & Grigiolimpido. Cantautore reduce dal CET di Mogol che usa l’espressione diversamente emerso, mi piace tanto questa classificazione dato che anche dopo anni e anni di carriera, se non sei passato dai pupazzi della televisione sarai sempre un esordiente. E Baccini che c’entra? Beh il nuovo disco di Inigo sta arrivando pezzo pezzo, singolo singolo, video video. Ed oggi è la volta di “Mai Fermarsi”, un pop d’autore figlio di una certa didattica all’italiana maniera… e con Inigo c’è il meraviglioso Baccini a duettare in voce e in video. Vita vissuta e una bella scorza da lustrare per gli occhi della scena. Da queste risposte di un artista diversamente emerso abbiamo molto da prendere e portare a casa… cari pupazzi della televisione!!!

Inigo e Baccini. Ma come le vedi le featuring oggi? Cioè lasciamo da parte i discorsi un poco di circostanza sull’ispirazione, l’arte, la condivisione etc… ormai non ci crede più nessuno. Siamo sinceri: servono i grandi nomi affianco per spingere un emergente?
Aldilà delle frasi di circostanza credo che la base di una collaborazione artistica di qualunque tipo debba prevedere una sincera stima reciproca da parte degli artisti in causa. I featuring sono degli esperimenti a volte riusciti, a volte meno (il nostro è riuscitissimo :-), in alcuni casi possono risultare strategici, a volte lo fanno artisti con pubblici diversi per cercare di allargare le rispettive cerchie, a volte artisti con un pubblico simile per consolidare il pubblico stesso, non credo esista una regola.
Sicuramente una featuring tra un artista affermato e un emergente (o diversamente emerso) può alimentare curiosità nei confronti di quest’ultimo ma è anche vero che il pubblico non è stupido, certe cose le capisce e alla fine l’unica cosa che giudica è la canzone, se il feat. aggiunge qualcosa alla canzone è riuscito, altrimenti se ne può fare allegramente a meno.

Se c’è una cosa che non ho mai capito è una SCUOLA per insegnare a fare gli artisti. E qui prendo di mira il CET di MOGOL da cui provieni e direi anche con grandi risultati. Cioè io posso imparare a suonare la chitarra ma l’ispirazione, l’estro e la sensibilità… quella non me la insegna nessuno. Non penso che De Gregori, De Andrè o David Gilmoure (tanto per citare qualcuno a vanvera… ma io penso di poterci mettere proprio tutti) sia andato a SCUOLA DI CANZONI… che sia una bella trovata commerciale, anzi l’antenato storico dei Talent di oggi?
Io avevo delle perplessità simili alle tue, cioè quello che dici non è sbagliato ed è anche abbastanza nazional-popolare. Io sono entrato al CET dopo aver vinto una borsa di studio della SIAE e come ti dicevo avevo le stesse perplessità, poi l’artista è orgoglioso… mai sia che qualcuno gli dica come si deve fare una cosa, potrebbe farne una questione personale. La realtà però è un’altra, è vero che l’estro, la sensibilità e l’ispirazione sono delle qualità che non si possono né insegnare e né imparare ma è anche vero che si può riuscire a canalizzarle meglio e a metterle a servizio della canzone invece che farle rimanere qualità fini a se stesse… che Maradona sia bravo a palleggiare lo sappiamo tutti, staremmo tutt’ora a guardarlo palleggiare per ore… ma vuoi mettere a confronto due ore di palleggi con un gol sotto l’incrocio dei pali al novantesimo minuto? Detto questo, il CET insegna un metodo, ma non è l’unico e la cosa importante è riuscire ad acquisire delle nozioni per ampliare il proprio bagaglio, poi in maniera naturale capita di utilizzarle più o meno inconsciamente o altrettanto inconsciamente può capitare di fare tutt’altro, anche in questo caso non c’è una regola, nell’ambito artistico non possono essercene, ci sono delle tendenze, degli stilemi, delle mode che passano e poi magari tornano.

Ok diciamoci la verità: ha senso oggi scrivere canzoni? Al pubblico interessa ancora qualcosa? Ok, fa figo dire che sei un cantautore. Ma non è più umiliante rispondere alla seconda domanda del tipo: e quindi? Ma chi ti conosce?
Dire di essere un cantautore oggi non fa per niente figo. Oggi è figo essere “indie”, se poi sei un “indie” prodotto da una major fa strano ma fa ancora più figo. Il cantautore è fuori moda, a gran parte del pubblico non gliene frega nulla se tu scrivi canzoni e di come le scrivi, c’è un sottobosco enorme di cantautori bravi ma totalmente ignorati e poi c’è anche chi nel 2018 continua a gettare cartacce per strada ignorando e mortificando il lavoro degli operatori ecologici… e quindi? Loro cosa dovrebbero fare? Dimettersi e scrivere canzoni?

Come Baglioni anche tu hai scelto la formula di presentare un disco singolo dopo singolo. Siamo nell’era in cui si copiano anche le strategie di comunicazione… non trovi?
Ormai si copia di tutto, non me lo dire, se cerchi su google “Inigo” nel mondo ci sono almeno 3 o 4 cantanti con lo stesso nome. Meno male che il mio non è un nome d’arte ma il mio nome di battesimo. Tornando alla strategia di Baglioni, può essere che lui abbia fatto una cosa simile anni fa e che io abbia fatto una cosa simile alla sua quest’anno… è come quella volta che quell’artista fece uscire un disco con 11 canzoni tutte insieme, la sua strategia è stata copiata da chiunque a parte me e Baglioni.

Ok. Come di consueto chiudiamo l’intervista abbassando l’ascia di guerra e tornando seri per un po’. Che poi penso che artisti come Baccini possano sfoggiare traguardi concreti per polverizzare una ad una le mie domande sceme. Però vorrei tornare ad un punto che mi sta molto a cuore e che in qualche misura cerco sempre di portare alla luce con queste interviste cattive (sempre per gioco sia chiaro): un cantautore oggi, peraltro uno come te che non è agli esordi ma anzi che ha belle cose da mettere in bacheca, un autore di canzoni come Inigo insomma che prima della musica, probabilmente veicola un messaggio: come convive con l’indifferenza culturale che oggi viene restituita non solo ai piccoli, ma ormai anche ai grandi della cultura?
Innanzitutto visto che si tratta dell’ultima domanda, colgo l’occasione per ringraziarti per questa intervista insolita ma simpaticissima. Tornando semi-seri ti dico che in realtà io non me la meno per niente… non mi piace giudicare il pubblico e nemmeno giocare a fare l’incompreso. Scrivo canzoni per il mio benessere psico-fisico, se piacciono mi fa piacere, ma se non piacciono in tutta onestà me ne frega relativamente, l’importante è avere la coscienza a posto ed essere sereni ed orgogliosi del proprio operato.
Ora però prima di andare posso farti io una domanda di cucina? Come te lo spieghi nel 2018, nell’epoca di “Masterchef” e “Quattro ristoranti” il fatto che i fast-food siano ancora sempre pieni?

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