Interview: Van Kery

Rock’n’roll e tanta carne al fuoco per i Van Kery, band catanese che riesce a far fischiare le chitarre ma senza strafare e senza cadere soprattutto nel banale. Il loro ultimo album ci ha ispirato questa bella chiacchierata. Buona lettura

Ciao ragazzi! Piacere di conoscervi! Raccontateci del vostro progetto, come vi siete formati? Perché proprio Van Kery?

Ciao, il piacere è tutto nostro! La nostra band nasce molti anni fa come “blues band” e come di consueto succede nel jazz e blues, portava il nome del frontman.

Circa tre anni fa dopo aver maturato diverse esperienze in palchi importanti del blues nazionale, abbiamo deciso di scrivere un capitolo nuovo della nostra storia musicale, fino ad allora fatto di cover, e di esplorare nuovi orizzonti. Abbiamo così tolto ogni riserva di genere e scritto in grande libertà. A questo punto abbiamo deciso di togliere il “blues band”, ormai stretto, e quello che poteva sembrare un progetto personale si è consolidato come band, adesso siamo i Van Kery, la band! 

Com’è essere dei musicisti emergenti in una pandemia?

Credo che la pandemia abbia dato a tutti i musicisti, emergenti e non, un’esperienza inimmaginabile. Un musicista senza pubblico è un musicista a metà. I grandi nomi della musica hanno trovato il modo di sfruttare al meglio la rete, mentre gli emergenti come noi purtroppo hanno molta difficoltà nel presentarsi al loro pubblico potenziale senza live. 

Il vostro sound è di sicuro in controtendenza rispetto a tutto ciò che ascoltiamo oggi. Non siete preoccupati per questo? Non credete che la vostra musica sia troppo di nicchia?

Sì, siamo di certo in controtendenza ma nella nostra adolescenza musicale c’è sempre stato il rock e il blues e quando abbiamo iniziato a scrivere è venuto fuori in modo naturale.  

La musica che ascoltiamo oggi, nella maggior parte dei casi, è musica “non suonata”, passateci il termine, niente chitarre (distorte), niente assoli, niente batterie che picchiano, insomma tutto deve rispettare certe regole, la durata, i suoni, il linguaggio. C’è molta uniformità, ma ognuno è libero di ascoltare ciò che vuole e di certo nell’immenso pubblico musicale ci saranno sicuramente degli amanti del Rock come noi. Non sottovaluterei la recente vincita della musica rock a Sanremo!

Quali saranno i vostri progetti presenti e futuri?

Stiamo già lavorando ad un nuovo disco e in un modo ancora nuovo! Nel frattempo continuiamo a sperare che si riparta e si possa portare in giro il nostro disco che non ha ancora avuto il suo esordio live. 

“Chasing me” ha qualche contaminazione (come anche altri brani) quant’è importante per voi sperimentare senza fossilizzarsi troppo su un genere?

Sperimentare è stata la nostra parola d’ordine per “New Life”. Nel cercare cose nuove abbiamo esplorato territori mai immaginati prima, abbiamo addirittura scritto due brani strumentali senza che nessuno di noi lo avesse mai lontanamente pensato! Chasing Me, ne è un grande esempio. Una ballad con diverse anime, il rock, il blues e forse un po’ di psichedelia. Non ci interessa restare imprigionati in un genere, vogliamo fare buona musica, qualunque genere possa evocare. 

Quali consigli vi sentite di dare a band e musicisti emergenti come voi fermi forzatamente in questo periodo in pandemia? 

La ricerca di nuovi stimoli e nuove sfide può tenere alto l’umore e la motivazione. Non avere “una data” può essere davvero demotivante, e allora bisogna darsi altri stimoli. 

Noi stiamo ascoltando insieme tanta musica e stiamo lavorando insieme alla scrittura di un nuovo capitolo che speriamo possa essere interessante. 

Grazie per l’intervista e… Viva il Rock!

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