Interview: Spartiti

Ci è piaciuto moltissimo l’album di debutto del progetto di Max Collini e Jukka Reverberi e abbiamo quindi sfruttato con piacere l’occasione di poter rivolgere loro qualche domanda via mail. Le loro risposte mettono in luce in modo più mirato alcuni aspetti del disco e del progetto in generale.

Rispetto ai testi degli Offlaga (giuro che questa è la prima e l’ultima domanda in cui faccio il confronto, che immagino non ne possiate più), trovo che qui ci sia una sorta di estremizzazione sia dell’aspetto divertente/sarcastico che di quello sconsolato/depresso. La vedete anche voi così?
Max Collini Depresso e sconsolato ti sarà sembrato. Non siamo né depressi né sconsolati, semplicemente in disco esplora nei suoi brani molti stati d’animo, alcuni più malinconici indubbiamente. Sono d’accordo con te sul fatto che le parti più divertenti siano in qualche passaggio perfino esilaranti, ma questo è quello che ci è venuto fuori e questo ci teniamo.

È facile immaginare che la prima cosa che nasce delle canzoni sono i testi, sui quali solo successivamente viene adattata la musica. Ma magari non è stato sempre così, può darsi che invece alcune volte sia nata prima la musica e che poi Max si sia lasciato ispirare da essa per scrivere i testi…
Max In verità le cose non sono sempre come sembrano, ma ancora non sono riuscito a scrivere un testo appositamente ispirato da una musica, al massimo è successo che un tema o una suggestione di Jukka mi abbiano fatto scegliere una storia invece di un’altra. Prima o poi succederà che una narrazione verrà ispirato esclusivamente dai bagliori che mi usciranno attraverso la musica, ma per adesso ancora non è avvenuto.

Mi immagino che trovare l’abbinamento giusto tra la parte musicale e un recitato come quello di Max sia più complicato rispetto a un cantato tradizionale, ma allo stesso tempo che sia una sfida che lascia molta più libertà per chi la intraprende. Avete effettivamente vissuto in questo modo il processo di realizzazione delle canzoni?
Jukka Reverberi Sicuramente non avendo l’obbligo di scrivere in modo tradizionale, con l’alternanza strofa/ritornello, abbiamo avuto una maggiore libertà compositiva.
Gli arrangiamenti sono diventati elementi costruttivi e portanti dei pezzi, da giocare negli spazi lasciati liberi dalle parole oppure facendoli interagire con il narrato, andando a sottolineare i diversi passaggi dei testi dando nuovi spazi sonori. E’ un modo diverso di scrivere dei pezzi, ma che non si allontana troppo dai lavori strumentali fatti con Giardini di Mirò. A ben sentire nell’album ci sono anche brani dalla struttura più canonica, penso ad Austerità, che è in tutto e per tutto una canzone vera e propria.

Se penso alla carriera di Jukka, vedo nominalmente l’appartenenza a un solo progetto, che però ha avuto diverse e importanti evoluzioni, quindi è quasi come se lui avesse dovuto ogni qualche anno ricominciare con qualcosa di nuovo. Rispetto alle altre volte, è stato più facile o più difficile adattarsi a questa nuova situazione?
Jukka La mia esperienza ventennale con Giardini di Mirò è stata segnata da diverse scappatelle: ho suonato nei dischi di Perturbazione, Populous, Offlaga Disco Pax, Settlefish, Claudio Rocchetti ed altri. Ho fatto uscire dischi in duo con Valerio Cosi a nome Bastion, con Dj Rocca a nome Crimea X. Anche in questi giorni sto lavorando assieme ad un amico ad un nuovo disco e negli anni passati ho pubblicato piccoli lavori da solista.
Tutte le volte è, come dici tu, l’inizio di una nuova avventura, dove tutto il passato diventa bagaglio esperienziale importante, ma non un fardello con cui faticosamente confrontarsi.

Spartiti nasce come progetto live, anche il primo cd che vendevate ai concerti conteneva in realtà registrazioni prese direttamente dai palchi. C’era già comunque l’idea di andare in studio o effettivamente all’inizio la vedevate solo come un’esperienza dal vivo?
Max L’uscita di Austerità conclude un percorso che è durato quasi otto anni, iniziato nel 2007 in modo molto rarefatto e occasionale e poi dalla fine del 2013 invece in modalità costante e metodica. Abbiamo deciso di andare in studio quando era evidente ad entrambi che tutto il lavoro fatto in quegli anni meritava di venire testimoniato (a nostro avviso, ovviamente). La scelta di farlo deriva anche dalla consapevolezza che in tutti quei concerti dal vivo ci eravamo costruiti un piccolo seguito, il quale chiedeva da tempo di andare oltre al mero spettacolo sul palco. Era ora, insomma, ed è bello averlo fatto potendo contare su un repertorio già molto rodato e su alcuni brani nuovi che potessero rappresentare un ulteriore passo in avanti.

Fin dalla prima volta che vi ho visti dal vivo e anche ora che ascolto il disco, la mia canzone preferita rimane Vera, quindi vi chiedo di dirmi tutto quello che volete sulla canzone stessa, non solo il testo, ma anche la parte musicale.
Max E’ una storia vera (ehm), ma non credo tu ne abbia mai dubitato. E’ in scaletta fin dal nostro primissimo esperimento del 2007 e non credo possa uscirne a breve, medio o lungo termine. Adoro questo brano, ancora adesso mi diverte quando lo ascolto e quando sento il lavoro che Jukka ha fatto sulle musiche, con suoni che sembrano provenire direttamente dagli archivi Rai, penso che sia un piccolo miracolo che un brano di tredici (!) minuti scorra via senza annoiare. O almeno speriamo che sia così.

Sempre a proposito di Vera, a un certo punto il fatto che i Duran Duran fossero primi in classifica viene raccontata come una cosa negativa, però nel corso degli anni in molti hanno ammesso che ai tempi vedevano questa band come un mero fenomeno commerciale ma che, in realtà, di contenuti musicali interessanti ne avevano. A voi proprio non piacciono nemmeno ora?
Max A me alcuni loro dischi piacciono moltissimo, ma all’epoca erano visti come una specie di boyband. Col senno di poi grandissimo gruppo pop dal gusto assai raffinato, ce ne fossero. In ogni caso sarebbero bastati Girls on film e Planet Earth, i loro primi due singoli, a provare quanto fossero fuori scala i pregiudizi imperanti all’epoca. In quel versante i miei preferiti, anche per questioni ideologiche, restano però gli Spandau Ballet, che ai tempi rivendicavano con fierezza della loro appartenenza alla working class. E’ innegabile che i Duran Duran fossero invece figli di una borghesia decadente e corrotta.

Vi immaginate questo progetto come fatto solo e sempre da voi due o forse in futuro avrete voglia di chiamare uno o più musicisti aggiunti per provare a esplorare nuove soluzioni?
Max Al momento il duo mi pare la dimensione che meglio rappresenta il nostro percorso, per il futuro vedremo.

La foto è di Valeria Cornia

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