Interview: The Vickers

Abbiamo assistito al concerto dei Vickers al Clash Club di Bergamo, a ottobre. Ne abbiamo apprezzato molto la resa live, la ricerca di sonorità di decenni fa ma reinterpretate in chiave moderna; la band toscana ha costruito negli anni un rock psichedelico sognante e distorto molto affascinante. Li abbiamo poi raggiunti per questa intervista, in cui si parla proprio della loro musica, del bellissimo ‘Ghost’ che riempie le classifiche di fine 2014 un po’ ovunque e dei progetti futuri.

Indie-roccia.it – Ciao ragazzi, grazie per la vostra disponibilità. Inizierei, come dovere di cronaca, chiedendovi qualche informazione sugli esordi del vostro progretto, come si è formato il gruppo e come si è sviluppata la vostra esperienza musicale.
Riassumendo possiamo dire che i Vickers si formano circa sei anni fa a Firenze dall’incontro di quattro ragazzi il cui desiderio era, ed è ancora, quello di far parte di una band che sviluppasse un proprio sound e mettesse subito al centro della loro musica l’originalità passando per sonorità legate alla tradizione di un certo stile di musica. Col passare degli anni il nostro suono è cambiato e si è personalizzato, il nostro ultimo disco ne è un esempio. Fin dagli esordi abbiamo sempre voluto essere il più internazionali possibile, suonando spesso fuori dall’Italia, è una strada che percorriamo tutt’ora con risultati sempre migliori.

Parlando delle vostre sonorità non si può che pensare a decenni passati, soprattutto i 60-70s della psichedelia. Quali sono i vostri assi portanti, i vostri eroi di quel periodo?
I nostri ascolti sono variegati, ed è la confluenza di tutto quello che ci piace che ci ha portati in modo naturale a incalanare tutto in quello che è definito genere psichedelico. Se si parla di eroi, quelli che stanno un gradino sopra a tutti gli altri, dobbiamo fare il nome dei Beatles, in special modo quelli dal 1966 al 1969, i Pink Floyd, da quelli di Syd Barrett fino a metà dei 70, i Doors o CSN and Young. Gli eroi sono loro, quelli che sono intoccabili, resistono al tempo, anzi migliorano sempre!

Senza contare poi che soprattutto negli ultimi cinque anni lo psych-rock è tornato di moda incredibilmente, in particolare a seguire quel filone ormai noto del post-Tame Impala. Gli australiani sono stati forse quelli che più di tutti hanno saputo riprendere un’estetica, mai morta e seppellita, ma nemmeno così in voga. Come vi sentite all’interno di questa vera e propria scena? Quali gruppi italiani e stranieri sentite molto vicini alle vostre scelte artistiche e con cui, perché no, avreste piacere di lavorare?
E’ un buonissimo momento per la scena psichedelica mondiale, è una cosa che respiriamo anche quando siamo in tour, consiglio vivamente la Francia per esempio. I Tame Impala hanno sicuramente il merito di aver ripreso una determinata estetica come dicevi te, in più rispetto ad altre band hanno prodotto qualcosa di di più sostanzioso, non è cosa scontata saper scrivere le canzoni in una scena come quella attuale. Noi in questo momento ci sentiamo dentro questo “movimento”, ma allo stesso tempo anche con un piede fuori, per il semplice motivo che la nostra musica non si esaurisce all’interno di questa scena che tu hai descritto. Le mode musicali vanno a momenti, anche questo momento passerà, la nostra musica resterà impregnata di psichedelia ma non morirà dentro una determinata scena. Di gruppi in Italia vicine alle nostre scelte artistiche non saprei individuarne, ti posso dire nomi di band che apprezziamo come i Jennifer Gentle, Verdena, Go! Zilla, Plastic Man.

C’è anche da dire che le vostre contaminazioni spingono particolarmente sul pop. La dimensione canzone è comunque molto presente all’interno dei vostri pezzi (pensiamo al vostro bellissimo singolo ‘She’s Lost’, ad esempio). Pensate che questa sia una scelta vincente o intendete inoltrarvi maggiormente nelle sperimentazioni in futuro?
Non ci poniamo molto il problema se sia una scelta vincente o meno, è il nostro modo di fare musica. La psichedelia da cui prendiamo riferimento è piana di pop, nel senso più alto del termine. Si tende a screditare un po’ troppo ultimamente quella parola. Come dicevo sopra, alcuni dei nostri riferimenti di musica psichedelica sono immersi nel pop, si pensi a “See Emily Play” dei Pink Floyd o “Strawberry Fields Forever” dei Beatles, pezzi di avanguardia che posseggono l’universalità del pop. La forma canzone è sempre stata al centro del nostro modo di fare musica, partiamo sempre da quella, la condizione per partire a lavorare su un pezzo, nella maggior parte dei casi, è che la canzone alla base sia una buona canzone, crediamo nel saper scrivere canzoni, è l’arte che sta alla base se vuoi essere un determinato gruppo. Fatto questo, il divertimento poi sta anche nel deformare e dilatare le canzoni, come facciamo spesso dal vivo e come abbiamo fatto in parte nel disco. La sperimentazione fa già parte dei Vickers e credo che si sposerà perfettamente con le nostre canzoni nel prossimo futuro!

