Brumale, Leva, Sixth June @ Tank_serbatoio culturale, Bologna

Mi mancavano queste gotiche atmosfere, i pizzi e le calze a rete, la pelle e l’ecopelle.
Mi mancava questo ambiente scuro e confortante.

C’era una volta il Mikasa che ospitava la scena post punk, new wave e dintorni. Ma il mondo cambia, mutano i luoghi e le persone e forse va bene così. Il Mikasa non esiste più, è diventato Tank, uno spazio alternativo altrettanto valido, con proposte musicali di notevole livello; e le serate dedicate al genere di cui sopra trovano ospitalità in altri posti della città.

Hei tu, abbandona il “momento nostalgia”! No, ci sguazzo dentro. In tutti i sensi. Perché? Perché questo giovedì 5 marzo promette un ritorno al passato: al Tank suonano Brumale, Leva e Sixth June e mi sento ai tempi del Mikasa, e poi perchè le sonorità in cui ci si stiamo per immergere sono sempre quelle di derivazione eighties a cui il mio cuore appartiene.

Alle 21 circa salgono sul palco i Brumale, giovane band dei pressi di Firenze. Non li conoscevo fino a poco prima, ma il lato positivo di questi anni ’20 è la possibilità di immediata fruizione, del “tutto a portata di mano” (c’è anche il rovescio della medaglia, “the dark side of“, ma non è questa la sede per tirare il pippone) e, quindi, li ho ascoltati ed apprezzati.
I Brumale sono voce, chitarra, basso e batteria che muovono i loro passi dal post punk per virare in territori gothic rock e noise.
E ‘evidente fin dai primi minuti che sarà un live bello bello tirato e infatti la loro presenza scenica non ha nulla da invidiare a band di lungo corso, anzi.
Rimango catturata da ciò che accade sul palco e sotto il palco: si è in continuo movimento.
Assistiamo ad una narrazione tardo romanica:”No loss, no gloom, no roses profume, no flames, no yard, no disregard, no scares, no sounds, no stifling bounds, no harm, no fear, no choice of drear…” (Graves grow deeper), un pezzo ipnotico e narcotico.
Questo live scivola via che nemmeno ce ne si accorge.

E’ il turno di LEVA. Progetto solista di Leonardo Cannaella (chitarra, voce, effetti), affiancato nei live da Stefano Menghini al basso.
L’ho conosciuto al tempo dei Bestrass (siamo in ambiente shoegaze) e ritrovato come LEVA in una veste nuova, pur sempre eterea. Qui il post punk diventa espressione diretta di conflitti interiori, emozioni intense ed impulsi che si trasformano in sonorità maggiormente malinconiche. Chitarre dreamy unite alla profondità della voce regalano frammenti melodici suggestivi, che si evolvono in dilatazioni cupe e sognanti.
Mi guardo intorno e vedo, ma soprattutto sento, che non sono la sola caduta in una condizione di trascendenza.

E’ tempo di una piccola pausa prima dei Sixth June, gli headliner della serata. Duo elettro wave pop o synth wave se preferite, di origine slava e residenti a Berlino. Composti ed eleganti, è un attimo che il Tank diventa uno spazio intimo e ci si ritrova sotto l’effetto di un incantesimo seducente, dove i confini tra danza e compostezza diventano labili, grazie a suoni sinteci che alternano ora episodi dancy, ora momenti siderali.

Il giorno dopo sarà venerdì ma non ha imporanza, conserverò per giorni lo stato d’animo strasognante che questa serata mi ha lasciato.

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