Zvrzi – EP delle canzoni dal diario

“EP delle canzoni dal diario” sembra un disco scritto in stagioni diverse della stessa vita. Sei brani rimasti in sospeso finché distanza, maturità o coraggio hanno reso possibile aprire quel cassetto e lasciarli uscire. In “cifacciamolestorie” c’è una moto appena comprata, c’è Babi di “Tre metri sopra il cielo”, c’è l’energia scomposta di chi si è innamorato da poco e cerca un posto dove stare. Il ritmo guarda a un pop da ballo italiano leggero, quello della riviera romagnola degli anni Sessanta, filtrato da una sensibilità indie contemporanea. Con “Millelire” il disco cambia temperatura. È una canzone dedicata al nonno costruita per dettagli: Mike Bongiorno in televisione, il Catanzaro in Serie A, un “cinquanta” bevuto insieme al mattino. Coordinate familiari della memoria popolare italiana. La produzione mantiene tutto in equilibrio e il ritornello “vorrei sparire, sparire, sparire” che diventa “devi sperare, sperare, sperare” produce una trasformazione quasi alchemica. “L’ultimovocale” rappresenta il momento più cinematografico dell’EP. Una storia d’amore finita raccontata per frammenti: un biglietto con scritto “ciao non ritorno”, una Winston divisa in due, i New Trolls sul tetto, Bologna, “Mare Fuori” su RaiPlay. Le immagini costruiscono una scena precisa fino alla frase che chiude il cerchio: “te ne rendi conto adesso, solo adesso, che mi hai perso”. “Stelle come te” porta aria dentro il disco. Il brano si apre e guarda verso l’alto. Il mondo resta fatto di pietre, sopra continuano a brillare le stelle. Alcune, anche solo per un attimo, impari a chiamarle per nome. “Manifestazione” sposta lo sguardo verso l’esterno. Torino, i partigiani, gli studenti in piazza, la nebbia e il fumo lungo corso Regio Parco. In questo passaggio la voce del disco attraversa lo spazio collettivo. La canzone sembra fatta per un coro condiviso. La chiusura arriva con “Fiatpanda”, il momento più fragile dell’EP. Il ritratto di Francesca passa attraverso piccoli fotogrammi come bracciali color cobalto, una frangia storta, i Verdena in sottofondo, una Panda vecchia. Sotto l’immagine quotidiana emerge una timida paura, la possibilità che il suono della sua voce, un giorno, non si riesca più a sentire.
“EP delle canzoni dal diario” funziona come un taccuino aperto. Le pagine scorrono, alcune restano più a lungo come certi cassetti che, una volta aperti, restano socchiusi.

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