Interview: Barbara Cavaleri

Dopo sei anni dall’ottimo So Rare da pochi giorni è disponibile il nuovo album di Barbara Cavaleri dal titolo Come una Stella.
Ci siamo fatti raccontare direttamente da lei come è nato questo nuovo album e da cosa lo ha ispirato.

IR: Ciao Barbara è bello sapere che sei uscita con il disco nuovo!
BC: e che sono viva !

IR: che eri attiva lo sapevo ma era più un passatempo, insomma son passati sei anni.
BC: eh si, sei anni di cui uno e mezzo a cercare di capire come fare uscire questo disco.

IR: quindi è nato un po’ di tempo fa.
BC: l’ho chiuso esattamente nel luglio del 2018, poi l’ho finito di masterizzare a dicembre 2018. Dalla chiusura fino al qualche mese fa ho cercato e trovato delle persone che mi hanno chiesto l’esclusiva per capire se potessero piazzarlo loro. Come sempre chi ti chiede l’esclusiva giustamente ci prova però è anche tempo perso al disco, ma va bene: ho scelto io di farlo e ci sta.
Sapevo benissimo che sarebbe passato del tempo dalla realizzazione all’uscita e sono contenta di com’è andata, penso che visto come sta andando godrà di una sua dignità.

IR: la grande sorpresa è che sei tornata a cantare in italiano, come mai questa scelta ?
BC: guarda, quando ho cominciato a scrivere la prima canzone, Le parole, immagino avessi in corso un processo di “naturalizzazione dell’essere” e di conseguenza il fatto che io stessi vivendo qui(in Italia ndr) ormai da cinque anni radicata e con una famiglia, era necessario che le cose che avevo da dire le capissero tutti. In quel periodo non sapevo nemmeno esattamente come e dove avrei pubblicato quel disco quindi credo molto nel fatto che bisogna dire, scrivere e fare quello che ci si sente di fare.
Poi quello che succede dopo è un’altra storia, quindi non è stata una scelta meditata c’era e c’è un bisogno di comunicare ed essere capita, quindi per me è stata un’esigenza naturale.

IR: quello che pensavo è che con l’inglese potevi arrivare oltre i confini italiani.
BC: bhe sì, quello sicuramente, mi sono tolta quella possibilità, però adesso la storia che sto comunicando ci tengo a esporla qui dove vivo. Credo anche che se un mondo attrae, qualcosa arriva anche fuori anche se la lingua può essere anche un limite, questo è innegabile.
In questo progetto c’è tanto, c’è un’immagine c’è un personaggio interpretato attraverso il mio corpo, questo è un concept album, potrebbe attrarre solo per quello.

IR: la cura dell’immagine, hai fatto una cosa quasi cesellata, molto mirata che l’altra volta non avevi fatto.
BC: anche questo è un percorso, da quando è uscito So Rare ad oggi sono cambiate tantissime cose intorno a noi, soprattutto per chi è chi vive la musica in maniera indipendente. Ci si deve sporcare le mani tutti i giorni per capire esattamente come poter veicolare il proprio mondo al pubblico e crescere sempre un pochino di più ogni giorno.
Da un lato è stato una necessità perché questo disco è essendo un ambientato nel futuro, in un contesto che si chiama Novastar che è una città immaginaria in una dimensione futuristica lontana da noi. Io l’ho immaginata nello spazio in mezzo al nulla come se fosse un’isola che fluttua è un po’ una proiezione fantasiosa di quello che io mi immagino di tutti gli aspetti dell’odierno esagerati esacerbati portati all’estremo.
Un po’ mi è venuta naturalmente questa storia e questa ambientazione, forse perché dentro di me nella realtà a volte tutto ciò che mi circonda è una sfida nel bene e nel male. La mia necessità è stata quella semplicemente di portare alla luce quello che stava nascendo dentro di me e quindi una storia immaginaria rispetto ai temi attuali proiettata nel futuro ed è così che è nata non l’ho costruita, è stato un parto naturale interiore.
L’immagine è stata curata perché è quello che racconta: una donna nel futuro che deve sottostare alle leggi di bellezza estetica di progresso obbligatorio di sviluppo a 360 gradi sia dell’essere umano che dell’ambiente che la circonda, però questo ovviamente lascia anche dei vuoti interiori.

