Bianco: Quattro

ETICHETTA: INRI

GENERE: pop-rck, songwriting

PROTAGONISTI: Alberto Bianco e la sua band, composta da Filippo Cornaglia, Damir Nefat, Matteo Giai, Marco Benz Gentile. Ospiti: Marco Pakko Catania, Alessio Sanfilippo, Ale Bavo, Roberto Angelini.

SEGNI PARTICOLARI: quarto disco per il cantautore torinese, giunge tre anni dopo il precedente Guardare Per Aria. In mezzo ci sono stati tanti live e il tour nel quale la band ha accompagnato in giro per l’Italia Niccolò Fabi.

INGREDIENTI: si tratta di un disco molto denso di contenuti, sotto tutti i punti di vista. Tipologia di canzoni, impostazione sonora, argomenti e tematiche trattati nei testi: c’è davvero di tutto in queste 11 canzoni per 50 minuti. Ciò che le accomuna è la rotondità delle melodie e un suono sempre molto caldo e ricco di dettagli, armonie e sfumature, ma poi si passa da brani pop dal songwriting immediato sia nelle melodie che nei testi, ad altri dai toni più umbratili e dal mood introspettivo, ad altri ancora enigmatici e decisamente introspettivi. Dal punto di vista del suono, ogni canzone ha una propria identità per quanto riguarda il grado di essenzialità o complessità degli arrangiamenti, gli equilibri tra chitarre, tastiere ed elettronica, il modo in cui viene utilizzata la parte ritmica e le armonie, sia strumentali che vocali; i testi vedono l’autore guardare fuori e dentro di sé, per analizzare ricordi, stati d’animo e situazioni, in modo da trarne insegnamenti e motivazioni che lo possano aiutare a prendere le decisioni giuste.

DENSITÀ DI QUALITÀ: questo è, senza mezzi termini, un disco di alta qualità. Gode di un ottima ispirazione melodica, è suonato magistralmente, propone testi ben scritti e densi di significato, ma la cosa che più colpisce è l’affiatamento tra le intenzioni dell’autore e il modo in cui sono state perfettamente concretizzate dal lavoro della band, come se tutti e cinque più gli ospiti fossero animati dagli stessi sentimenti messi in campo dal leader, lavorando quindi con un’unità di intenti non comune. Spesso gli artisti solisti dicono che lavorare con le band dà meno libertà individuale: beh, non sappiamo quali discussioni ed eventuali compromessi ci siano dietro questo risultato, ma alle orecchie dell’ascoltatore esso suona come un’amplificazione di ciò che voleva dire e realizzare l’autore. Perizia tecnica, qualità, sentimento e capacità di coinvolgere: c’è davvero tutto in questo splendido lavoro.

VELOCITÀ: tra il lento e il brioso, anche qui la varietà non manca.

IL TESTO:Un adolescente egoista non rinuncia a distrugger la voglia di un uomo di esserne padre, ubriaco di ansie e paure se ne frega di noi, ma quanto è bello ascoltarlo raccontare la strada che ha fatto”, da >Organo Amante .

LA DICHIARAZIONE:“ Al quarto disco era il momento di fregarsene di andare dietro alla forma canzone classica, ma di provare a esplorare in maniera più profonda il nostro gusto””, dalla nostra intervista.

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