Manuele Albanese: torna a giocare con le sue “Biglie”
Si mantechi per bene Battiisti, Battiato, Alberto Camerini, Morgan, Baustelle e qualsiasi altra cosa coerente alla linea. La leggerezza impera dentro questo esordio firmato dal vicentino Manuele Albanese, primo lavoro che vede la pubblicazione della storica Cramps Music che oggi ritorna sulle scene con un nuovo organico e un nuovo catalogo. Si intitola “Biglie”, lavoro che ha la rigidità del suono digitale ma digitale non è… ha il fascino opaco dei modi retrò ma di certo non è un disco del passato. E poi ha quel funky tutto italiano da litorali in ferie d’agosto… insomma, la “saudade” nostrana in un disco che sotto la pelle e i vestiti di scena, pesa di impegno e di allegorie.
Io partirei dalla fine: “Domani” è un brano che esce totalmente dal disco. Citi Moroder ma io citerei anche Bowie. Che storia è?
Se cogli influenze Bowiane forse ti riferisci alle frasi di chitarra che anticipano il ritornello, lì (come in tutto il disco) ha fatto un gran lavoro Nicola Tamiozzo, da redivivo Mick Ronson. Che storia è? Se mi consenti citare un mio mito assoluto, è al 70% vera e all’80% falsa, e non è una battuta. Personaggi reali e sentimenti personali prendono vita propria grazie all’uso dell’iperbole. Domani non è una delle otto biglie, non è stampata nel vinile, è una storia a sé, fatta e compiuta, un piccolo inno al “qui e ora”.
Mi incuriosisce in copertina la scritta in… cinese? Giapponese? Cioè?
È un ideogramma giapponese, significa “cantante”. L’idea è stata di Davide Librellotto, che mi ha aiutato a dare anche un’identità grafica al concept album che avevo nella testa.
Altro fuori pista è “Speciale”… forse l’unico momento del disco in cui tornare analogici. Che ragione ha?
Speciale segue idealmente “Canzone per la radio”; il protagonista, che tra amore e libertà sceglie una fantomatica lei, chiede venia per la propria eterna indecisione, e si rassegna a vivere una vita standardizzata, salvo poi sfasciare tutto di nuovo nella conclusiva Biglie.
Si può vivere allora in modo davvero banale? In modo normale…? E per te la normalità cos’è?
La quotidianità è l’anticamera della noia, e la noia è la morte dello spirito. È certamente auspicabile avere un lavoro fisso, relazioni stabili, un’identità spirituale, ma a che prezzo? Capita di rivedere amici o conoscenti dopo decenni, e rendersi conto che sono rimasti uguali sé stessi. Solo in una piccola parte cogli il cambiamento, l’evoluzione; ecco, queste le persone che non hanno avuto una vita “normale”.
Cosa sono stati per te gli anni ’80?
Un fantastico caleidoscopio, dove telefonavo tutti i giorni alle radio locali (ce n’erano decine) per richiedere canzoni, dove il mercoledì dalle 14 alle 23 non uscivo di casa perché c’erano tutte le partite di coppa, dove per la musica in tv c’erano Dejaay Televisione, Be Bop a Lula e Videomusic. Una scena che dice basta all’impegno politico dei cantautori degli anni 70, con Bollicine prende il posto de La Locomotiva e con Lucio Battisti si dà all’elettronica. Se devo citarti tre cose che mi hanno flashato penso al videoclip di China Girl, il riff di tastiera di Born in the USA ed il beat di Cuccurucucù.
La intro di “Le spese intelligenti”? Stiamo citando i….?
Intendi “Money” dei Pink Floyd? In realtà no, l’idea mi venne vedendo una bambina armeggiare con un registratore di cassa giocattolo. Nonostante il pezzo fosse già finito, chiesi in prestito alla bimba quell’arnese infernale e lo usai per degli overdub su delle parti strumentali. Questa citazione quindi, è stata davvero involontaria, ma grazie alla tua osservazione ne vado ugualmente orgoglioso.



