Amennula: in ANTEPRIMA il video di “Tinnairi (loop di sale)”
Sembra una minaccia, un imperativo che sottende avversione, sfida, offesa… e invece ha quel retrogusto di denuncia e di resistenza. Probabilmente è un manifesto a restare… Daniele Grasso e Elisa Milazzo danno vita al progetto degli AMENNULA, un mondo di suoni che sposa la tradizione antica e la ruggine del rock di tempi contemporanei, che nel connubio tanto sembrano cercar distopie e apocalissi. Si intitola “Tinnairi (loop di sale)”, brano ampiamente celebrato nella scorsa edizione di Euphonica 2026 e che da oggi si corona di un video ufficiale per la regia di Danilo Formosa e che qui vi presentiamo in ANTEPRIMA. Altra bella produzione della Dcave Records che tanto punta a sottolineare il suono acido e popolare di un rock d’autore devoto alle radici. Siamo in Sicilia… terra di confine, terra di esilio e di migrazione. Ma anche terra di ricchezza e di contaminazione… terra dove tornare sempre…
Innanzitutto, la location di questo video… vado per viaggi e associazioni tutte mie. Il “loop di sale” in qualche modo c’entra?
Il loop di sale… quello c’entra sempre con noi siciliani. Dal passato (non così) remoto ad oggi. Nelle nostre miniere di sale i minatori lasciavano la giovinezza e la miglior parte della loro vita (quando non tutta) e siccome lavoravano in cunicoli angusti e bassi ogni tanto alzandosi un po’ troppo sbattevano la testa, con relative esclamazioni non propriamente oxfordiane… una era “botta di sali!!!”. Anche oggi molti di noi se ne vanno in giro a “sbattere le corna” per capire dove e come vivere e siccome è il 2026 questo girare intorno ci è sembrato più appropriato chiamarlo “Loop di sale”. Ah, la location… quella è l’Etna, precisamente Bronte e dintorni che di cunicoli, sali&minerali è piena, ma per noi è compagna di vita e sta nel nostro loop di sale, quando si parte, quando si torna.
La danza che però richiama scenari metropolitani. Il ritmo tribale che però richiama spiritualità primigenie… come a dire che il tempo e la storia sono cose cicliche?
Questo è il concetto del disco. Quello che affrontiamo è un “futuro primitivo”. Ci serve tornare a guardarci in faccia, a ballare insieme intorno ad un fuoco reale o virtuale che sia, a perderci nei ritmi della terra, del mare e se non possiamo li, va bene anche negli angoli delle nostre città… il tempo e la storia sono cicli imperfetti dai quali non impariamo e che si ripresentano con varianti spesso peggiorative che crediamo di riconoscere ma non sappiamo affrontare.

E con ciclicità arriviamo al tema… dalla propria terra si parte per cercar fortuna, alla propria terra si torna forse per costruire una casa definitiva… è questo il concetto?
Siamo, o ci definiamo per convenzione, dei Sapiens. Viaggiare è nella nostra indole da sempre ed è spaventosamente meraviglioso ma… ma solo se lo vuoi, non quando sei cacciato da quella che chiami casa, non quando le risorse pur presenti ti vengono sottratte o negate… Succede sempre, succede a molti, succede a chi qua arriva disperato da paesi azzerati soprattutto per interessi esterni e succede qua a noi, che tu viva al sud come noi o al nord e che tu abbia un paio di lauree e vari master con i quali puoi fare tranquillamente il fattorino o se suona meglio, il rider.
E quanto c’è di politico e di sociale dentro questo brano?
Tinnairi?!? è solo politico. Noi e tu che parliamo a distanza ora facciamo un discorso politico, la musica anche quando parla “d’amore” è politica. Certo, non quella che sta a chiedere voti ma una che condivide idee, sogni, sperando che li fuori, da qualche parte ci sia gente con le antenne dritte a intercettare un po’ di cose interessanti che in giro certo ci sono.
E veniamo al disco che arriverà… il suono della Dcave è sempre un suono acido, reale, rock… popolare… sporco di terra e di tradizione. E per il primo degli Amennula?
Mah, come ci capita di dire spesso, il miglior complimento per noi a Dcave è stato quando alcuni hanno cominciato a scrivere e dire di noi che sembrava che la Fat Possum si fosse trasferita in Sicilia arricchendosi di nuovi colori. Quindi si, siamo elettrici, acustici, sporchi, popolari, di sicuro reali, di certo non per tutte le orecchie e non per tutti i cuori. è facile?!? No!!! incontriamo ancora gente che sta lì con la paura e il desiderio del “suonino a modo”, ma lo sai, questo è un paese per gran parte “colonizzato&allineato”, che ci vuoi fare, se non diffondere ciò in cui credi? Per quanto riguarda Amennula, loro sono veramente uno strano duo. Il disco sarà emozionante e sincero, a volte brutto e cattivo, a volte delicatissimo, avrà rumore di fondo, ma d’altronde la vita ha rumore di fondo. A volte ponte e a volte confine così com’è la nostra terra. La “cosa” gli è scoppiata in mano mentre erano in studio a lavorare ad un’altra cosa. C’è stata come un’urgenza che a guardarla da fuori è rara. I brani sono venuti li, snocciolandosi nelle storie e la preoccupazione principale, avendo avuto ( cosa rarissima) un po’ di tempo in più, che ci si mettesse a “leccarli” un po’ troppo. Di Daniele Grasso credo si sappia già un po’. Alchimista del suono, passato da Cesare Basile, agli Afterhours a Greg Dulli etc., uno che usa la chitarra, il basso, i synth e lo studio per costruire turbolenti paesaggi sonori. La novità è Elisa Milazzo che pur con alcune esperienze interessanti (una fra tutte la collaborazione nell’ultimo di RadioSabir) qui esordisce con tutta la forza e la genuinità di una figlia di questa terra. Non è trendy o fintamente ammiccante, ne vuole esserlo, il suo essere percussionista è figlio di una tradizione popolare non di studi teorici, così come il lavoro ai synth (dove si è liberata di anni di pianoforte). Penso che la sorpresa verrà dalla voce, lì dove raccontando storie a volte piange e a volte ride come fa un essere umano, non come una cantante.



