Interview – Margherita Grechi

Esce giovedì 27 gennaio 2022 Sad Movida, l’EP di debutto di Margherita Grechi: una raccolta di immagini notturne in formato mp3, sfocate in quel momento senza filtri in cui torniamo a casa dopo una serata in discoteca. Un mix tra sperimentazione musicale di vari generi, intimità e il modo di raccontarla. Sono canzoni figlie dell’immaginario del Club, sognanti e scure. Un disco dedicato inevitabilmente noi che si sentivamo tristi nei locali, ma ne sentiamo terribilmente la mancanza. Siete pronti?

Noi sì, e le abbiamo fatto qualche domanda.

1.Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che davvero non ci aspetteremmo? 

ho in qualche modo assorbito una doppia influenza, l’influenza dei cantautori che usano le parole e le note per raccontare una storia e quella dei luoghi dove non c’è voce, non c’è parola,mac’è solo una cassa ripetitiva e dei bassi che ti spingono a muoverti. Adoro il cantautorato italiano, specialmente quello degli anni ’60-’70 (ma non solo) e amo anche tutta la scena clubbing, la tech-house l’elettronica alternativa, non so adesso di getto mi viene in mente Jamie xx, Four Tet, Bonobo, Peggy Gou, Jaar e altri. Ho sempre avuto degli ascolti abbastanza trasversali, da piccola ascoltavo Pop e Alternative, passavo da Britney Spears a Avril Lavigne in un attimo. Poi sono passata ad ascolti un po’ più impegnati e di nicchia tipo gli Sparklehorse, Radiohead, The Cure, Velvet Underground, i Placebo, st vincent, i portishead. Fino ad arrivare appunto al mondo del Clubbing e della musica Elettronica, Techno e House, che suono ai miei DJ Set. Paradossalmente l’influenza del cantautorato italiano è forse quella più recente adoro Gino Paoli, Ornella Vanoni, Mina, La Bertè, Lucio Dalla, Celentano, De Andrè ma anche per esempio gli Afterhours, i Verdena o Vasco Rossi. In ogni caso tutti i miei lavori (che si tratti di DJ-Set o canzoni) sono sempre il risultato di un mix strano di cose diverse tra loro. E’ sempre un buon esperimento, secondo me, quello di associare gli opposti, delle cose apparentemente diversissime e vedere che succede, cosa viene fuori. In generale direi che le mie influenze principali sono la cultura pop alternativa urban, l’atmosfera scura dei Club e l’emotività del cantautorato italiano, perchè in fondo sono una romanticona.

2.Che cosa volevi comunicare con questo album? Chi dovrebbe assolutamente ascoltare questo disco?

Sad Movida è un flusso di coscienza, una conversazione sincera e personale con me stessa in una sera mentre tornavo a casa dopo la serata in Discoteca. quel momento quando torni a casa dopo la serata e la città  sembra tutta tua, la luna ti accompagna e tu le racconti di te a cuore aperto. Che poi questa è forse proprio l’immagine perfetta e più immediata per spiegare l’EP.  Nel disco si parla di storie di amore a metà, ferite aperte, mostri nelle nostre teste, della paura del futuro che ci tiene sempre col fiato sospeso.  Lo scopo è quello di fare da specchio per gli altri, spero che qualcuno un po’ si riveda dentro alle canzoni di Sad Movida e si senta compreso, motivato e meno imperfetto. E’ un disco che dovrebbero ascoltare tutte le persone che fanno fatica a esprimere i propri dubbi, le proprie paure e le proprie emozioni che siano belle o brutte e chi si sente in qualche modo sovrastato da questi tempi un po’ bui.

Per quanto mi riguarda, scrivere questo disco mi ha aiutata davvero tantissimo, penso che scrivere sia un buon modo per guardarsi dentro, approfondire pensieri, documentare emozioni e tutto ciò che normalmente si tiene ben nascosto per paura. 

3.Siamo nuovi a Milano. Dove ci porti in questo periodo dove i locali sono tutti chiusi?

Approfitto di questa domanda per una riflessione importante. I locali sono il cuore pulsante della vita notturna e culturale di Milano. Ho alcuni posti del cuore che per me hanno significato davvero molto. Penso al Circolo Magnolia, al Rocket, al Fabrique, tutti posti che mi hanno aiutata a crescere sia professionalmente ma soprattutto personalmente adesso chiusi e in seria difficoltà, persone e luoghi che hanno nutrito e colorato per anni le proprie città, ignorati come fantasmi e considerati superflui. 

Senza di loro adesso a me manca lo stimolo per uscire di casa. Quanto era bello uscire sapendo che il giorno seguente avresti avuto una storia da raccontare. Uscire per andarti a nutrire di qualcosa, di un evento culturale, di energia, di incontri speciali, inaspettati, di qualcosa che ti cambiava emotivamente e da cui traevi degli stimoli, qualcosa che metteva in moto un meccanismo di riflessione, di crescita, di ricerca. Tutto questo è ciò che il giorno dopo ti rimane e ti motiva, quella cosa che ti fa svegliare pieno di energia anche se hai esagerato con i drink. 

Con i recenti risvolti della pandemia Milano è cambiata anche per questo. Con i locali chiusi si esce senza grandi slanci emotivi per tornare a casa stanchi e svegliarsi ancora più stanchi, disillusi e demotivati. E’ rimasto poco più  dell’ubriacatura e un grande mal di testa e tutto questo è davvero brutto.

4.Come nasce la tua collaborazione con Alessio Buongiorno di BHMG e con Davide Foti di Studio Cemento? Come vi siete influenzati?

La nostra collaborazione nasce durante il Covid. Con Davide ci conoscevamo già da un sacco di tempo, anche lui come me faceva il DJ in alcuni eventi a Milano. Invece con Alessio non ci conoscevamo per niente. Durante la prima quarantena Davi aveva fatto una storia su Instagram dove chiedeva ad artisti nuovi di mandare demo o idee da produrre e io ho colto subito l’occasione per provare a collaborare con lui. Quasi la stessa cosa, ma al contrario, è successa con Alessio e quindi abbiamo iniziato a scambiarci del materiale, io mandavo a loro le mie demo e loro mi restituivano delle prime idee di prod pazzesche. Quando la situazione Covid ha iniziato a migliorare e finalmente potevamo uscire ci siamo trovati tutti e tre in studio e da li è nata una sinergia pazzesca, ci capiamo al volo, ci divertiamo, ci confrontiamo su tutto e quando usciamo dallo studio siamo sempre felici e soddisfatti. Bongi e Davi mi hanno davvero dato tanto, oltre ad essere bravissimi producers, mi hanno aiutata anche molto a livello mentale, con tantissima pazienza. Hanno cucito il vestito perfetto per quello che avevo scritto e non potevo davvero chiedere di meglio. E’ una collaborazione che funziona così bene che non riusciamo a star fermi e siamo già a lavoro su tante cose nuove.

5.Ultima domanda: quale domanda avrei assolutamente dovuto farti? E quale invece la risposta?

Potresti chiedermi quali sono i prossimi appuntamenti live? E io risponderei, Covid permettendo, con la data del all’Arci Bellezza il 9 Marzo.

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