Giangilberto Monti: risuona eterno quel Prévert di Trastevere

Eccolo Giangilberto Monti attorniato dal suono di Marco Mistrangelo al basso, Alessio Pacifico alla batteria e Marco Brioschi alla tromba. Eccolo tornare sui passi del grande Franco Califano in una lunga traversata sulla sua vita iniziata tempo fa con il libro scritto con il giornalista Vito Vita dal titolo “Franco Califano. Vita, successi, canzoni ed eccessi del «Prévert di Trastevere»” edito da Gremese Editore. Poi il Radiodramma per la Radio della Svizzera italiana (che possiamo riascoltare qui) e infine un disco, questo disco denso di pathos e di delicatissimo rispetto. Esce per Fort Alamo/Warner Music “Franco Califano, il Prévert di Trastevere”, 12 canzoni rigorosamente in ordine cronologico ripescate dal prezioso lascito musicale del cantautore di Tripoli ma che tutti collochiamo dentro una romanità iconica. Non è “romanesco” questo disco e non è una rivisitazione rivoluzionaria: è una rispettosa rilettura, fedele al senso e alla ragione, elegante, di grande mestiere…

Molti sottolineano come il tuo lavoro abbia evitato di “copiare”. Avresti rischiato molto… cosa pensi invece di essere riuscito a fare?
Rispettare l’originale, dandone un’interpretazione legata al mondo musicale francese, che ben conosco. L’ispirazione deriva dallo studio degli esordi del Califfo e dal suo interesse verso la vocalità appassionata di Jacques Brel e l’ironia sottile di Georges Brassens. A detta di molti suoi amici e del suo grande amore, Mita Medici, era poi la musica che il Califfo ascoltava tra gli anni Sessanta e Settanta.

È inevitabile ritrovare i tuoi modi nella sue canzoni. Come hai gestito il limite oltre il quale avresti invaso cose “non tue”?
Ho solo cercato di essere il più naturale possibile, senza drammatizzare più di tanto certi passaggi. Sono un “contastorie” senza particolari doti vocali. Da qui nasce l’importanza che ho dato al testo, che poi era una delle particolarità del Califfo.

Musicalmente parlando? Anche qui: che scelte hai ritenuto opportuno fare?
Ho preferito un’ambientazione musicale raffinata, una sorta di jazz-pop all’antica. L’ho potuto fare perchè avevo ottimi musicisti alle spalle, che spesso hanno fatto un passo indietro quando si trattava di dimostrare una bravura che era comunque già evidente nelle loro carriere. Devo però dire che la svolta è avvenuta quando ho deciso di affidare alla tromba di Marco Brioschi il controcanto. E’ una scelta artistica, non necessariamente condivisibile, ma di fatto mi ha aiutato molto.

E la scelta delle 12 tracce? In rigoroso ordine cronologico… come le hai selezionate? Come hai deciso quali escludere?
Mi sono confrontato molto con Vito Vita, che ha scritto con me il libro dedicato alla storia artistica del Califfo – che giustamente il mondo musicale romano chiama tutt’oggi “Maestro” – ma la scaletta definitiva dei brani è arrivata solo dopo una serie di conversazioni con Frank Del Giudice, coautore di “Tutto il resto è noia” e di molti altri brani di Califano, ma anche musicista e produttore discografico. Insomma, ho chiesto a chi avesse realmente collaborato con il Califfo. E’ stata una vera fortuna conoscerlo e ci tengo a ringraziarlo pubblicamente.

Tornerai sull’argomento? Esiste un volume 2 a tutto questo per riprendere altro che non è entrato qui?
Personalmente non credo proprio, ma chiunque è libero di rendere il mondo di Califano in tutt’altri modi. Stiamo parlando di un artista che ci ha lasciato un migliaio di opere, tra poesie e canzoni, e che merita ancora oggi tutta la nostra attenzione. Non sono stato il primo a occuparmene e non sarò certo l’ultimo. Quindi.. buona musica a tutti voi da Giangilberto Monti

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