IR: dà l’impressione di essere una vita di una modella: un oggetto fuori e tanto dentro.
BC: sì esatto sono contenta che arrivi.

Copertina


IR: per realizzare Come una Stella, ti sei circondata di diversi collaboratori come Ferruccio Spinetti, Lele Battista e Davide Rossi oltre al solito Leziero Resigno.
BC: dei miei collaboratori è rimasto solo Leziero Resigno in qualità di batterista e percussionista, questa volta non ha più prodotto, è stato due giorni in studio a fare questo lavoro: quello di stare al ritmo, in questo Leziero è inconfondibile e pazzesco. Stavolta ho lavorato alla produzione con un’altra squadra tra cui anche Fabio Mercuri e Simone Pirovano.

IR: quindi una squadra totalmente rinnovata.
BC: ho scelto un’altra squadra non perché io l’abbia voluta scegliere per forza, ma perché è successo così, quando ho iniziato a scrivere i pezzi e li ho pre-prodotti avevo bisogno di capire chi avrebbe voluto produrre questo disco artisticamente. Ho cercato una persona che volesse farlo veramente, dopo vari contatti ho trovato Fabio, che è stato interessato a sapere quello che stavo facendo. A lui è piaciuto molto il progetto e i pezzi, su alcune canzoni è coautore. Con me ha cesellato il lavoro finale su alcuni punti di scrittura poi ha avuto l’dea lui di approcciare Simone Pirovano e abbiamo formato una squadra che ha lavorato insieme alla produzione del disco.
È stato molto interessante lavorare con due produttori con due anime completamente diverse: Fabio si è un po’ misurato con la produzione, lui nasce come cantautore, musicista e chitarrista quindi gli arrangiamenti li ha curati lui, invece la produzione l’ha curata Simone Pirovano. È stato molto interessante lavorare così, per questo disco era perfetto, è stato il suo vestito migliore, sono molto contenta.
Per quanto riguarda gli ospiti, Ferruccio è un amico e non vedevo l’ora di coinvolgerlo da qualche parte e sono riuscita a farlo su Come una stella, che è un brano di Fabio, ed è l’unico brano da interprete che c’è nel disco.
Nello stesso brano c’è anche Lele Battista, era perfetto per loro lui ha impreziosito il brano col suo piano.
Per quanto riguarda Davide ci eravamo conosciuti a Londra dove abbiamo degli amici in comune e gli ho chiesto se volesse collaborare. Anche a lui son piaciuti molto i brani, è stato tutto molto spontaneo anche se a distanza, un po’ freddina se vuoi ma è andata lo stesso bene.

IR: quindi questa volta sei riuscita a non usare il crowdfunding e sei riuscita a camminare con le tue gambe.
BC: già, diverse persone che hanno scelto di lavorare su questo progetto lo hanno fatto per passione e io ho prodotto e ho avuto un grande supporto dei miei collaboratori, questo è stato fondamentale.

IR: i brani usano diversi stili, li hai scelti a tavolino o sono “usciti” man mano che componevi?
BC: sì nel senso che è stato un viaggio molto liberatorio questo disco e dal punto di vista artistico, non ha nulla a che vedere col mio passato. E’ anche per questo che ho avuto bisogno di un cambio di immagine molto forte e come se fossi un po’ rinata e lo auguro a chiunque cerchi di fare un suo cammino perché non è tanto descrivibile questa cosa.
Mentre si scrive negli anni si viene circondati da persone che producono e che ti supportano, però danno sempre un po’ la loro impronta in quello che fai nel bene e anche nel male. Credo che nel mio caso ci fosse la possibilità di scrivere in una libertà di composizione sul filo narrativo, quindi semplicemente prendevo lo strumento che sentivo adatto, la chitarra il piano o solo le voci o un beat e componevo la canzone così, in maniera spontanea. A volte sono partita dal testo, altre dalla melodia.
Però se ti dovessi dire che ho lavorato con un cesello decidendo il genere questo no, sono usciti così come venivano e poi con l’arrangiamento e la produzione artistica siamo andati a ritagliare un bel cappotto.

