Giorgieness – La Giusta Distanza

GENERE: rock

PROTAGONISTI: Giorgie D’Eraclea (voce e chitarre), Davide Lasala (chitarre e pianoforti), Lou Capozzi (batteria), Andrea De Poi (basso).

SEGNI PARTICOLARI: Primo album per il progetto capitanato da Giorgie D’Eraclea. Giunge tre anni dopo l’EP Noianess, anni nei quali l’attività live è stata molto intensa.

INGREDIENTI: Partiamo dal suono: il disco è stato registrato su nastro magnetico e quindi in analogico, e ha un che di ruvido, graffiato, caldo. Fin dalla prima traccia (Sai parlare) si intuisce che stiamo per ascoltare qualcosa di potente, ma è con K2 che i Giorgieness alzano l’asticella e aprono la diga: K2 è un muro di distorsione, pulsato dalla batteria secca e incalzante, travolgente. C’è tutta la rabbia, la potenza, l’amarezza di una delusione (“mi illudevo soltanto che […] se il mondo mi fosse caduto in testa tu con le mani mi avresti protetta”). Ogni traccia è uno stato d’animo autobiografico, raccontato in modo urgente e immediato, personale e universale. Brividi/lividi ci trascina in una lotta a due e ci trasmette tutti i colpi attraverso schiaffi di chitarra e batteria, per poi lasciarci cullare dalle carezze di Non ballerò. Quali sono gli ingredienti che rendono possiblie questa miscela esplosiva? Anzitutto la potenza e l’energia della voce di Giorgie, sorretta dalle chitarre aperte, ruggenti, distorte, solide di Davide Lasala (che ha curato anche arrangiamenti, missaggio e produzione dell’album), il traino da carrozza motrice della batteria di Lou Capozzi (piena, secca, trascinante, esplosiva), e il basso diffuso, avvolgente e rigoroso di Andrea De Poi. Ma La Giusta Distanza è un risultato maggiore della somma delle parti. È il lavoro di una squadra, di un gruppo di artisti, amici, professionisti del settore che hanno creduto nel progetto Giorginess – nell’essenza sostantivata di Giorgie – senza perdere “la giusta distanza” fra lavoro e gioco. E il risultato della somma dà una cifra alta, tanto quanto il volume a cui dovete ascoltare questo disco.

DENSITÀ DI QUALITÀ: Accade, a volte, che un disco rimanga attaccato alle orecchie. È quello che può capitare con un lavoro come La giusta distanza. Perché resta appiccato alle cuffie, ai lettori CD, nei player? Nel caso dei Giorgieness le ragioni sono molteplici. La più semplice è che da tempo mancava una voce rock femminile italiana, e con rock intendiamo quello più autentico senza ismi, trattini e distinguo. Semplicemente rock. Il fatto è che la voce di Giorgia D’Eraclea non è una voce qualunque: è potente, aperta, graffiante e carezzevole, incredibilmente matura per una ragazza di 24 anni. “Così piccola che mi puoi calpestare” dice lei in K2, piccola solo fisicamente perché quel corpo minuto con i capelli infiammati è una boccetta di nitroglicerina. Ad ascoltarla dal vivo non ci sono dubbi, si respira tutta l’energia contagiosa di questa ragazza, di questo talento che non è solo voce straordinaria ma grande capacità di scrittura. Semplice, diretta, potente: le sue liriche sono come un’onda, raggiungono dirette e trascinano, emozionano. Può succedere che si diventi gelosi delle proprie scoperte musicali, si vorrebbero tenere segrete in un cassetto, tutte per sé. Ma Giorgieness non è un progetto che può restare in uno spazio stretto. Ha bisogno di palchi larghi, di folla che canta all’unisono a braccia alzate, di sudore e salti. Perché è in questa dimensione che vorresti ascoltarli. Le cuffie sono troppo strette per Giorgieness. Il disco è denso di pezzi che restano in testa, nelle gambe e nel petto, ma forse il suo apice lo raggiunge con Lampadari, brano già presente nell’EP del 2013. Proprio ascoltando questa nuova versione, a 3 anni di distanza (la giusta distanza?), che si capisce che oggi Giorgieness è un progetto non solo maturo, ma interessante. Qui c’è carattere, c’è emozione, il suono è denso, le chitarre sono stratificate, aperte, sporche, percosse, energetiche. Il pezzo ha una dinamica perfetta, raggiunge il fondo della testa, carica l’attesa come ci guardasse dal basso verso l’altro ansimando per poi scagliarsi con una potenza di suono perfettamente compatto: chitarre voce basso batteria, un pugno stretto che sa dove e come colpire. Basta ascoltare questa traccia per rendersi conto che i Giorgieness hanno chiaro cosa vogliono dire musicalmente, e non solo dicono qualcosa di qualità, ma dicono qualcosa di rilevante oggi, nel panorama italiano. La Giusta Distanza non sarà un disco che scrive una nuova pagina della Storia della Musica in assoluto, ma è sicuramente un disco da portare via da questo 2016. Con le sue piccole imperfezioni (“Dovrai volermi con tutte le smagliature del caso” canta Giorgie, proprio in Lampadari) questo disco si fa amare al primo ascolto, che deve essere prima di tutto di cuore e di pancia. E dal primo ascolto vi resterà addosso. Vi sarà impossibile mantenere “la giusta distanza”, ci cascherete dentro.

VELOCITÀ: 11 tracce, circa 40 minuti da respirare in corsa, alla velocità di un treno sulle montagne russe: fra carezze e colpi di mitraglia, l’album ha un ritmo che non lascia indifferenti. Allacciate le cinture.

IL TESTO: Non ci vuole molto tempo per trovarsi a cantare con lei le strofe di Non ballerò (“e lo so che sono nuda se mi guardi / siamo ancora a questo punto dopo anni / e canto ancora anche se mi hanno tolto gli occhi”), K2 (“E sapeva fare / cose che tu non puoi immaginare / come chiedermi di restare / ma io non dormo con nessuno”) o Lampadari (“Quando la ruggine che abbiamo addosso / rendeva impossibile abbracciarci / e sterili i nostri tentativi di ferirci”). E non è cosa da poco, e nemmeno da tutti.

LA DICHIARAZIONE:Mi sono interrogata spesso sul fatto che ci fosse o meno un messaggio dietro a ciò che faccio. E se ce ne fosse uno per davvero credo sarebbe un consiglio spassionato: siate sempre veri e non abbiate paura delle emozioni. Io le urlo da un palco, ma nella vita di tutti i giorni seguo un po’ la stessa filosofia, dare tutto, che faccia bene o faccia male, voglio essere esattamente ciò che sono. Siate sempre ciò che volete essere e non ciò che vi viene richiesto, se non vi fa sentire a posto con voi stessi. Non c’entra strettamente con la musica, ma ecco cosa potete trovare in quello che facciamo noi” da un’intervista con See Sound.

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