Abiku – Monte Carlo

ANNO: 2019

ETICHETTA: Costello’s Records

PROTAGONISTI:  Giacomo Amaddii Barbagli, Stefano Campagna, Edoardo Lenzi, Lorenzo Falom. Il terzo disco della band di Grosseto vede la co-produzione di Matteo Cantaluppi.

INGREDIENTI: la scelta di avvalersi dei servigi del noto produttore milanese è evidentemente dovuta alla voglia di dare un suono più pop e internazionale al tipico stile compositivo della band che si rifà alla tradizione canora italiana. Ci troviamo, quindi, queste nove tracce per 25 minuti, di cui solo sei sono canzoni vere e proprie, mentre altri tre sono brevi stacchi strumentali, nelle quali l’inconfondibile tocco melodico e vocale di Amaddii Barbagli si confronta con frizzanti interazioni tra chitarre, tastiere e sezione ritmica che danno ai brani un misto tra pulizia formale, leggerezza, freschezza e groove.

DENSITÀ DI QUALITÀ: chi dovese temere che gli Abiku rischino di accodarsi al filone degli ultimi Thegiornalisti e Ex-Otago, può stare tranquillo, perché magari il concetto di base è lo stesso, ma la resa è ben diversa, innanzitutto dal punto di vista del suono e, di conseguenza, di come esso interagisce con lo scheletro della canzone. Molti dimenticano che Cantaluppi è un produttore molto più poliedrico rispetto al suono che lo ha reso famoso, e basterebbe ricordare il primo disco dei Canadians, l’EP dei Dust e il progetto Carver per tenerselo in mente; noi qui lo ribadiamo perché l’impronta pop di questo disco è decisamente più snella, dinamica, contemporanea e internazionale rispetto ai nomi sopra citati: niente nostalgie retrò, niente tastieroni che danno robustezza agli arrangiamenti, nessuna staticità nell’andamento delle linee strumentali. Sì, invece, al dinamismo organizzato, alle continue pulsazioni, a strumenti inaspettati che si inseriscono all’improvviso integrandosi con ciò che la canzone è fino a quel momento ma dando a essa un’impronta diversa. È ovvio, quindi, che l’interazione tra suono e composizioni rischia di non essere perfettamente armonica e di dare l’impressione di due aspetti messi insieme a forza, ma in questo disco così non è, perché il songwriting ha quel giusto tocco di immediatezza in più rispetto al passato, in modo da potersi legare con la parte strumentale senza snaturare quello che è sempre stato lo stile degli Abiku. E la stessa cosa si può dire non solo delle melodie, ma anche dei testi, adattissimi per le atmosfere delle canzoni e comunque riconducibili al lessico proprio della band. In definitiva, gli Abiku suonano al passo coi tempi senza forzare e senza snaturarsi, ma grazie a un ottimo lavoro a tutto tondo che ben unisce composizione e produzione.

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  • 8.1/10
    Voto - 8.1/10
8.1/10

Giudizio riassuntivo

Gli Abiku suonano al passo coi tempi senza forzare e senza snaturarsi, ma grazie a un ottimo lavoro a tutto tondo che ben unisce composizione e produzione

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