Interview: Havah

Abbiamo raggiunto via mail Michele Camorani, già membro di Raein e La Quiete, nonché titolare del progetto post-punk Havah.
Il secondo album sotto questo moniker, ‘Durante Un Assedio’, è uscito da poco per Solo Vinili/Libri e ci è sembrata un’ottima occasione per rivolegergli qualche domanda.

Il progetto Havah, quindi la tua prima esperienza da solista, ha permesso un ingigantimento della tua figura da musicista o per il volgo sei rimasto il batterista dei La Quiete nonché parte dei Raein e dei Distanti?Parlare di ingigantimento è un po’ sproporzionato…anche di musicista direi. In linea di massima le due cose sono piuttosto separate, chi segue Raein e La Quiete non sempre è interessato ad Havah e viceversa, con i distanti ho suonato come batterista sostitutivo, quando a lorenzo (il vero batterista) diventò padre.

Le band con cui hai collaborato quanto e in cosa ti hanno cresciuto professionalmente?

Professionalmente in nulla, umanamente tanto ed in tutto.

Cosa ti ha spinto a realizzare dischi come ‘Settimana’ e ‘Durante Un Assedio’, è stata la voglia di intraprendere un cammino da solo per raggiungere il limite massimo della tua creatività?

Non mi sono mai chiesto il perché, alla base c’è solo una gran voglia di fare. Scrivere e suonare tutto da solo e da zero è una grande soddisfazione e mi diverte molto, l’idea di fare Havah risale a 10 anni fa. Oltre alla sfida personale c’è anche la questione che a nessuno dei miei amici stretti con cui avrei formato un’altra band c’era l’interesse per questo genere.

Di cosa parlano i tuoi testi?

Sostanzialmente di tragedie. ‘Durante un assedio’ è un concept sui suicidi di massa indotti da situazioni di assedio, guerre, occupazioni. Di questi drammi della storia umana ho cercato di analizzare l’aspetto psicologico, inserendo anche sensazioni personali, dell’assedio concepito come situazione quotidiana dovuta ai rapporti, alla società, alla cultura. Sono stato piuttosto pretenzioso non trovi?

Come nasce la collaborazione con Jacopo Lietti dei Fine Before You Came?

Io e Jacopo siamo amici da una vita ed abbiamo sempre suonato e condiviso palchi, ma mai fatto nulla insieme. Prima o poi doveva succedere qualcosa, così è stato con settimana e non escludo future collaborazioni.

Di cosa si nutre Michele Camorani musicalmente parlando? Le influenze maggiori le ritroviamo nei tuoi dischi da solista?

Ho sempre avuto una grande passione per la new wave/dark anni 80 e penso sia piuttosto evidente, i primi Dead Can Dance, Chameleons, Sister Of Mercy, The Sound, Joy Division, sono i gruppi che penso mi abbiano maggiormente influenzato. insieme a questi grandi classici anche tanti piccoli progetti di quella scena newyorkese cosiddetta “shitgaze” che è esplosa e si è esaurita tra il 2008-2009. Gruppi come Blank Dogs, Gary War, Blessure Graves (che poi eran californiani), Crystal Stylts, mi diedero la spinta per concretizzare. Di questo mondo è sopravvissuto quasi niente,tra i pochi gli Horrid Red hanno fatto un disco meraviglioso l’anno scorso che ancora ascolto in continuazione. Un’altro panorama che mi entusiasma parecchio è quello della neo italolo-disco, tipo i College e gli Electric Youth e tutti i progetti di Johnny Jewel: Glass Candy, Chromatics, Desire.

Qual è stato il brano da te composto che ti ha soddisfatto maggiormente e perché?

Sicuramente ‘Demmin’. È stato il brano da cui poi è nato tutto il concept del disco. Mi sono imbattuto quasi per caso su un articolo sul suicidio di Demmin (Germania, fine seconda guerra mondiale) e ne ho voluto sapere di più. La canzone mi soddisfa perchè trovo che la musica rappresenti bene le parole, è piuttosto drammatica

Credi siano tempi bui per la musica italiana emergente o invece ci troviamo di fronte ad una meritata ascesa della stessa?

Credo sia un periodo florido, ci sono tantissime band. Rispetto ad anni fa la situazione è molto più autoreferenziale, il che direi che è positivo, si bada molto di più ai gruppi italiani rispetto a quelli da fuori

Chi sostiene il circuito musicale indipendente saprà che diverse, diciamo pure tante, sono le band di un certo calibro che provengono dall’Emilia Romagna. Ora, credi ci sia una spiegazione plausibile a questo “fenomeno” o si tratta di una semplice coincidenza? Credi sia un caso simile a quello della parentesi fiorentina di cui i Diaframma, a loro tempo, ne sono stati i rappresentanti?

Me lo sono chiesto diverse volte, difficile darsi una spiegazione, e ancora di più fare paragoni con situazioni che per limiti di età non posso aver conosciuto. Comunque prendendo ad esempio la mia città, che è Forlì ed è un buco insignificante, è sorprendente quante cose valide siano uscite e stiano continuando a nascere. Credo che una volta che si innesca un “meccanismo creativo” poi ci sia una sorta di auto-alimentazione e influenza reciproca. In parole povere è più stimolante per un nuovo gruppo crescere in una piccola realtà e situazioni limitrofe dove ci sono persone che si sbattono, organizzano concerti e suonano. Nel mio caso se 17 anni fa non ci fossero stati l’Etna3 di cervia, e il Confino di Cesena, che erano 2 centri sociali occupati di stampo anarchico, dove settimanalmente c’erano concerti, conferenze e quant’altro io ora non sarei qui a rispondere a questa intervista.

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