Intervista: Altro (Alessandro Baronciani)
Dopo quasi dieci anni di uscite intermittenti, gli Altro tornano con Aquario, un disco breve, nervoso e necessario, nato tra prove impossibili, vite distribuite in tre nazioni e il desiderio di continuare a creare nonostante tutto. Con Alessandro Baronciani abbiamo parlato della gestazione dell’album, delle canzoni ispirate al punk, di sogni inquieti, fumetti e amicizie che resistono al tempo e alla distanza.
IR: Aquario esce dopo quanti anni dall’ultimo disco?
AB: allora l’ultimo era Non Aspetta Ritorna, un mini mini ed era del 2018 però forse è uscito due anni prima. Diciamo circa dieci anni ma a singhiozzo..
IR: ricordo che il problema principale era che lavoravate in nazioni diverse.
AB: questa situazione è così da più di dieci anni, dai tempi di Sparso. Avevamo cominciato i primi mini che uscivano con le stagioni: autunno, inverno, estate e primavera ed erano stati pubblicati un po’ a caso. Per noi era diventato difficilissimo anche vedersi per fare le prove, così avevamo pensato a delle piccole uscite più facile da gestire e più semplici di un disco intero. Avevamo messo su famiglia e quindi era diventato complicatissimo vedersi per andare a fare le prove e immaginare canzoni nuove.
IR: Aquario contiene tutte canzoni brevissime le avevate già in mente così?
AB: ci stavo pensando oggi, io mi ricordo ancora l’emozione di quando ho comprato il disco dei Germs GI, e ho ascoltato What we do is secret per la prima volta: non capivo più niente!
Da quel giorno in poi, per me le canzoni, potevano durare la metà esatta di quello che durano normalmente.
Trovo che sia più semplice, e non è questione di essere chiari. La sintesi non per forza è sinonimo di chiarezza, anzi, è esattamente il contrario.
Quando faccio una canzone voglio dire tutto quello che voglio dire nel minor tempo possibile. Come la vita di una farfalla. Lo dico e se risulta confuso va bene lo stesso. Alla fine non sono qua per mettere le cose in ordine, ma per il disordine!
“Confusion is sexy” come dicono i Sonic Youth. (ridiamo ndr)
IR: in streaming Aquario ha dieci brani e invece sul disco in vinile 15 e con copertine diverse.
AB: Si! e ci sono anche due copertine diverse! Una con il volto graffiato e l’altro con l’occhio rosso.
Le ho stampate e incollate una per una in tipografia (Montaccini a Pesaro), ma tra imprecisioni mie e quelle che poi potevano venire rovinate ho chiesto al tipografo di fare altre 10 copie e lui le ha stampate con il colore oro invece del rosso così, come Willy Wonka, ho messo 4 copie “gold” tra i fortunati che hanno preso il vinile online.
Assicuro che questa parte di inserimento delle copie oro la farò bendato quindi non ci saranno spedizioni mirate! (ridiamo ndr). Riguardo ai brani in più mi piaceva l’idea di mettere delle canzoni che non si troveranno in streaming. E poi sono brani speciali nati insieme ad amici che ci hanno suonato: Jacopo Lietti dei Fine Before You Came, Tommaso Renzini dei Dummo e Liquami, Nicola Lampredi dei Be Forest, Michele Camorani dei Raein e La Quiete e in più c’è anche Colapesce che mi ha registrato e cantato insieme a me questa canzone nata una notte insonne tra telefonate lunghissime e amori non corrisposti.
E’ una canzone che parla dei loop e delle persone disperate che a un certo punto si ritrovano sempre a dire le stesse cose e ci stava benissimo nel disco.
Oltre alle copie “gold” negli ordini online ci sarà una fanzine che ho ripescato tra le prime cose emo degli Altro, racconta la genesi del primo 7” della band e anche questo racconterà cos’è stato fare Aquario.

