Interview: Linea 77

La notizia è che i Linea 77 sono tornati a realizzare un full album dopo i cinque anni trascorsi dall’ultimo “10”. In questo periodo Emiliano Audisio (Emi), voce della band insieme a Nicola Sangermano (Nitto), è uscito dalla formazione portando a degli inevitabili cambiamenti nella line-up. In verità la band è rimasta attiva in questo periodo pubblicando nel 2013 l’Ep “La speranza è una trappola (Part.1)” che raccoglie cinque singoli usciti precedentemente per il download digitale e il singolo inedito “La caduta (feat. LNRipley)”; inoltre, i Linea 77 sono stati impegnati in una serie di concerti che hanno seguito questa uscita. Un secondo Ep avrebbe dovuto essere pubblicato all’inizio del 2014 sulla scia del precedente, eppure “C’eravamo tanto armati” non ha mai visto la luce. Ma, veniamo finalmente a “Oh!”, questo il titolo della nuova fatica discografica dei Linea 77, che eredita dall’Ep perduto le due tracce già pubblicate “L’involuzione della specie” e “Io sapere poco leggere”. A circa una settima dall’uscita ufficiale del disco abbiamo avuto il piacere di intervistare Nitto, voce storica della band.

Come nasce il vostro nuovo album “Oh!”? 

Nitto: « Con La Speranza è una Trappola volevamo aprire un ciclo di Ep invece che di dischi, quindi fare una pubblicazione ogni sei mesi circa di un Ep contenente 5/6 tracce. Quelli che erano i piani sono stati però scombinati da fatalità: un corto circuito ha bruciato completamente gli hard disk in cui stavamo registrando il secondo Ep che sarebbe stato C’eravamo Tanto Armati cioè la seconda parte di La Speranza è una Trappola. Visto che ci sarebbe voluto tempo per registrare nuovamente tutto e rifare tutto nel modo giusto, abbiamo deciso di realizzare un full album invece che un altro Ep  ».

La prima traccia “Presentat-Arm!” mi ha colpito per quella parte iniziale in cui c’è uno spezzone tratto da un film culto quale è “Frankenstein Junior”. Cosa volete trasmettere con questo messaggio?

N: « Ci è sempre piaciuto non prenderci troppo sul serio, sia in quello che facciamo che nel modo di fare le cose. Negli stessi testi parliamo sempre con ironia. Il clima fra di noi è sempre divertente quando ci troviamo e questa cosa è proprio riferita al tipo di clima che volevamo dare al disco. Si potrebbero trovare anche dei risvolti nella realtà di tutti i giorni, all’italianità in particolare. Quando facciamo qualcosa la tendenza è di non dirlo fino a quando veniamo scoperti. Nel caso di Igor la mezza bugia porterà ad avere conseguenze gravi su Frankenstein che invece di essere un genio sarà una persona con grandi problemi.  »

Ai vostri esordi avete riscosso un grande successo all’estero. All’epoca cantavate in inglese mentre ora cantate esclusivamente in italiano. Quanto è difficile affermarsi fuori dal proprio Paese usando la nostra lingua?

N: « Fortunatamente le cose stanno cambiando. Tante band dall’Italia si stanno spostando fuori e fanno cose belle, sia che si tratti di festival che di tour. A livello di esperienza personale posso dirti che è stato bellissimo ritrovarsi sotto il palco di Reading con migliaia di persone che cantavano anche pezzi in italiano, una cosa che non ci aspettavamo. A volte noi italiani ci sottovalutiamo come musicisti e come professionisti e quando andiamo a fare le cose in terra d’altri scopriamo che “è più facile di quello che sembra” detto molto tra virgolette. Questo perché abbiamo la professionalità, la bravura e l’estro che in molti paesi possono solo sognarsi da questo punto di vista. Sicuramente è faticoso iniziare, ma una volta che anche il pubblico viene a contatto con certe realtà italiane che propongono materiale in inglese si nota che il pubblico è molto aperto. La cosa che mi preme sottolineare è che fuori la professionalità di un gruppo viene premiata anche solo facendo sentire a proprio agio l’artista su un palco e fornendo tutto il necessario a livello tecnico e tutto quello che sta dietro a un concerto proprio perché il gruppo deve comunque “trovarsi con tutte le carte giuste per giocarsi le proprie mani”. Certe volte ci criticano anche i promoter perché la nostra scheda tecnica richiede degli sforzi. Quando si suona fuori dall’Italia questa cosa qui è la base, poi si parte per altre richieste. A volte manca proprio la base, cioè tutto ciò che è basilare per fare un concerto, ed è questa che è la cosa triste soprattutto del nostro Paese che potrebbe avere tutte le chance per giocarsela come vuole in certi ambiti musicali. E’ in questo che deve cambiare l’Italia.  »

 Visto che hai nominato il Reading, sarebbe possibile a tuo avviso avere grandi festival come questo nel nostro Paese?

