Interview: Cristina Erhan

Dalle timide esibizioni solo chitarra e voce del Pending Lips nel 2019, a un trio di singoli negli ultimi mesi che mettono in mostra molta più consapevolezza espressiva, dal punto di vista sia musicale che dei testi. Il percorso di Cristina Erhan è sempre più meritevole di interesse, e siamo stati contenti di aver potuto mandarle via mail una serie di domande per capirne di più, e anche delle sue risposte.

Ti abbiamo vista al Pending proporti solo chitarra e voce, poi ti abbiamo ritrovata con sonorità diverse già dal bel singolo dell’anno scorso e ora con i due di quest’anno. Com’è stata l’evoluzione che portato a questo cambiamento stilistico?

Al Pending Lips è stata la prima volta che ho suonato i miei pezzi davanti ad un pubblico. Di solito ero solo io e la mia chitarra, suonare era qualcosa di intimo per me. Ero quindi ancora agli inizi e non sapevo bene come muovermi. Mi sono buttata all’improvviso in un’esperienza che non sapevo dove mi avrebbe portata. Poi da quel piccolo e accogliente palco di Tambourine si è smosso un po’ tutto e ho fatto delle belle esperienze, che mi hanno portato anche a conoscere meglio Simone Castello. La sonorità diversa è frutto della collaborazione con Federico Carillo e Costello’s e della mia personale evoluzione.

“Ho sei corde da suonare” dici in “Casinò”, quindi la chitarra non l’hai certo abbandonata, e visto che in tutte queste tre canzoni proponi testi intensi e senza compromessi, si capisce che anche questo strumento è un aspetto importante della tua vita, non solo da artista ma come persona, nonostante, appunto, il suono che caratterizza queste canzoni.

La chitarra rimane sempre la mia fedele compagna, è una parte importante della mia quotidianità. Continuo a suonare e scrivere nella mia cameretta, è il mio modo per capirmi meglio e soprattutto per esprimermi. Non sono brava a spiegare a parole quello che provo e la chitarra mi aiuta molto in questo. Riesco sempre a trovare la melodia che esprima esattamente quello che ho bisogno di dire.

Proprio i testi mi fanno pensare che proprio la voglia, e probabilmente la necessità, di metterti in gioco completamente e di non nasconderti più, abbia rappresentato uno dei motori che ti ha spinto a cercare un’espressione musicale che facesse capire a tutti quanto sei convinta di quello che sei e di quello che senti.

Un testo deciso non fa l’effetto dovuto se non è abbinato a una melodia che esprima la stessa decisione. Sono due cose complementari e prese singolarmente funzionano poco. Anzi per me la melodia spesso è più importante del testo, perché riesce a farmi vivere le emozioni. Non mi piace nascondermi, sono una persona molto sincera e lo sono anche nelle mie canzoni.

“Non voglio perdermi più ogni sera al tramonto e guardare giù per scappare dal mondo”: inserire una frase così nella canzone (“Tempesta”) con cui hai portato alla luce il tuo progetto musicale è particolarmente importante, quindi ti chiedo di dirmi quello che vuoi proprio su questo passaggio.

Quella frase l’ho scritta in un periodo un po’ pesante, durante il quale il mio stato d’animo non era uno dei migliori. Il tutto poi è stato appesantito ancora di più dal lockdown. Mi ero accorta che pur avendo un sacco di tempo libero non mi prendevo nemmeno 5 minuti per guardare fuori dalla finestra a guardare il tramonto. Ovviamente la frase ha un senso più ampio, punta al prendersi cura di se stessi, a uscire dal caos della quotidianità per godersi almeno pochi istanti e di smettere di isolarsi dagli altri e dal loro giudizio.

Nell’ultimo singolo “Temporali” è invece importante il fatto che tu non ti faccia nessun problema a dire che la persona di cui sei innamorata è una donna. Ancora oggi non sono molti gli esempi in questo senso, in Italia e non solo, per cui immagino che non sia stata una scelta facile, però probabilmente era inevitabile, sempre pensando all’urgenza espressiva come motore per il tuo progetto musicale.

So bene chi sono e mi sento a mio agio al 100%. Le mie canzoni sono basate sul mio vissuto, sulle mie esperienze e il tema dell’amore viene toccato inevitabilmente. Parlare al maschile mi stonerebbe troppo, non mi sentirei affatto a mio agio. Se non posso essere me stessa nelle mie canzoni, fare musica per me non avrebbe senso. La presenza della comunità LGBT nello spettacolo è poca, almeno per quanto riguarda l’Italia. Negli ultimi anni qualcuno si sta facendo avanti ma comunque non c’è una forte rappresentanza. Io personalmente ho trovato conforto nella musica di Girl in Red o King Princess, spero che qualcuno possa trovarlo nelle mie canzoni.

Dal punto di vista strettamente musicale, trovo che il bello delle tre canzoni sia rappresentato da suoni e arrangiamenti semplici e diretti, ma allo stesso tempo suggestivi e ideali per ambientare ciò che viene detto nei testi. Immagino, quindi, un continuo lavoro di raccordo tra te e il produttore Federico Carillo. Come funziona lo scambio tra voi due?

Federico è stato bravissimo a capire di cosa avevo bisogno. Ha saputo cogliere esattamente quello che mi aspettavo dal punto di vista dell’arrangiamento. Lo scambio tra noi funziona più o meno così: io mi presento con le canzoni chitarra e voce, faccio sentire qualche reference musicale per quanto riguarda la melodia e Federico fa miracoli. Abbiamo lavorato molto con le voci e con suoni di sottofondo per rendere il tutto più dinamico. C’era uno scambio continuo di opinioni e idee e collaborare con lui è stato davvero molto bello.

Cosa possiamo aspettarci ora? Altre canzoni pubblicate singolarmente, o una raccolta, che sia un album o un EP? E per quanto riguarda i live, ora che c’è una piccola speranza che si possa ricominciare?

In questo periodo continuo a lavorare su nuovo materiale. Mi piacerebbe far uscire un EP, diciamo che è il mio nuovo obiettivo. Non sono ancora certa di quello che verrà fuori, ma non ho intenzione di fermarmi. Mi manca troppo l’atmosfera dei concerti, spero davvero che quest’estate si riesca a fare qualche piccolo live all’aperto. Mi piacerebbe molto poter portare la mia musica dal vivo.

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