A proposito di futuro, avete già in mente qualcosa per il successore di ‘Ghosts’? Album, per altro, molto apprezzato anche all’estero. Intendete puntare, a questo punto, sull’internazionalità del vostro progetto?
Senza dubbio. A dire il vero, con la voglia di lavorare di chi parte dal basso senza “santi in Paradiso” all’internazionalità abbiamo sempre puntato. Intesa naturalmente come l’avere a disposizione per il proprio pubblico e il proprio “mercato” non solo i confini nazionali ma qualsiasi posto dove sia apprezzata la tua musica. Non sono scelte fatte a tavolino, lo sottoscriviamo, ma è indubbio che se uno volesse rimanere nel proprio paese senza voglia di uscire verso altri lidi sarebbe una scelta quantomeno strana non cimentarsi in una musica più vendibile nel proprio mercato. Noi abbiamo sempre pensato che la musica deve girare ovunque, e che poteva essere un ottimo lato positivo il girare insieme ad essa e costruire qualcosa. Per il futuro ancora è in corso la promozione di Ghosts. Il disco è uscito solo a fine marzo ma la promo e la nostra vita sulla strada è iniziata molto prima dell’uscita ufficiale, soprattuto per l’estero dove devi farti conoscere pratcamente da zero ma se piaci ma riesci a vedere risultati sul campo più veloci. La promozione di alcuni video, l’uscita della versione Giapponese di Ghosts per Flake Records (24 dicembre) con due tracce live esclusive, il nuovo rapporto con la nuova agenzia di booking che ha chiuso delle bellissime date, e poi chiaramente con tutto quello che capiterà sulla strada. Chiaramente sì, stiamo pensando a dare continuità a tutto questo. Anche se non abbiamo ancora registrato niente di esterno al progetto Ghosts. Ma non ci spaventa, le idee ci sono.

Parlando di estero non può che venire scontata la nostra curiosità: com’è stato suonare in un festival (forse in Europa il più importante per la musica indipendente e non) come il Primavera Sound? E’ stata una grossa responsabilità rappresentare il nostro Paese?
E’ stata una grande soddisfazione. Facendo fare un campionato a parte ai festival inglesi sì, il Primavera di Barcellona, insieme allo Sziget è uno dei festival “enormi” più importanti d’Europa. Poi ce ne sono una miriade forse anche più interessanti perché più contenuti, ma questi hanno il fascino del megafestival dove funziona veramente tutto alla perfezione e la musica è non stop. Non parliamo di responsabilità dai. La band dà il suo meglio, non può essere che felice, va sul palco suona e fa quello che deve fare. Abbiamo suonato molto bene, ce la siamo goduta e ci siamo visti dei gran bei concerti. Television, National, Spoon, Black Lips, Ty Segall (il migliore di tutti quelli che abbiamo visto forse). Il nostro furgone era lì dentro, avevamo pass illimitati, la mensa era la stessa degli altri musicisti ed è stato bello fare i complimenti al cantante degli Spoon, un’ora dopo il suo concerto (avevano suonato alle 19.00 sul Main Stage), mentre era accanto a noi a saccheggiare il buffet. Essere stati scelti dall’organizzazione come una delle poche band dell’area europea è stata una bella soddisfazione. Siamo stati passati anche dalla radio nazionale. Speriamo di dare continuità a tutto questo. Non avevamo ufficio stampa quindi aver ottenuto questo con le nostre forze è una bella botta di fiducia. Come quando siamo stati passati da BBC6 in Inghilterra. Non abbiamo ufficio stampa là, e negli ultimi tempi abbiamo anche centellinato le date in UK per motivi organizzativi. Vuol dire che la tua musica piace.

Siamo arrivati all’ultima domanda; come consuetudine riguarda la musica che ascoltate ultimamente. Ci fate una breve playlist ideale che gira a ruota nel vostro furgone?
Questa è una playlist dei nostri principali ascolti nell’ultimo tour in Francia di inizio ottobre:
Ogdens Nut Gone Flake – The Small Faces
You’re Lost Little Girl – The Doors
Charlie Parker – The Hymn
Ty Segall and White Fence – I Am Not A Game
White Houses – The Animals
Il re del mondo – Franco Battiato
Shelter Song – Temples
It’s All Too Much – The Beatles
I am the walrus (strings isolated tracks) – The Beatles
Autobahn – Kraftwerk
Live at Pompei – Pink Floyd

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