Thegiornalisti @ Alcatraz

Alcatraz, Completamente Sold Out. In tutti i sensi. Un nuovo album che già dal nome non lascia trasparire dubbi sul messaggio lanciato dalla band: “abbiamo deciso di spaccare“. Mentre l’Alcatraz inizia piano piano a riempirsi di gente, penso che non so quanti dei presenti fossero al Tunnel un anno fa, io c’ero allora e ci sono adesso, e posso confermare che, vedere tutte queste persone radunarsi fronte palco mi rende un pochino fiera, posso dire di averli visti crescere (istinto materno per la musica).

Inizia il concerto, in apertura Federico Russo e il Nongio (aka Francesco Mandelli) iniziano a suonare spacciandosi per International band coverizzando Arctic Monkeys, Kasabian e altro Brit pop.

I due se ne vanno, attimi d’attesa e iniziano a sentirsi delle note (con dispiacere non sento l’Antonellone nazionale, con il quale erano soliti aprire i loro concerti), il pubblico inizia a urlare e capto una strana tensione: sarà tutta questa gente, sarà che mi mancavano i Thegiornalisti e mi mancava il loro sound, così dannatamente anni ’80. Sono nata nell’epoca sbagliata, lo dico da sempre.

I componenti iniziano a salire sul palco e per ultimo arriva Paradiso, che inizia a cantare. Fatto di te: un grande inizio. L’adrenalina si sente, suonare su un palco così grande è di certo un passo importante. La voce a tratti trema, ma con il sostegno del pubblico si fa sempre più sicura e ferma: eccoli i Thegiornalisti, sono tornati.

La scaletta della serata amalgama bene pezzi da tre dei quattro album del gruppo romano (come nel tour precedente, Vecchio è escluso). Noto con un dispiacere consapevole quanto il pubblico sia molto più preparato sul nuovo album, io al contrario non mi sono studiata per bene tutti i nuovi pezzi.

Paradiso intrattiene poco il pubblico, non si può negare l’arroganza e la spocchia che traspaiono dal cantante, non brilla certo di simpatia e non si spreca a parlare con il pubblico, che sembra fregarsene e continua a ballare e cantare.

Le canzoni scorrono e le mie corde vocali iniziano ad accusare un po’ di affaticamento (si, sono una di quelle che ai concerti canta, canta forte), dopo Non Odiarmi scendono dal palco preparandosi per il bis.

Risalgono acclamati con passione dal pubblico: ricominciano con Per Lei e le voci si alzano. Subito dopo parte Promiscuità il singolo più conosciuto dello scorso album, Paradiso scende fra il pubblico e me lo ritrovo di fronte, cantiamo insieme il ritornello “le gambe abbronzate, le tette sudate le mani sul culo” e di mani sul culo credo ne abbia sentite parecchie vista l’alta percentuale di ragazzine presenti (ammetto anche io, di essere affascinata dal baffo romano) .

Il gruppo si ricompone e sappiamo tutti cosa sta per succedere, infatti arriva l’attacco di Completamente cantata a un’unica voce da tutto l’Alcatraz: un’esplosione pura.

Salutano e se ne vanno, e nuovamente con dispiacere non sento Daniele Groff che canta “tu sei la mia isola, sei tu la mia America” ma Balla, un brano dello scorso album, e qui subito mi ritrovo ad un bivio: l’ha fatto perché è un inguaribile narcisista o per godersi da fuori il pubblico ballare e cantare le sue canzoni?

Alcuni se ne vanno, altri restano a cantare e ballare anche questa. L’Alcatraz si svuota e io salgo in macchina; prima di partire mi fermo un attimo a pensare. Strano come Tommaso Paradiso risulti così fastidioso, quasi da spingerti ad odiarlo. Poi però, scrive quelle canzoni, e non lo si può non perdonare, un fiume di ricordi mixati in modo da farti venire quella nostalgia che ti lascia con un mezzo sorriso e una lacrima. Quella nostalgia “vintage” che Tommaso Paradiso ha fatto piacere a tutti.

Diciamolo, per quanto vada di moda sminuire la musica Pop [hypsteria (cit.)] , i Thegiornalisti l’hanno reinventata un po’: il loro è un pop nostalgico e vintage che ti avvolge completamente.

Si, non ho più alcun dubbio: è stata una figata.

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