SANTAVIOLA & CALASINA: la provocazione glam e la resistenza punk
Quanto mi piace questo piccolo Ep digitale!!! Denso di sexappeal e di groove spesso dal piglio retrò, di moti dissidenti electro-pop e quel gusto glam fatto di eccessi e di provocazioni. E tutto questo non può non venire da una label come la Elastico Records: sono SANTAVIOLA & CALASINA e lascio suonare “Teche di cristallo”. Come quando le maschere stesso sono segni di libertà messe a nudo. Mettetevi comodi…
Domanda provocatoria subito: nonostante il futuro in cui viviamo, l’emancipazione e la libertà di genere è ancora lontana, vero?
Emancipazione e autodeterminazione sono diritti per i quali non si può smettere mai di lottare perché vengano garantiti al singolo individuo. Nonostante la grande partecipazione e l’attivismo a cui assistiamo recentemente, la libertà e la parità di genere nello specifico non hanno ancora il riconoscimento e le garanzie che desidereremmo.
E qui mi ricollego al titolo di questo lavoro: si può uscire dalle teche in cui viviamo o in cui siamo costretti a vivere?
Un’artista è capace di esprimere il concetto al centro del suo percorso creativo, solo se si riesce a liberare, ad emancipare da certi schemi. Spesso è proprio da un certo disadattamento vissuto in certi schemi che nasce l’esigenza di affinare una sensibilità artistica. Il concetto di teca però non vuole essere letto esclusivamente come una campana di vetro, sotto la quale restiamo sotto osservazione, piuttosto come uno spazio personale e sicuro dal quale guardare l’esterno senza contaminazioni. Se invece di essere noi gli spettatori, fossero le opere del museo ad osservare noi? E se invece di essere i visitatori del museo, fossimo noi le opere esposte sotto le teche di cristallo?

Questo piccolo viaggio si chiude con “Pixel” e con un vero e proprio down emotivo. Perché? Una resa o l’accettazione di una condizione distante? Anche il suono cambia faccia un poco…
Più che un crollo emotivo è un dialogo interno, quindi può suonare sicuramente più intimo e rassegnato. In realtà Pixel era già un brano edito di Calasina, nato come strumentale. Quando l’ho sentita per la prima volta, le armonie hanno avuto un’eco talmente potente in me, che l’ho praticamente supplicato di poterne fare una versione cantata. Il testo è uscito fuori in meno di dieci minuti e le immagini che avevo in testa, tornavano tutte verso quel periodo a Torino, a cui devo tanto della mia crescita ma dove ho lasciato anche pezzi di cuore e stomaco. Dobbiamo abbracciare anche la nostra tristezza, non come un epilogo né come unico fattore determinante.
Chi sono le moderne streghe? Voi fate parte della categoria a quanto pare… e noi non siamo da meno… fieri tutti di appartenere al circolo dissidente. Ma in che modo si mutua oggi la caccia alle streghe?
Oggi mi sembra che la Streghe vengano cacciate attraverso il disconoscimento. In una società che ha perso il bello della socialità e di sociale ha ben poco oltre ai Social, o sei dentro o sei fuori e se scegli di restarne fuori, perdi un po’ della tua credibilità. Basti pensare a come oggi, per riuscire a presentare la tua musica, devi avere un profilo Instagram accattivante, un grosso numero di follower e occuparti costantemente di strategia di mercato, ma questi non dovrebbero essere compiti di un’artista, eppure se non hai un certo standard, non sei neanche presa in considerazione. In questo mi sento totalmente strega, ma ho imparato a non soffrirne più. Il mio pensiero è libero e questo è più potente di qualsiasi carriera discografica.
L’estetica del disco? Visto che parliamo di libertà di genere e non solo, di libertà in senso ampio anche… dal punto di vista estetico?
Come già detto prima, quando il tuo pensiero è libero non hai come esigenza principale quella di piacere a tutti e a tutti i costi, ma di trasmettere un messaggio autentico. Credo che la nostra immagine rifletta un’unicità sincera e per restare unici servono libertà ed autodeterminazione.
Dal vivo come suona questo disco? E come “si vede”? Come a dire: sul palco che tipo di costumi e maschere portate?
Beh, questa è una domanda difficile perché non siamo noi a guardarci da sotto al palco. Ci descrivono come un ponte accattivante tra un gusto retrò ed un’Elettronica futurista. I synth ed il basso di Calasina sono delle fucilate ed io posso garantirvi che abbiamo un gusto estetico forte e molto personale… ci viene facile così.



