Alessandro Serra: il disco e le poesie

Si apre con una scrittura dalla strofa melodica assai potente questo disco… una title track che sin da subito mette in chiaro una cosa: per il poeta e professore ssalernitano Alessandro Serra le parole devono cantare dentro ricami semplici ma degni di decoro… ma prima di tutto, dentro questi recinti, le sue parole devono arrivarci sane e salve, foriere di un messaggio che non deve disperdersi. “Terra vergine” l’avevamo anticipato con il suo ultimo singolo “Sotto mentite spoglie”, di cui avevamo fatto l’anteprima… e oggi puntuali eccoci sul pezzo a raccontarvi il disco che dalla mezzanotte di oggi lo troviamo dentro tutti i canali di streaming e in fisico con un libro di poesie già edito da Abrabooks nelle settimane scorse e ora il CD per L’Airone Dischi.

Amare il luogo dove spezzi le catene è come diventarne figlio e parte insieme. Ecco il mio personale manifesto di questo disco che racconta dell’uomo e delle sue catene, dell’uomo e della sua terra, del suo sentirsi veramente libero, delle sue mentite spoglie quotidiane… e la title tracke che apre il disco sfoggia un suono compatto di folk d’autore, con rotture ostinate in settima sull’inciso che cade su tonalità minori a farsi severo e perentorio, “Parodia” che segue si apre con un orpello barocco di suoni di un Prog antico, quasi alla PFM… e prosegue con un andamento reggae a raccontarci il capitalismo: un brano che sarebbe caro a Mr. Fisher penso io… perché qui, in questo mondo si programmano i sogni e si smerciano i Santi

E la morbidezza della strofa che torna a fare la differenza dentro “Scacco matto”, per esempio, si diverte a giocarsela a due con gli ostinati circensi della intro di “Sotto mentite spoglie” che dicevamo… e di nuovo la delicatezza melodica ci ricorda, che ogni lunedì inizia una partita a scacchi con la vita, che molti di noi (se non tutti) perdono il loro tempo e dimenticano di vivere

E se la morbidezza non basta, sfoggia anche delicatezza romantica dentro “Matrioska”: il tempo che ci si lascia addosso diventa amore quando riempie la vita… liberi si torna ad essere quando il rapporto non è più possesso e costrizione ma libertà di essere e di pioversi addosso… e che solenne bellezza le aperture finali con gli ostinati di archi che aprono con determinazione a visioni di pop magistrale.ù

E non vogliamo svelarlo tutto questo disco che in fondo, questo si ve lo diciamo, non regalerà trasgressioni di sorta o chissà quale vezzo artistico nuovo e inedito. Ma anzi, tanti stilemi classici a infiocchettare una canzone d’autore pulita e importante, di parole importanti… e il sole di “Benvenuta ironia” che tanto deve a quella “Bella” di Jovanotti, i risvolti jazz di “Treno 8017”, canzone sociale sul disastro ferroviario di Balvano del ’44, brano che esteticamente dimostra quanta bellezza ha la voce di Serra quando cerca dinamiche più importanti… e che forse sia questo il suo vero habitat timbrico. E volando dritto al finale con “Astronauti”, forse il brano più potente del disco, forse il vero manifesto di libertà del sentire e del riconoscerci: nella mia lettura pesco l’universo di un astronauta come allegoria del proprio mondo dentro cui perdersi con coraggio. Solo il coraggio della scoperta di se ci restituisce una libertà. 

E se non foste contenti di 10 brani soltanto… beh questi dieci brani pescano a piene mani dal libro di poesie edito che anticipavo sopra: edito da Abrabooks si intitola “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese”. Sono 100 poesie per viaggiare dentro se stessi e queste canzoni altro non sono che il titolo manifesto dei dieci capitoli del libro. La canzone italiana di qualità… semplice e densa di poesia… mettetevi comodi.

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