Afterhours – I Milanesi Ammazzano Il Sabato

GENERE: rock psichedelico di cantautoriale acidità.

PROTAGONISTI: Manuel Agnelli (chitarra e voce), Giorgio Prette (batteria), Dario Ciffo (violino) sono i membri storici del gruppo milanese. Giorgio Ciccarelli (tastiere) è ormai in pianta stabile. Roberto Dell’Era (basso) ed Enrico Gabrielli (fiati) sono, invece, le new entry.

SEGNI PARTICOLARI: ‘I Milanesi Ammazzano Il Sabato’ è il sesto album in studio per la band, se facciamo partire la loro discografia dall’indimenticabile ‘Germi’ (1995), la loro prima vera e propria opera. In precedenza, vi furono due album in lingua inglese che passarono piuttosto inosservati, ma che in realtà già racchiudevano l’attitudine musicale iconoclasta e sovversiva. Attitudine che si è conservata anche nei successivi ‘Hai Paura Del Buio?’ (1997) e ‘Non è Per Sempre’ (1999), per poi evolversi in un sublime nichilismo dalle venature dapprima notturne e inquietanti (“Quello Che Non C’è”, 2002) e, in seguito, crude e viscerali (“Ballate Per Piccole Iene”, 2005). I ‘Milanesi’ è un po’ una summa di tutto questo ben di dio.

INGREDIENTI: rock, in tutte le sue sfaccettature. I violini schizofrenici di ‘E’ Solo Febbre’ si coniugano perfettamente con ossessive “tarantelle all’inazione”. Gli istanti punk-noise chiusi nella Lavatrice non sono in realtà così pochi, e c’è spazio anche per bianchi echi beatlesiani candeggiati di Pixies e Velvet Underground. Gli Afterhours tirano fuori un concentrato musicale che spesso riporta le orecchie a moltissimi gruppi del passato. Nonostante ciò, il risultato finale della loro centrifuga sonora suona originalissimo e innovativo, come sempre.

DENSITA’ DI QUALITA’: il gruppo capitanato da Manuel Agnelli supera se stesso. I pezzi sono abrasivi, travolgenti, spesso commoventi. I testi tornano a rompere gli schemi, squadrati e potentissimi. Ma ciò che sorprende è il sound. Pochissime soste, arrangiamenti sorprendenti, cose non molto semplici e assolutamente mai banali. I temi, invece, sono quelli di sempre. L’amore, il sesso. L’angoscia dell’inutilità della puntualità, che uccide le emozioni e stronca i pochi rapporti che vale la pena portare avanti. ‘Tarantella All’Inazione” è un pezzo ossessivo, devastante, splendido. ‘Riprendere Berlino’ ha un riff grintoso e glorioso, e la canzone trasmette quella sensazione di amarcord misto ad orgoglio ed illusione che solo i più grandi di sempre hanno saputo raccontarci. Mi vengono in mente gli Who e, perché no, anche Bruce Springsteen. La title-track, invece, è un pugno nello stomaco. Inizia come un lento apparentemente soffice e romantico, finisce come un lento che lacera lo stomaco per crudeltà e amarezza. Per Manuel Agnelli, l’amore è un patto di sopravvivenza tra individui egoisti, è un bisogno umorale. E’ una scusa per non restare soli fino al giorno in cui schiatterai, un alibi per “scoparti fino a farti ridere”. La vera sorpresa dell’album è la conclusiva ‘Orchi E Streghe Sono Soli’. Si piange e si piange tanto. Una ninna nanna reciproca tra un papà re che “Disprezza e stringe a sé quel che può perdere” e una bimba che non avendo vissuto mai ha ancora voglia di sognare. Con “I Milanesi Ammazzano Il Sabato” gli Afterhours giocano con il sarcasmo e il sentimento, prendono a calci la milanesità degli aperitivi e del superfluo. Ma, soprattutto, ridefiniscono una volta per tutte il concetto della parola ‘Rock’ in Italia.

VELOCITA’: piuttosto sostenuta. Anche quando i toni si ammorbidiscono non si ha mai l’impressione di un addolcimento, semmai di un rumore emotivo ancor più travolgente.

TESTO: “Sindaco no! Temo siano guai / Di urbanità bilanciocentrica / Chi affronterà / I maglioncini degli insorti / Blog, rhum e coca-ina / Per abbattere il sistema” da ‘Tema: La Mia Città’.

LA DICHIARAZIONE: Manuel Agnelli a XL: “L’amore vero si raggiunge solo dopo aver cancellato l’immagine ideale che abbiamo dell’altro. Prima è solo un bisogno egoista. Nella lavatrice, però, non si sa come andrà a finire. Forse bene. Forse no.”

IL SITO: ‘Afterhours.it’.

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