Welcome Back Sailors + Winter Dies In June @ Aperitheatre, Fontanellato (PR)

L’appuntamento del 9 maggio per la rassegna Aperitheatre di Fontanellato metteva davvero l’acquolina in bocca. Welcome Back Sailors e Winter Dies In June, accoppiata da urlo che rendeva particolarmente imperdibile questo tardo pomeriggio nella provincia parmense. L’orario era poi molto comodo anche per me che venivo da Milano, quindi non c’erano proprio scuse. Già ho capito di aver fatto la scelta giusta quando ho visto la location: di solito, i concerti si tengono all’interno di un teatro, come da nome della rassegnaa, ma visto che a maggio c’è bel tempo, il tutto era trasferito all’aperto, nella suggestiva e raccolta cornice di Piazza Verdi. A contornare lo spazio concerti, un buffet per l’aperitivo amplissimo, molto ricco e valido anche dal punto di vista qualitativo, con un’interessante scelta anche delle bevande, tra le quali spiccavano due birre artigianali di buona qualità del Birrificio Legnone di Dubino (SO). Il clima era poi ottimo e insomma, c’erano tutti gli ingredienti per un paio d’ore da ricordare.

wdij

Era la sesta volta, se non ho sbagliato i conti, che vedevo dal vivo Alain Marenghi e Filippo Bergonzi, tra Isabel At Sunset, Vancouver e Winter Dies In June. Sapevo benissimo, quindi, cosa aspettarmi, ovvero un perfetto equilibrio tra suono e melodie cristallini e sensazioni emotivamente intense. In questo caso, il secondo aspetto è stato particolarmente in evidenza: la band era molto carica e lo si notava anche dall’atteggiamento stesso sul palco, oltre che da ciò che usciva dalle casse. Fin da subito i cinque non si sono mai risparmiati e hanno dato tutto se stessi, tra una manciata di brani dal disco dell’anno scorso, un paio di canzoni nuove e una cove riuscitissima di Good Fruit degli Hefner. Ampio spazio è stato dato ai proverbiali stacchi strumentali della band, con ganci melodici micidiali e il modo subito riconoscibile nel quale avvengono sbalzi di intensità sonora. C’è poi un’ulteriore presenza a impreziosire il tutto, quella di Sara Loreni, brava cantautrice sempre di Parma che farà uscire un disco dopo l’estate per il quale è lecito nutrire aspettative alte. Sara ha prestato la sua voce per A Workable Thing sul disco dei Winter e ha fatto lo stesso sul palco, unendosi alla band anche per la citata cover finale. Ovviamente nel corso del disco il lavoro delle due chitarre nell’interagire tra loro e scambiarsi i ruoli, l’efficacia delle sezione ritmica e l’espressività vocale di Alain non hanno perso un colpo, ma ormai quando si parla dei Winter, certe cose dovrebbero essere date per scontate, anche se è comunque bello constatare come ogni volta si verifichino puntualmente.

Era la prima volta che vedevo dal vivo i Welcome Back Sailors. In questo tour il duo composto da Alessio Artoni e Danilo Incerti è accompagnato dalla stessa Sara Loreni e dal batterista Francesco Sgorbani. Danilo, Alessio e Sara suonano tutti le tastiere, il primo è anche il cantante e gli altri due in diverse occasioni si destreggiano alla chitarra e/o al basso. Un set molto vario, quindi, e soprattutto che in questo caso mantiene l’alto tasso di grinta di quello precedente. I suoni sono sempre piuttosto spinti senza mai risultare esagerati o invadenti, la ritmica mantiene sempre alto il tiro dei brani e i quattro si muovono sul palco come se questo concerto fosse una questione di vita o di morte. Sono davvero belli da vedere, oltre che bravi, e la voce di Danilo si fa sentire come è giusto che faccia con un’impostazione strumentale di questo genere, ben coadiuvata da quella di Sara, che fa una gran figura anche quando è la sua a essere quella principale. Le canzoni sono quasi tutte prese da Tourismo, che del resto è il disco che si presta meglio a un live del genere, quindi è giustissimo così. Anche qui è da ritenere abbastanza ovvio il fatto che il suono e la parte ritmica siano anche piuttosto vari e dinamici, con le tante soluzioni sfoderate nel corso del live che hanno rappresentato sempre le scelte giuste per valorizzare i singoli brani. Una menzione particolare la merita Act Like You Are Crazy, che energizzata così è particolarmente irresistibile.

Un doppio concerto nel quale è stato tutto semplicemente perfetto sotto ogni punto di vista e che mi ha dato ancora più certezze sul fatto che ho ragione io a adorare queste due band e che invece chi non si interessa alla loro musica si sta perdendo qualcosa di importante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *