The Winstons @Locomotiv Club, Bologna

Ho immaginato decine di volte la situazione surreale dalla quale ha preso vita il progetto di Enrico Gabrielli, Roberto Dell’Era e Lino Gitto.

All’alba di un giorno nuovo, un po’ sbronzi, i tre si ritrovano in una stanza arredata da strumenti, a parlare di musica e di donne, con un disco dei Soft Machine in sottofondo.

Gabrielli comincia a suonare una tastiera, accompagnando la musica del vinile che intanto gira sul piatto. Gli altri due lo seguono. Ad un certo punto, qualcuno esclama: “Perché no, facciamolo! Facciamo un disco prog! O Cxxxo, le sigarette, le abbiamo finite!”; e l’altro risponde: “No, ce le ho io, ho delle Winston”.

Da lì il disco ed il nome del gruppo.

Non so dire se alla base di tutto ci sia pazzia o genialità, considerato che le due cose spesso coincidono. Una cosa è certa: i “fratelli” Winstons sono tanto folli quanto geniali.

L’avevamo intuito ascoltando l’omonimo album The Winstons (AMS Records, 2016), ma stasera, sentendoli dal vivo, ne abbiamo avuto la conferma. QQ

L’ultima tappa del tour dell’eccezionale trio è al Locomotiv Club di Bologna.

Ad aprire la serata è il giapponese Kawamura Gun (autore della copertina dell’album dei The Winstons). Un personaggio di altri tempi con il suo eccentrico abbigliamento glam.

Del resto, questa sera si viaggia nello spazio e nel tempo: tra gli anni ‘60/’70, tra l’Inghilterra ed il Giappone, ma soprattutto tra la realtà e la fantasia.

Il pubblico non è numerosissimo ed è composto da giovani e meno giovani. Si percepisce l’ansia per l’inizio del concerto e l’attesa è davvero palpabile.

Ormai manca poco ed appena dopo le 23, ecco che arrivano i The Winstons.

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Il look non passa di certo inosservato: vestiti e trucco rendono i tre perfettamente calati nei personaggi di Enro, Rob e Linnon. Magnifici.

Vederli salire sul palco per sistemarsi alle loro rispettive postazioni è già sufficiente per scaldare i presenti, ma l’esplosione avviene con le prime note di Nicotine Freak.

Gran pezzo per aprire il concerto (oltre che il disco): i cori e le tastiere iniziali regalano un’atmosfera sognante e onirica, che ci accompagnerà per tutto il live.

Architetture musicali sbalorditive con la successiva Diprotodon: le sue parentesi adrenalinicamente jazzy sprigionano un’irrefrenabile energia; mentre la psichedelica …On a dark cloud suona come un rituale magico, la perfetta formula di un incantesimo che lascia tutti estasiati.

E’ uno spettacolo di creatività e di stile: la musica degli Winstons non è una mera riproduzione del rock progressive del passato, ma è una rielaborazione, o se vogliamo una sperimentazione che parte dal prog per poi perdersi in turbinii sonori psych, nei riflessi melodici più pop ed in tinte sinfoniche jazz.

Dal vivo, il trio dimostra di avere un’intesa notevole, intercambiabili nelle parti vocali e negli strumenti, si destreggiano tra bacchette, tasti e fiati.

Sul palco regna il caos e l’anarchia, soprattutto in Viaggio nel suono a tre dimensioni: una cavalcata strumentale stravolgente.

La scaletta prosegue con i pezzi tratti dal disco e la cover di Golden brown dei The Strangles.

Con la lenta e suggestiva Tarmac, il gruppo ci saluta, ma il pubblico è troppo euforico ed esaltato, esterrefatto e trasognato per lasciare andare il gruppo che, quindi, viene richiamato per il bis. Ricomincia così un’altra storia musicale con Number Number e Sea song (cover di Robert Wyatt).

Stavolta siamo giunti davvero alla fine di questo incredibile viaggio sonoro; un viaggio di un’ora e mezza, che sembra sia durato una notte intera per quanto sia stato intenso.

Perdersi nello spazio e nel tempo, nelle visioni effettive e immaginarie: questi sono i The Winstons, maestri dello stupefacente.

SETLIST: Nicotine freak – Diprotodon – …On a dark cloud – She’s my face – A reason for goodbye – Play with the rebels – Dancing in the park with a gun – Golden brown (cover The strangles) – viaggio nel suono a tre dimensioni – Tarmarc – Encore – Number number – Sea song (cover Robert Wyatt).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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