Interview: Inigo

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Inigo, cantautore pugliese che ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Lucio che è proprio quel Lucio Battisti, un nuovo inizio sotto l’ala di Matilde Dischi (la stessa etichetta dei Legno) per tutti quelli che lo ascoltavano anche prima che finisse su Spotify, e per chi fa parte degli ultimi romantici.

Ciao e benvenuto su Indie Roccia. Hai voglia di fare una breve presentazione per i nostri lettori che ancora non ti conoscono?
Io sono Inigo (all’anagrafe), un cantautore indipendente con 10 anni di musica alle spalle tra dischi, premi, concerti e collaborazioni, che spera di averne tanti e tanti altri davanti a se.

Parlaci un po’ della tua formazione artistica. Ti sei diplomato al C.E.T. di Mogol. In che modo sei stato arricchito da questo ambiente accademico?
Il CET è stato il primo salto al buio della mia carriera , era il 2006 ed ero agli inizi, avevo tante cose da imparare e il contatto diretto con dei professionisti (Mogol su tutti) in quel momento è stato quello che mi ci voleva sia da un punto di vista didattico che umano, poi ci sono entrato tramite una borsa di studio della SIAE e questa cosa ha fatto bene alla mia autostima.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato il tuo modo di fare musica?
Se devo stringere la cerchia dico Battisti, Vasco, De Andrè e Rino Gaetano ma in realtà sono tutt’ora influenzato dalla musica anni ’90, dai cantautori degli anni zero, dal brit-pop e anche dall’ondata it-pop degli ultimi anni.
4. Parliamo del tuo processo creativo. Come è nato Lucio? E’ nato partendo dal ritornello, dalla metafora di Spotify orfana del suo repertorio fino a poco tempo fa, il resto è venuto di conseguenza.

Qual è la canzone di Battisti che maggiormente ti rappresenta?
L’aquila” senza dubbio, quella che fa: “…come un’aquila può diventare aquilone? che sia legata oppure no, non sarà mai di cartone…”

In che modo Spotify ha cambiato la vita degli artisti, in meglio e in peggio? Torneresti all’era pre-streaming?
No, non tornerei all’era pre-streaming perché nel bene e nel male preferisco guardare avanti piuttosto che guardare indietro. Il cambiamento sostanziale è che prima si correva dietro alle radio, adesso si corre dietro alle playlist (che da certi punti di vista sono più democratiche), ma la sostanza è la stessa… poi ci sono meno introiti ovviamente perché i dischi sono diventati oggetti da collezione e non più supporti imprescindibili, però ne sta traendo giovamento la musica live o almeno cosi sembra, quindi tutto ok.

Quali sono i tuoi progetti per il nuovo anno?
Far uscire nuova musica e portarla in giro dal vivo.

Qual è la domanda che non ti ho fatto ma che avrei dovuto farti?
Vuoi una birra? Si grazie!

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