Interview – Metcalfa

 Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Metcalfa. Si tratta del mondo oscuro del progetto solista di Metello Bonanno, primo esponente della hybrid music, che viene finalmente svelato, che presenta un suono che mischia elettronica, influenze jazz, atipiche soluzioni timbriche e ritmiche. Il 23 marzo è uscito il suo primo EP dal titolo Siolence.

Ecco cosa ci ha raccontato!

  1. Ti consideri ancora un “semplice” batterista jazz?
    Essere un batterista jazz non è assolutamente semplice, anzi! Il mio percorso mi ha portato
    a scegliere la strada del jazz perché mi piaceva, ma andando avanti ci si rende conto che lo
    strumento non è altro che un mezzo. L’importante è essere musicisti consapevoli.
  2. Perchè questo tuo disco è l’unione di violence e silence?
    Perché era esattamente il mio stato d’animo quando ho capito la direzione che volevo dargli.
    Mi sentivo esattamente a metà tra la due cose.
  3. Quello di Metcalfa è a tutti gli effetti un progetto puramente solista? Nessun altro
    musicista ha preso parte al disco? O sì?

    Nasce come progetto solista, ma l’obiettivo è quello di coinvolgere altri musicisti. È un
    progetto estremamente plastico e adattivo: il mio scopo è quello di renderlo fruibile in più
    forme, non importa quanto mutevole sia la situazione. Per quanto riguarda prendere parte al
    disco, ahimè, avrei voluto coinvolgere molti colleghi, ma non è stato possibile. Però in una
    delle tracce (If Necessary, per essere precisi) c’è una parte di tromba registrata da Matteo
    Vertua, trombettista del trio in cui suono.
  4. Quando hai scoperto cos’era una metcalfa, e perchè ti ci ritrovi?
    Da piccolo, quando mia madre cercava di liberarsene perché le mangiavano tutte le piante.
    Mi ritrovo principalmente nella ritmicità del nome, mi piace tantissimo.
  5. Chi altri unisce jazz ed elettronica?
    Bè, sicuramente Robert Glasper, Antonio Sanchez, Zach Danziger, Marcus Gilmore, Richard
    Spaven, Jojo Mayer e Hiromi Uehara. Per citarne alcuni, ma penso che la commistione tra
    jazz ed elettronica sarà sempre più comune.
  6. Quali sono le tue influenze musicali?
    Ti cito le più importanti: Miles Davis, John Coltrane, Robert Glasper, i Daft Punk, Shlohmo,
    Nujabes e gli Explosions in The Sky. Ma la lista sarebbe veramente lunga!
  7. La domanda che non ti ho fatto ma che avresti assolutamente dovuto?
    La domanda che mi fanno sempre tutti: ma Metello è davvero il tuo nome?

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