Interview: Facile

Vengono dalla Brianza e alzano un grido di protesta contro la vita frenetica e vuota che la società moderna cerca sempre più spesso di imporci. Questi quattro ragazzi sono i Facile, e hanno appena pubblicato il loro nuovo singolo Ade personale, la prima canzone scritta in italiano dopo un EP di debutto in inglese. Ecco cosa ci hanno raccontato!

Ciao ragazzi! Vi chiamate Facile, una parola italiana, ma che come si legge sui vostri profili andrebbe pronunciata fèsail all’inglese. Quanta gente vi chiama effettivamente con la pronuncia corretta? Avete optato per questa pronuncia perché i vostri primi pezzi erano in inglese?

Ciao! In realtà “facile”, per quanto sia molto poco usata, è una parola che esiste anche in lingua inglese. Ha un significato simile a quello dell’italiano, ma viene usata quando qualcosa è inteso in modo troppo semplice, quasi superficiale. A noi come nome è piaciuto fin da subito, in quanto lo riteniamo serio se letto in lingua inglese, ma molto ironico se letto in lingua italiana. Per quanto riguarda la pronuncia però alla fine è molto libera, e la cosa divertente è proprio questa: ci è capitato di essere accostati anche alla lingua francese!

Ade personale è il vostro primo pezzo in italiano. Da cosa è stata motivata la scelta del cambio linguistico?

Il passaggio alla lingua italiana è stata una scelta presa un po’ come esperimento e un po’ come sfida per vedere cosa sarebbe uscito. L’idea è nata quando parlandone col nostro produttore abbiamo pensato potesse risultare qualcosa di originale e che potesse avvicinarci di più alle persone che ci seguono.

Avete riscontrato delle differenze nell’approccio alla scrittura delle canzoni passando dall’inglese alla vostra lingua madre?

Di solito si scrive un testo pensando o lasciandosi trasportare da un argomento in particolare. Quindi la lingua con la quale viene espressa l’idea non influenza più di tanto, in minima parte forse. Quello che cambia è il modo in cui si dicono le cose, come la costruzione delle frasi e lo stile utilizzato. Ovviamente quando scrivevamo pezzi in inglese le fonti di ispirazione erano artisti come Jack White, Arctic Monkeys, Queens of the Stone Age. Adesso invece nessuno di loro, non c’è una fonte di ispirazione particolare. Per certi aspetti ora i testi risultano più genuini, un po’ più semplici e un po’ meno poetici. Non pensiamo sia più semplice o più difficile scrivere in italiano piuttosto che in inglese, dato che abbiamo la padronanza di entrambe le lingue. Anzi, paradossalmente forse abbiamo più difficoltà a scrivere in italiano, per il semplice motivo che abbiamo passato parecchio tempo a scrivere in inglese.

In che modo pensate che la “mano” del vostro produttore Andrea Ravasio si sia fatta sentire principalmente nella scrittura e registrazione del singolo?

Sicuramente lavorare con Andrea per noi è stato un passo molto importante. Abbiamo imparato molto con lui, capendo come dare più concretezza alle nostre idee e guardando molto ai dettagli. E poi è un fonico eccezionale, è stato un piacere lavorare con lui!

Ade personale è una canzone che critica in parte la società moderna con i suoi ritmi frenetici e le esistenze vuote. Come pensate che il video rifletta questo messaggio?

Pensiamo che il video di Ade personale sia molto connesso con il significato della canzone: ogni scelta che è stata presa riflette questa cosa. Il protagonista è vittima della realtà oppressiva che vive, e ogni ambito della sua vita ne risente al punto che tutto diventa un gigantesco circolo vizioso. E poi c’è la scelta stilistica di ricreare le diverse ambientazioni in un luogo totalmente neutro, che va a sottolineare ulteriormente quest’aspetto dell’alienazione. Ci teniamo a ringraziare la Dead Poets Production e tutte le persone che hanno partecipato, senza di loro non sarebbe stato possibile.

Avete suonato in parecchi locali soprattutto in zona Milano e Brianza. C’è un posto in particolare che avete nel cuore o in cui vi sentite a casa?

Abbiamo suonato in diverse occasioni e ogni data per noi è stata qualcosa di speciale. Tra tutte le venue probabilmente quelle che vale più ricordare sono il Circolo Ohibò di Milano, dove siamo riusciti a dare il nostro meglio, e il Tambourine di Seregno; ormai abbiamo perso il conto di quante volte ci siamo esibiti da loro, e lì ci sentiamo davvero come a casa ormai.

Quali sono i progetti a medio termine per la band, considerato ovviamente che nel breve termine c’è molta incertezza per la situazione d’emergenza attuale? Avete in programma altre uscite?

Al momento stiamo programmando la stagione estiva, sperando che tutta questa situazione causata dal virus possa finire presto e per il meglio. Ma il nostro anno a livello di uscite non finisce qui, ci sono altre novità in arrivo!

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