Dirlinger: due brani, un 45 giri e quel ritorno a casa
Avevamo conosciuto Andrea Sandroni, il cantautore (anzi contastoriae marchignolo) come ama definirsi lui. E dentro la provincia italiana, quella sempre un poco ai margini delle luci di scena, il suono si fa denso di sintesi e di bellezza folk, di quella ferrosa ai bordi che ci ricorda un Neil Young o uno Springsteen in versioni solitarie. Dirlinger pubblica un 45 giri ed è tutto così affascinante… due nuovi brani dal titolo “La città ideale” e “Il vecchio e il mare” – quest’ultimo ovviamente raccolto dal celebre romanzo di Hemingway. Ragionando sulle proprie zone di confort… come questa copertina, in bilico tra la fortezza di una casa e l’infinito di un mare aperto…
Una produzione che ci porta dentro i dettami lo-fi che hanno fatto
scuola… qui si torna davvero negli anni ’70 o sbaglio?
Sì, ma non solo: c’è tanto anche di una certa produzione alternative-indie folk anni Novanta e 2010: penso all’internazionale Elliott Smith, o al nostro Filippo Gatti. Tutta roba che forse però non ci sarebbe stata senza i folkman degli anni Settanta: a partire dal Bruce Springsteen di “Nebraska”, passando all’eclettico Nick Drake, fino ad arrivare a Bob Dylan e alla tradizione precedente.
Parlaci di questa produzione: ti immagino in una camera, fili e
microfoni e un nastro registratore… quanto sono lontano?
È tutto questo, ma con una DAW al posto del registratore. È poco romantico, ma bisogna essere onesti, anche per rispetto di tanta sperimentazione che musicisti, cantautori e produttori stanno facendo di questi tempi, ripescando i vecchi TASCAM e strumentazione analoga.
Perché una scelta simile? Che cosa sta a significare?
È successo un po’ per caso: stavo provando questa nuova DAW e, per concentrarmi sulla sua interfaccia, ho registrato qualche brano scritto tempo fa, rimasto lì. Praticamente ho registrato una versione live – coi suoni portati in giro in quest’anno e mezzo – di due inediti, con qualche sovraincisione. Mi è piaciuta la piega che un po’ per caso avevano preso questi due pezzi ritirati fuori dal cassetto, e ho deciso di lasciarli alla luce.
L’elettronica e le macchine dunque non arriveranno mai nel tuo suono?
Ci sono, dalle prossime cose che usciranno. Certo, a modo mio, più ammiccando a una certa tradizione piuttosto che in una certa tendenza odierna. Ma ci saranno.
Un vinile 45 giri poi… una scelta davvero affascinante. Anche una
cassetta?
Pur essendo un appassionato collezionista di vinili, non ne avrei fatti. Li ho fatti perché mi è stato chiesto, e ho accettato di buon grado. Da questo punto di vista sono uno spocchioso purista: credo che il vinile avesse ragion d’essere finché quello era il miglior modo di fruire musica. Oggi lo trovo estemporaneo. Ascolto vinili di quaranta o cinquant’anni fa per percepire la sensazione che si poteva provare ascoltandoli, ma oggi abbiamo la possibilità di restituire sui dispositivi una precisione di registrazione da far immaginare all’ascoltatore di essere lì per lui a suonare. è un peccato privarsene. Ancor più assurdo dei nuovi vinili mi sembrano i nuovi CD, ed è per questo che per future pubblicazioni di maggiore lunghezza mi piacerebbe fare delle musicassette, anche perché credo possano aggiungere un effetto utile alla nuova musica che sto facendo.
Sarà questo il tuo nuovo linguaggio?
Prossimamente, direi che uscirà qualcosa che sia in linea con questo, anche se differente in altri aspetti. Già soffro di sindrome dell’impostore, reputando di ripetere posticciamente delle cose già dette da altri meglio di me; se dovessi addirittura arrivare a ripetere me stesso, tanto varrebbe che tacessi!