N: « Festival come il Primavera Sound che ora è a Barcellona sono cose che si potrebbero fare tranquillamente in Italia, se avessero l’appoggio di gente del settore sponsor se ne troverebbero, forse non subito, ma pian piano con gli anni. E’ una cosa che non si può pensare di fare subito di colpo con chissà quale main-stage e quali artisti. Bisognerebbe programmare passo dopo passo e anno dopo anno per cresce sempre di più. Secondo me è fattibile, ma credo manchi la lungimiranza per fare certe cose.  »

Cosa pensi dell’iniziativa di Manuel Agnelli per riqualificare gli spazi urbani per i giovani?

N: « In pratica è quello che già faceva con il Tora! Tora! Festival. Quella esperienza la ricordo ottima sotto tutti i punti di vista. Era ideata da gente del settore che sapeva cosa doveva esserci a livello tecnico e di organizzazione. Oltre a questo, anche da un punto di vista di ricettività del pubblico è sempre stato accompagnato da folle oceaniche. E’ stato abbandonato per un po’ di tempo, poi è stato ripreso in questi ultimi anni. Qui a Torino ricordo con piacere una data di qualche anno fa. E’ un’ottima vetrina per i gruppi emergenti ed un ottimo pubblico comunque per tutti. Unire gli uomini politici o comunque gli amministratori con la musica non è facile. E’ logico che creare un movimento crei dei benefici alle città stesse. Io non riesco ancora a spiegarmi come si siano fatti scappare il festival reggae più importante d’Europa che era il Rototom Sunsplash che ora si svolge in Spagna con gli stessi organizzatori italiani. Portavano vita, oltre che economia, facendo rivivere una zona probabilmente depressa della città. Quindi, quando si pensa alla musica anche come investimento economico per far crescere tutto ciò che è l’indotto, secondo me quella è la formula vincente. Quando lo vedi come business è vincente anche se la parola può non piacere perché crea fastidio. E’ l’arma vincente.  »


Present-Arm! è il primo singolo estratto dal nuovo album dei Linea 77

Quale formazione presenterete per i live in arrivo?

N: « Noi siamo in sei già da un po’ di tempo. A grandi linee, Emiliano che era l’altra voce dei Linea 77 assieme a me non è più con noi, ma il suo posto è comunque stato preso da Dade (Davide Pavanello) l’altro membro storico della band, che ora è passato dal basso alla voce. In più abbiamo aggiunto una chitarra che è Paolino detto Chocise, non chiedermi perché visto che non l’ho ancora capito io – sorride – dopo anni che lo chiedo. Alla chitarra abbiamo Paolo che è ex chitarrista di band storiche dell’hardcore torinese, mentre al basso c’è Maggio che è stato il bassista dei Medusa, gruppo torinese anch’esso.  »

Avete in previsione di portare in tour uno o più gruppi spalla?

N: « Quando è possibile portiamo con noi gruppi della INRI che è la nostra etichetta discografica anche perché abbiamo una migliore conoscenza tecnica e sappiamo di cosa hanno bisogno per suonare. Altre volte ci appoggiamo a gruppi locali a cui si da tra virgolette una vetrina un po’ più grossa. E’ sempre bene portare gruppi che magari non hanno tantissime possibilità di suonare nella propria zona su un palco importante.  »

Ci sono nel panorama italiano nuovi gruppi che potresti segnalarmi?

N: « Ci sono tantissime realtà che stanno nascendo in questi anni. Posso parlarti dei CIBO anche loro compagni di etichetta, oppure dei Titor. Sono ‘nuovi’ magari per il pubblico, perché io li conosco da tanti anni. Arrivano da realtà che erano già importanti per me quando ero più giovane. I Titor sono a mio avviso fantastici sia dal vivo che su disco. Rappresentano discograficamente il ‘giovane’ che c’è nei gruppi.  »

Con Sabino dei Titor avete inciso “Caos” uno dei pezzi del nuovo album. Come è nata questa collaborazione?

N: « Abbiamo fatto Caos, ed era veramente un bel po’ di tempo che volevamo fare una collaborazione con Sabi perché c’è un’amicizia di vent’anni dietro e abbiamo sempre seguito con passione tutti i suoi esperimenti musicali da quando suonava nei Belli Cosi uno dei migliori gruppi punk che abbia mai sfornato Torino.  »

Chiudiamo con una battuta: suonare rende liberi?

N: « Suonare rende liberi nel momento in cui stai suonando, poi quando appoggi il microfono o lo strumento musicale ci si immerge in altre realtà, ma in quel momento assolutamente sì.  »

Il nuovo album dei Linea 77 “Oh!” uscirà il 17 febbraio per INRI. Sotto la copertina. del disco.

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