IR: la vendita online ho visto che sta andando bene
AB: sì nel senso che sono riuscito a coprire le spese non c’ho guadagnato niente. E questo è il vero scopo del capitalismo, cioè non fare i soldi, perché il capitalismo non è stato creato per avere i soldi e diventare ricchi ma per dare le possibilità per fare delle cose spendendo relativamente poco e non rimetterci.
Quindi siamo andati a pari, certo sono solo 200 copie ma siamo in un periodo in cui la gente fa fatica a comprare soprattutto i dischi.
IR: ma non pensi di stampare altri formati?
AB: Per adesso no, ho recuperato i soldi spesi, ma ci ho rimesso in salute perché c’è molto lavoro da fare e sono da solo, gli altri due (Gianni Pagnini e Matteo Caldari ndr) hanno solo suonato sul disco, ma le altre registrazioni, la voce, la grafica, la stampa e le spedizioni le ho dovute fare io.
L’ho sentito come necessario perché c’è un momento in cui se non fai uscire le cose scoppi, anche quelle che hai in testa. Stai male e secondo me registrare i dischi, disegnare è un modo per farle uscire.
Non per forza in modo chiaro però almeno sono fuori e non dentro!
IR: occuparti di tutte queste cose che non fossero strettamente musicali le hai sentite più tue che ‘bagaglio’ degli altri.
AB: In un certo senso sì, perchè per me è espressività.
Mi sorprende sentire la parola “comunicare” in ambito creativo. La comunicazione è una “informazione” che prevede un ascolto senza interesse. Tipo quando sei al supermercato e ti dicono che nel reparto frutta e verdura ci sono gli sconti.
L’espressività non prevede un ascolto. È qualcosa che tieni dentro e che vorresti fosse capito, ma arriva quando arriva e non per forza si capisce l’informazione.
Ha a che vedere con gli stati d’animo, l’empatia.
IR: i brani sono stati composti al momento di entrare in studio o erano già abbozzi che avevi in giro?
AB: i brani erano tutte cose che avevo cominciato a mettere da parte quando avevo deciso di fare un disco.
Volevo fare un disco nuovo degli Altro e ho detto agli altri se ci siete sono felice se non ci siete, lo faccio da solo e siamo amici lo stesso.
Acquario vuol dire essere amici ed essere una band. Ho sempre pensato che le band siano una cosa diversa perché rende creative anche delle persone che non hanno la possibilità di esprimersi.
Il punk è nato anche per questo. È la possibilità di esprimere con altre persone qualcosa che singolarmente non potresti mai fare.
Avere una band, è qualcosa che non lo può fare neanche “garage band”. (ridiamo ndr).
Il disco è la volontà di mettere insieme qualcosa di complesso, detto velocemente e difficile da tenere insieme. E del fatto che Gianni e Matteo sono Aquario e io ascendente Aquario. Sapete come sono fatti gli Aquario? Ecco questo è il loro disco.! (ridiamo ndr)

IR: rispetto al tuo stile sia di cantato che di composizione: credi sia cambiato rispetto a quando hai iniziato?
AB: sì sicuramenti si diventa più pignoli soprattutto nel cantato e quindi con Luca Vagnini, che ha prodotto e registrato il disco allo studio Avant Garage, ho insistito perché avevo voglia di cantare meglio e se non ero contento di qualche parte vocale ci ritornavo sopra. La registrazione della voce ha portato via un sacco di mesi.
IR: in effetti il cantato è più nitido rispetto agli inizi, forse meno spontaneo ma chiamiamolo “più professionale”, nel senso di più attento .
AB: meno spontanea, ma è più “attenta”. Forse ero anche più consapevole che quello che dicevo nelle canzoni è difficile da capire. Quando scrivo mi piace nascondere le cose all’interno dei testi anche soltanto dei riferimenti stupidi che mi hanno fatto ridere, spesso soltanto a me, come la parola “NOME”, che se la spezzi diventa “NO ME” cioè la negazione del significato originale! A me faceva ridere tantissimo, ma quando l’ho raccontata in giro nessuno ha mai riso di gusto quanto me. Infatti il brano Non in mio non me gioca su questo ma sembra faccia ridere solo due persone: “me e me stesso” (ridiamo ndr).
