Pipers – No One But Us

GENERE: brit-pop.

PROTAGONISTI: Stefano: chitarra ritmica, piano, tastiere; Stefano Bruno: basso, voce; Luca: batteria; Jube: chitarre elettriche, voce.

SEGNI PARTICOLARI: la band napoletana si è formata nel 2007 ed arriva nell’autunno 2009 all’esordio sulla lunga distanza. Nel febbraio del 2008, il loro nome aveva iniziato a circolare in seguito al loro concerto in apertura ai Charlatans a Milano, effettuato proponendosi direttamente a Tim Burgess. In seguito i ragazzi sono riusciti anche a suonare di spalla a Ian Brown, sempre a Milano. Il disco l’ha prodotto Matteo Cantaluppi, già al lavoro con i Canadians.

INGREDIENTI: quasi tutti i brani sono semi-ballate dal suono e dal mood immediatamente riconducibile alla Gran Bretagna tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del decennio attuale, quando Oltremanica spopolavano gruppi come Travis, Turin Brakes e Starsailor. Ogni brano ha una diversa intensità rispetto agli altri per quanto riguarda sia la parte ritmica che il suono del trittico chitarre/pianoforte/archi, che ovviamente è l’asse portante della concretizzazione delle idee melodiche del gruppo. Proprio per via di questo dinamismo sonoro spesso vengono in mente anche altri riferimenti, oltre a quelli citati: più che altro si ripensa a quella faccia del brit-pop che consisteva in brani semplici nell’arrangiamento e nell’interpretazione e che erano portatori di un’emotività molto adolescenziale ma altrettanto coinvolgente. Può trattarsi di canzoni singole, come ‘Oh Jim’ dei Gay Dad, ‘Morning Afterglow’ degli Electrasy o ‘Wellington Road’ degli Strangelove, oppure di gruppi il cui repertorio era composto principalmente da brani di questo tipo, come gli Spearmint o, più recentemente, i Thirteen Senses, forse in assoluto la band che può essere maggiormente accostata ai Pipers. Ci sono comunque anche un paio di canzoni più vivaci e leggere, utili sia per aumentare il tasso di varietà che per spezzare il mood prevalente, che senza queste opportune interruzioni avrebbe potuto rischiare di appesantire eccessivamente tutto il lavoro.

DENSITA’ DI QUALITA’: ogni volta in cui mi trovo ad ascoltare un disco con riferimenti così chiari, decido se mi piace o no in base a due parametri ben precisi: la qualità della composizione in senso stretto e la capacità da parte del gruppo di non apparire come dei pedissequi imitatori, ma quantomeno di rendere in modo credibile le sensazioni proprie dei modelli ispiratori. Entrambe le prove sono pienamente superate dai Pipers: il loro senso melodico appare già molto ben sviluppato, nonostante si tratti di una band esordiente, e porta a risultati di ascolto molto piacevole e non privi di classe; dall’altro lato l’impressione di genuinità che pervade l’intero disco è molto forte e non solo per la produzione pulita ma senza fronzoli. Si sente che questi ragazzi sono davvero dei ‘Britpop Lovers‘, come da titolo di una delle loro canzoni, e l’ascolto del loro disco non dà solo soddisfazione a chi ha nostalgia di quel tipo di proposte, oggi sempre più rare, ma risulterà interessante per tutti coloro che apprezzano le cose semplici ma fatte con tutti i crismi, sia formali che soprattutto emozionali.

VELOCITA’: medio bassa con un paio di morbide accelerazioni.

IL TESTO: “We’re britpop lovers, we never said we’ll change the world”, dalla canzone sopra citata.

LA DICHIARAZIONE: dall’intervista a noi di ‘Indie-Rock.it’ rilasciataci proprio nel giorno del concerto di spalla ai Charlatans: “Noi siamo cresciuti con il british-pop nel senso ampio del termine, dai Beatles in poi. Ci siamo arricchiti di varie influenze e credo che alla fine sarà un disco dove a svettare su tutto il resto sia un certo tipo di melodia emozionale: del resto per noi la melodia è ancora la prima cosa, se poi riusciamo a posizionarci su un territorio dove già hanno camminato i nostri miti, tanto di guadagnato”.

IL SITO: ‘Myspace.com/pipersonline’.

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