Interview: Miglio

Dopo diversi singoli sparsi nel 2021 è uscito a fine gennaio Manifesti e immaginari sensibili disco d’esordio di MIGLIO per Matilde Dischi.
Abbiamo chiesto ad Alessia Zappamiglio di spiegarci come è nato questo primo lavoro maturo e di ampio respiro.

IR: Diversi brani di Manifesti Immaginari e sensibili sono usciti nel corso dell’anno scorso. In che arco temporale sono stati scritti e registrati?
M: sono stati scritti quasi tutti in momenti diversi, alcuni li ho scritti nei mesi precedenti alla registrazione del disco. C’è un pezzo che è abbastanza vecchio e l’ho scritto nel 2017 per poi rimetterci mani, un paio invece li ho ultimati mentre lavoravamo all’album. 

IR: Il tuo primo album è un EP, dura una ventina di minuti, per il senso che può ormai avere: non potevi aggiungerne due brani, magari più ‘vecchi’ e fare un album vero e proprio? Non avrebbe avuto più attenzione?
M: no, i pezzi vecchi hanno fatto la loro strada e non c’entravano nulla con questo disco. Credo da sempre nella forza dei contenuti e della sua qualità piuttosto che nella quantità, quindi no, non ho aggiunto altro perché sarebbe risultato forzato e puramente riempitivo. L’attenzione poi verrà da se, a prescindere dal suo contenuto numerico, mi auguro. 

IR: Chi hai coinvolto per registrare i brani dell’EP e c’è qualcuno che avresti voluto collaborare ma non sei riuscita a coinvolgere?
M: ho lavorato con Marco Bertoni che ha prodotto tutto il disco, persona e musicista di spessore che ho scelto e voluto. 

IR: C’è stato qualche brano che è stato più facile/difficile registrare o ultimare di altri?
M: ogni brano ha avuto il suo tempo e il suo percorso singolare, è stato un lavoro complessivo che abbiamo fatto su tutti i brani tornandoci sopra più volte. 

IR: Nei vari brani citi diversi luoghi/non luoghi dove sei stata, a quale ti senti più legata e ti da più ispirazione?
M: sono legata a quegli spazi nei quali riesco a trovare pace e possibilità di riflessione, luoghi che sanno suggestionarmi e ce ne sono molti tutti associati a motivi differenti.

IR: Hai già pensato a come strutturare i live?
M: ci stiamo lavorando in questo periodo. Ci saranno un può di set differenti l’uno all’altro, uno più intimo e l’altro più completo dove cercherò di riportare il suono del disco sul palco. 

IR: Un argomento che affronto sempre con le artiste è quello del machismo nel mondo della
musica. Giorgieness, Adele (altro) me ne hanno parlato diffusamente. Tu l’hai subito o sentito? 
M: sì, in qualche modo ci portiamo dietro ancora questo macigno. Come ho già detto più volte si tratta di un discorso che ha radici culturali che per moltissimo tempo ha incasellato la figura dell’uomo e della donna dentro precisi schemi e ruoli e così facendo automaticamente ha creato una differenza tra i generi ( cosa che bisognerebbe riuscire a superare così da raggiungerne una semplice parità o meglio ancora arrivare a parlare solo di “persone” aldilà dell’appartenenza di genere). Ancora oggi una musicista in Italia non viene percepita da tutti allo stesso modo e spesso ci si ritrova a dover sottolinearne il sesso, appunto il suo essere donna. È un discorso complesso, difficile ridurlo a poche righe.


IR: Ivan Graziani, Dalla, Jeff Buckley e i Joy Division, la nota stampa riporta questi nomi come riferimento. Cosa hai preso da ognuno di loro?
M: sono alcuni dei nomi che ho ascoltato durante la mia adolescenza, ognuno di loro ha un significato e segnano momenti diversi della mia vita e della mia scoperta e conoscenza musicale. Mi hanno affascinata e mi hanno fatto venire ancora più voglia di fare musica, credo sia questo, in fondo.

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