Senza Coloranti Aggiunti – CERCARE NELLE CREPE

La retorica della crepa ha circolato così a lungo da consumarsi: la frattura come posa estetica, il difetto trasfigurato in filtro per l’anima. I Senza Coloranti Aggiunti scelgono una strada più scomoda, abitare la rottura senza lucidarla, e il loro primo LP costruisce su questo principio una traiettoria coerente. La crepa diventa metodo, un modo per restare dentro l’attrito tra ciò che si era e ciò che si potrebbe diventare, senza scorciatoie consolatorie. L’apertura con “Introvabile” entra di scatto, con batteria e chitarre che costruiscono un muro sonoro compatto e ruvido, senza preparazione. Con “Torino” e “Casa mia” il disco si radica nello spazio: l’urbano si intreccia con distorsioni più classiche, i synth allargano l’orizzonte senza smussare gli angoli, e la scrittura scansa il rischio dell’autobiografismo da cartolina tenendo la città come frizione continua. “Pezzi di vita tra le rughe” prende l’immagine della cicatrice e la ribalta in qualcosa di più difficile da nominare, una bellezza che arriva dopo l’urto, post-traumatica piuttosto che ornamentale. “Domande” lavora invece sulla sospensione, con l’elettronica che scava un vuoto fino a preparare un’esplosione rock graffiante: è il brano che meglio sintetizza la poetica dell’album, cercare risposte quando il soffitto cede, sapendo che forse resteranno aperte. Il più narrativo “Regionale Veloce 26354” corre su binari emotivi tesi tra ricordi e inquietudini, e subito dopo “Nella nebbia di due lacrimogeni” cambia temperatura: le pulsazioni quasi techno del finale s’intrecciano con chitarre alternative per raccontare un amore che evapora prima di solidificarsi. La band osa sul piano sonoro, e funziona proprio per l’assenza di coerenza rassicurante. “Parlami di te” resta trattenuta, quasi una soglia prima di “Aconitum”, la vera deriva del disco: sette minuti che partono come ballad e si aprono in una lunga coda strumentale prog, tra tensione e liberazione. È il brano che divide, e anche quello che dimostra la disponibilità del gruppo a dilatare la forma oltre il formato. Con “Buio” il disco attraversa l’inverno interiore senza promettere approdi, lasciando l’emozione grezza, consegnata all’ascoltatore così com’è. È forse l’aspetto più convincente dell’intero lavoro. Dopo l’EP “Radici” e i singoli degli ultimi anni, “CERCARE NELLE CREPE” segna un passaggio netto dalla dichiarazione d’intenti alla costruzione di un linguaggio. Qualcosa rimane ancora a fuoco parziale, e la scrittura potrebbe spingersi oltre certe formule dell’alternative urbano, ma l’identità c’è ed è riconoscibile.
In un panorama che leviga gli spigoli per stare in playlist, i Senza Coloranti Aggiunti lasciano le crepe visibili, per quello che ci succede dentro.

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