IR: guardando la lista dei brani ci sono tre titoli che hanno come parola “spostare”
AB: sì ci sono Spostare la linea gialla, Spostare universi e Spostare chitarre . Queste ultime sono in apertura e in chiusura del disco e sono la stessa canzone, una suonata arpeggiata e una no.
Invece Spostare la linea gialla è la storia di un di una persona che non vuole che l’altra parta e prenda il treno. Ero andato in stazione Centrale a Milano per fare delle registrazioni ambientali e lì ho registrato la voce che parlava, diceva: “treno per Venezia Santa Lucia, spostarsi dalla linea gialla”. E mi ha ispirato!
Il fatto di spostare non è per forza una cosa che avviene in modo tranquillo, lo spostamento è qualcosa di obbligatorio e questo mi ha fatto pensare a che questo andava benissimo con il disco degli Altro.
All’inizio c’era anche l’idea di chiamare la intitolare il disco Spostare, però forse era un po’ troppo e poi comunque non andava bene a nessuno degli “Acquario” e quindi niente abbiamo cambiato nome.
IR: invece l’idea dei disegni in copertina da dove arriva?
AB: l’idea è partita da un sogno dove mi svegliavo nel mio letto a Milano, visto che dovevo tornare a Pesaro mi sono alzato per farmi la doccia.
Tommaso, il mio coinquilino, che tra l’altro canta in uno dei cinque brani solo su vinile, aveva finito di fare la sua entro in bagno e apro il telo e dentro c’è una persona che mi guarda e ed è tutto insanguinato sul volto.
A quel punto mi sono svegliato e abbastanza scosso vado a farmi veramente la doccia, preparo la borsa e prendo la macchina.
Ad un semaforo faccio passare una signora con un passeggino ma un ragazzo dietro di me inchioda con il motorino e mi entra nel lunotto mandando il cristallo in mille pezzi.
Tranne la paura – mia e sua – non è successo niente e mentre facciamo la constatazione amichevole gli dico: “ti va se chiamo un’ambulanza, non voglio ripartire senza che ti faccia controllare” e lui : “no, non ti preoccupare, va tutto bene.”
Nel momento in cui dice questo, dalla guancia comincia uscire il sangue prima come delle linee orizzontali e poi a gocciolare esattamente come al ragazzo del sogno! Assomigliava esattamente a lui!
Questa cosa mi ha spaventato e poi ho cominciato a disegnare ragazzi presi a pugni. Li ho usati per il primo singolo Provagenerale e gli altri due singoli: Dipende dalla Storia e Cilone. Uno di questi ragazzi presi a botte è diventato la copertina di Mia sorella è una foca monaca di Cristian Frascella.
Leggetelo, è bellissimo.
IR: una domanda d’obbligo: quando escirà la tua prossima graphic novel?
AB: l’ho scritta, la devo disegnare ma non è più tempo per le graphic novel, è un ambito sempre più difficile, sia da promuovere che riuscire a parlarne nelle librerie.
Con il Regina Festival di Cattolica do la possibilità ai fumettisti di creare uno spettacolo da portare in giro con il fumetto, visto che le librerie sono sempre più piene di appuntamenti, i fumetti sono sempre meno considerati e costano anche più di un libro ha più senso cercare di portare in giro le storie attraverso una sorta di spettacolo, così come avevamo fatto con Colapesce, per La distanza che avevamo scritto assieme.
IR: con gli Altro avete altre date oltre a quella di Pesaro?
AB: adesso abbiamo questa data prevista il 14 giugno al festival dedicato a Tuono Pettinato, dove, tra l’altro, ci sono in calendario degli spettacoli di fumetti che sono nati al Regina Fumetti Festival.
In autunno faremo qualche data tra Milano Bologna-Torino ma come per i dischi sono sempre io che faccio tutte le cose e sono serate ancora da definire.