IR: alcuni brani hanno un cambio di passo al loro interno non sono lineari.
BC: su quello ho lasciato libero molto Simone di applicare queste scelte, siamo in un contesto che parla di una dimensione lontana da noi e lui su questo si è addentrato al 100%. Trovarne di collaboratori che capiscano esattamente quello che vuoi dire!

IR: invece del singolo In lattina, è stato semplice iniziarla e finirla? mi sembra il brano più catching dell’album.
BC: è stata una canzone che è piaciuta molto a Fabio, su quella abbiamo lavorato insieme dopo la mia scrittura, abbiamo cesellato la melodia e un pochino l’apertura del ritornello quindi è stato reso ancora più catch rispetto alla prima versione dove c’erano dei punti un po’ più stranianti rispetto a quella che è oggi. Però poi ho convenuto il fatto che ci fosse bisogno di un’apertura maggiore e quindi ci abbiamo lavorato, non tantissimo, ripeto il brano era già scritto quindi l’abbiamo cesellato il suo spirito era già quello e per me era l’incipit di quello che volessi dire di questo mondo.

IR: e invece Contemporaneo parla di cose attuali: l’innalzamento delle barriere ad esempio, forse è l’unico brano che tocca la realtà dei nostri giorni.
BC: sì guarda anche qui è come se io avessi acceso una macchina del tempo e in essa io avessi vissuto un sogno lucido riguardo a quello descritto. Ovviamente quello che io vivo e sento nella nostra realtà è quello che mi ha influenzato. Diciamo che non vorrei fare una critica sociale troppo spinta per questo ho deciso di discostarmi dall’odierno ma di creare un mondo parallelo.
In questo mondo parallelo non si accoglie il diverso perché fa paura è semplicemente un ostacolo per il progresso di questa città quindi come tale viene addirittura messo fuori, come in un girone dell’inferno, fuori da questo nucleo lucente che è Novastar, io lo immagino come un deserto come un girone dantesco su questa stella del futuro. Ovviamente sono influenzata da quello che succede io sono molto colpita da quello che ci sta succedendo come essere umani, mi auguro che questo pezzo faccia un po’ riflettere.

IR: sì certo mi sembrava quello tra virgolette più impegnato
BC: non lo so, direi spontaneo nella scrittura e ci tengo molto a questa canzone, l’ho scritta con molto impegno, forse quella che mi ha preso più tempo nella scrittura.

IR: invece da arrangiare qual è stato il brano più ostico?
BC: ostico… ma sai di ostico non c’è stato nulla, sono sincera, non è per essere estremamente positiva, però i ragazzi hanno apprezzato molto il progetto, loro si son divertiti e quando Fabio non aveva voglia di arrangiare, lo faceva Simone si sono passati la palla e io ascoltavo, E’ stato un dialogo a tre su tutti i pezzi. Devo dire che non c’è stata nessuna difficoltà, c’è stato piuttosto l’apporto più di uno più di un altro, però anche su questo c’è un forte equilibrio nel disco.

IR: anche inserire i loro contributi non è stato un problema.
BC: no assolutamente a me piace lavorare così con le persone.

IR: hai in previsione di fare live, sai già qualcosa?
BC: sì ho una data il 25 marzo al Garage Moulinski è un mercoledì questo locale è nuovo e fanno musica tutte le sere.

IR: dov’è?
BC: è in zona Certosa a Milano, poi ci saranno altre date, ma siccome mi occupo tutto da sola non è semplice. Ora ho trovato una persona che mi dà una mano, appena ho qualcosa di più concreto ti avverto!

IR: ok grazie mille e a presto!
BC: grazie a te!

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