Interview: L’Edera

Oggi abbiamo incontrato L’Edera, cantautore che gioca col folk e con i canoni dell’indie-pop e che ha pubblicato da pochissimo un nuovo singolo dal titolo Zattera, un brano che vuole raccontare quella sensazione del dover rimenere a galla, tipica di una generazione.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Zattera sembra in qualche modo il ritratto di una generazione che lotta per restare a galla. Come ti senti tu a riguardo? E come mai proprio questa metafora?
La nostra generazione è perennemente in balia del vento, ma ci viene richiesto di essere sempre pronti a salpare. Con l’obiettivo di arrivare o sentirsi arrivati. Ho scritto Zattera a vent’anni appena compiuti, quando alla vita chiedevo solo di godermi l’orizzonte. A me stesso e a nessun altro avrei potuto garantire alcuna sicurezza. La zattera è un mezzo di fortuna e mi sembrava particolarmente adatta come metafora a descrivere questo viaggio, spesso più simile a un naufragio.

Notiamo un cambiamento di sonorità. Hai voglia di raccontarci, stilisticamente parlando, il tuo percorso?
L’Edera di Rampicante Ep per intenderci, aveva un sound più acerbo, ma anche più irruento. Si percepiva una certa confusione a livello di stili, ma anche un’urgenza di farsi sentire. C’era voglia di dimostrare, di spaziare e divertirsi, essendo un lavoro autoprodotto e svincolato da trend. L’importanza era data soprattutto al far emergere i testi.
Zattera è un punto di incontro tra quello che son stato fino ad ora e quello che verrà. Alla base resta la componente cantautorale, ma più confidenziale, più personale. Per l’arpeggio ho scelto di usare una vecchia chitarra classica che richiama le sonorità acustiche e il mondo “busker” da cui provengo, unendola a dei beat che scorrono in sottofondo, segno di un mio avvicinamento a sonorità più elettroniche. È l’incipit di un discorso che verrà approfondito.

Ritorniamo indietro a come tutto è iniziato. Come nasce la collaborazione con tuo fratello, e in che modo può averti influenzato? Suonate ancora insieme?
Giancarlo è mio fratello maggiore e un discreto chitarrista, da sempre per me un riferimento per quanto riguarda la musica (e per molti versi, nella vita). Io ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta di nascosto, rubando la sua. Quando mi ha scoperto strimpellarci sopra le mie canzoni, piuttosto che arrabbiarsi o sfottermi come mi aspettavo, mi ha spronato a continuare e da lì abbiamo iniziato a suonare insieme. Col tempo ha abbandonato lo strumento per la carriera da farmacista, ma continuiamo a collaborare nella scrittura delle canzoni. Ha un grande spirito d’osservazione che lo porta a offrire sempre degli spunti interessanti per i testi.

Ci racconti la tua esperienza al Rockcontest?
È stata una bella esperienza e una grande occasione. Ricordo di essermi iscritto senza alcuna speranza in un momento in cui avevo finito le risorse da dedicare alla musica. Già era stata una sorpresa passare le prime selezioni, figuriamoci aggiudicarsi un premio. L’ho preso un po’ come un segno: nel momento in cui mi sentivo in alto mare, una canzone di nome Zattera mi è venuta in soccorso, ricevendo il premio Fondo Sociale Europeo, in quell’occasione assegnato al brano che meglio avrebbe espresso la condizione dei giovani d’oggi. Tre mesi dopo ero in studio a registrare.

Ci spieghi che connessione c’è tra il brano e la copertina che hai scelto?
La copertina è frutto di una collaborazione tra Martina Loiola, fotografa leccese e Edoardo Ambroggi, grafico emiliano. Due validissimi e giovani creativi, provenienti una dalla mia terra natia e l’altro dalla mia terra d’adozione. L’idea era quella di far incontrare Martina (con cui avevo già collaborato per “Magica”) con il suo minimalismo, i toni pastello e le simmetrie dei suoi paesaggi urbani e Edoardo, in arte Yogurt (che si sta occupando della parte visuale di questo nuovo singolo), artista digitale che manomette, destruttura e contamina con la sua computer grafica. Il risultato è stato super interessante, fresco e inusuale, che era quello che speravamo di ottenere. Gli elementi che si possono percepire a prima vista, sono quelli che ritroviamo in Zattera: la giovinezza, il movimento, le prospettive incerte, la voglia di bellezza, di viaggio… ma l’interpretazione è libera e molteplice, com’è giusto che sia.

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