Interview – Mombao

Il duo di Milano Mombao ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Essaiere, dopo un lungo periodo di assenza. Ecco cosa ci hanno raccontato. a riguardo.

Essaiere è un canto che è stato insegnato ad Anselmo durante un laboratorio di body percussion: quello che ci affascina di questo canto popolare è che può essere compreso da chiunque, anche se non si capisce il significato del testo. Per questo motivo l’abbiamo preso “in prestito”, per filtrarlo attraverso la nostra interpretazione e il nostro gusto e per riproporre questo canto in un contesto completamente diverso. Oltre ai synth e alla batteria, nella parte centrale ci sono i qraqreb suonati da Damon: sono delle grosse nacchere di ferro e sono un strumento tradizionale marocchino usato nella Gnawa, un tipo di musica originariamente eseguita nei rituali sufi con scopi spirituali e curativi. Quando siamo stati in tour in Marocco abbiamo avuto la fortuna e l’onore di suonare assieme al Mahlehm Abdellah El Gourd ed alla comunità Gnawa di Tangeri; è stata un’esperienza che ci ha segnato profondamente, quindi usare in questa canzone i qraqreb (che sono stati proprio presi da loro a Tangeri) ci è sembrato un modo per omaggiare anche la loro musica e la loro comunità.

Siete separati in questo momento? Com’è continuare a lavorare nonostante tutto, e nonostante la distanza?

In questo momento si, io (Anselmo) sono tornato per un periodo a Trieste, mentre Damon è a Milano. Diciamo che abbiamo continuato a fare cose con diverse strategie: durante la prima ondata abbiamo fatto preproduzioni a distanza per una versione elettronica di un brano tradizionale tataro (la comunità turca della Crimea). A dicembre scorso ci siamo trovati a Milano al Supermoon Studio di Giacomo Carlone per registrare un nuovo EP, che pubblicheremo il prossimo autunno. La cosa più divertente e surreale è stata organizzare un concerto live in un videogioco survival, con tanto di palco, strumenti e pubblico virtuale.. Ne potremmo parlare a lungo, ma per fortuna il nostro manager tuttofare Isacco Zanon ne ha fatto un bellissimo mini-documentario, per cui vi condividiamo il link!

Cos’è successo dalla pubblicazione del vostro ultimo EP, e cos’è cambiato?

Parecchie cose; tutte le esperienze negli ultimi anni ci sono servite per chiarire un po’ la nostra poetica e per capire meglio la direzione da prendere. I primi live erano molto sperimentali, non sapevamo bene nemmeno come presentarci perché cantavamo brani in lingue diverse, alcune inventate, non era chiaro nemmeno a noi dove stessimo andando a parare. Con il tempo una direzione è emersa in modo molto chiaro e in maniera quasi naturale: i nostri live si sono trasformati in una forma di rituale liberatorio collettivo, a cavallo tra il contemporaneo e l’ancestrale. Prendendo spunto da diversi generi musicali e raccogliendo canti popolari da diverse parti del mondo cerchiamo di ricreare un archetipo di musica popolare contemporanea che possa appartenere a tutte le culture. In questo senso sono state fondamentali le nostre esperienze in tour nei Balcani e in Marocco.

Dal punto di vista della registrazione in studio sentiamo di aver fatto dei passi avanti in termini di arrangiamento e di pasta sonora… ma questo è meglio che lo lasciamo valutare a voi.

Avete in previsioni nuove uscite?

In primavera abbiamo in programma un altro singolo e un mini-documentario sempre di Isacco Zanon che spiega meglio la nostra poetica e il senso del nostro fare musica. In autunno vorremmo pubblicare il prossimo EP, registrato durante questo periodo, che raccoglie un po’ delle canzoni più significative che abbiamo suonato in questi anni.

Per voi la dimensione live è molto importante; avete fatto qualcosa per cercare di non patirne troppo la mancanza?

Beh, sicuramente il concerto live su un videogioco lo abbiamo fatto per questo motivo! 

L’estate scorsa ci siamo inventati dei modi per poter suonare anche se molte date nei festival erano state cancellate, per cui abbiamo adattato il live ad un set portatile per suonare in strada. E’ stata una bella sfida, ma ci siamo riusciti e abbiamo raccolto delle belle soddisfazioni; appena si potrà torneremo subito a farlo.

In più nei prossimi mesi lavoreremo assieme al collettivo Kokoschla Revival per implementare lo show con dei visual interattivi, ancora da immaginare e progettare: sarà un modo per adattare il live anche in un contesto distanziato.

Quali sono le vostre influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?

Anselmo: Le influenze sono tante, forse troppe da elencare: molta musica popolare, elettronica sperimentale, afrobeat.. ma in fondo sono un tamarro, se ascolto Tha Supreme e Massimo Pericolo mi gaso. Se penso a qualcosa di inaspettato.. “The return of Spring” di Chiri, un gruppo composto da un trombettista e un batterista jazz australiani e un cantante tradizionale coreano, uno che ha imparato a cantare urlando contro una cascata per 7 anni. Non sto scherzando. Un disco assurdo e spettacolare.

Damon: per quello che riguarda il mondo Mombao stiamo allenando il nostro algoritmo YouTube a consigliarci canti e rituali di culture lontane. Purtroppo non conoscendone la lingua molte volte rimaniamo incastrati nei video che vengono uploadati in inglese, così abbiamo cominciato a seguire le tracce digitali di video scritti anche con altri alfabeti. La nostra a volte é filologia digitale, a volte piacevole scoperta di materiale melodico, altre volte ci permette di saggiare da lontano un’estetica performativa, altre volte finiamo in filoni inquietanti, documentazioni di azioni di guerriglia, fachirismo… 

Per quel che riguarda le influenze più vicine alla discografia per come siamo abituati a concepirla potrei dire i The knife, Mentrix, Tune Yards, Tamino… 

La domanda che non vi ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?

Le storie dei tour sono sempre divertenti 😉 ma ormai è troppo tardi, non ci hai fatto la domanda!

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