Roccia Ruvida: The Monkey Weather
Come dire: un disco, anzi un EP, che sinceramente non ho molto capito. Ci sono belle soluzioni pop ma ecco, un brano come “Cambiare male” mi risulta urticante nel modo sghembo di recitare le strofe con quell’incedere ossessivo da film horror… però vincono a mani basse i The Monkey Weather quando davanti ad ogni ratio possibile sfoggiano il divertimento. E tanto di cappello a chi riesce a coccolare simili obiettivi, visto il tempo di vetrine sfacciate che viviamo ogni giorno. Il nuovo EP dal titolo “È sempre colpa degli altri” riflette tanto della condizione sociale che stiamo vivendo. E vincono ancora quando il “tutto sta a posto” è sinonimo di stasi, di ferma, di non variazione… ed è proprio quella percezione sghemba di questo disco che poi alla fine non mi fa staccare “la puntina dal solco”. P.S. – la loro risposta sul dramma di Spotify è una delle più sincere che ho raccolto.
Esiste una ragione ancora per fare un EP in questo tempo assurdo di macchine digitali?
Esiste una cosa fuori moda che si chiama “divertimento” ne hai mai sentito parlare? Ci divertiamo a farlo, fine,se arriva il messaggio a chi ci ascolta bene, seno ci siamo divertiti nelfarlo e ciò sarà con noi per sempre.
Esiste anche una ragione per suonare ancora con le proprie mani uno strumento?
Come diciamo sempre alle nostre compagne “nelle nostri mani c’è un’orchestra” ahahahahahaha!!!! Siamo amanti della fisicità, ci piace sentire gli ampli che ci fanno ballare le caviglie appena una corda viene sfiorata e quella sensazione è troppo bella da descrivere.
Che poi le voci di questo EP sono davvero analogiche… spesso poco intonate… quel modo di pensare la strofa come dentro “”Cambiare male” quasi disturba. Che scelta è? Proprio non volete piacere a chi ascolta…?
Noi vogliamo proprio disturbare chi ci ascolta, se una cosa ti suona tutta “a posto” che voglia avrai di riascoltarla, solo il fatto che tu ti sia chiesto un “perchè” per noi è una vittoria. Nel futuro secondo noi vincerà quanta più umanità si riuscirà a trasmettere, siamo umani, sbagliamo e cerchiamo di fare i conti tutti i giorni con le nostre imperfezioni, le voci che si ascoltano in questo Ep sono vere e sudate, piacerà o no, siamo noi.
E la domanda di Spotify anche a voi: tutti a cantare, lavorare, svegliare coscienze, lotta al sistema che sta ammazzando la musica… poi però voi che lottata in prima linea, regalate il vostro lavoro a Spotify perché possa renderlo gratuito a tutti. Evviva la coerenza… come lo spiegate? Se le cose vanno male è sempre colpa degli altri, vero?
Tanti hanno sempre sbandierato proclami per poi sedersi dove faceva comodo questo si, per quello che riguarda noi ci sono delle dinamiche su cui non abbiamo avuto la prontezza di discuterne, la tua domanda è lecita, ci sono sicuramente delle alternative che non abbiamo valutato o considerato per ignoranza, senza contare che anche nella nostra minuscola dimensione siamo un team di persone che coinvolge anche etichetta e booking, sicuramente è un argomento “sensibile” che andrà affrontato.
E come sempre grazie per esservi prestati alle domande scomode. A chiusa come sempre torniamo seri e chiudo con una domanda proprio dedicata alla forma di questo lavoro: dal pop al punk passando per un brano già citato come “Cambiare Male” che davvero non so come incasellare. E tutto questo, se non erro, è molto distante dalle cose che accadevano in passato… o sbaglio? Come a dire: vi state avventurando per nuove forme?
Una delle critiche che ci hanno mosso con più frequenza è stata quella di non essere rimasti fedeli a un “genere”, ma a noi non ce ne è mai sbattuto un belino, forse avremmo potuto avere più successo se etichettati come “punk” oppure come “mod”, la realtà è che non puoi fingere ciò che non sei, noi siamo così, confusionari e un pochino poco etichettabili. Ci è piaciuto sperimentare, perchè di base ci annoiamo in fretta e fare cose diverse ci ha tenuto vivi fino a ora. Quello che manca davvero è la possibilità per bend come noi di trovare uno spazio “live” sempre più raro in questa povera nazione.



