Wemen-Albanian Paisley Underground

GENERE: garage, ma solo per trovare una parola che potrebbe raccogliere punk, alt rock, surf, grunge, brit-pop, un po’ di reggae e altre cose ancora.

PROTAGONISTI: Carlo Pastore voce e chitarra, Francesco Peluso alla batteria, il chitarrista Alberto Pilotti, Riccardo Della Casa al basso.

SEGNI PARTICOLARI: i Wemen nascono nel 2010 da un’idea di Carlo Pastore e Francesco Peluso. Carlo Pastore è, per dirne una, direttore artistico e responsabile comunicazione del MIAMI Festival. Per dirne due, cura e conduce il programma di promozione musicale ‘Babylon‘ su Radio 2. ‘Albanian Paisley Underground’ è l’album di debutto dei Wemen, arrivato nel gennaio 2014 dopo qualche demo ““ in free download sul Bandcamp ““ uno split con i toscani The Hacienda del settembre 2012 e altre piccole release. Francesco Peluso ha curato l’artwork del disco e gli va dato il merito di rispecchiare alcune delle cose che possono trovarsi nelle dieci tracce che lo compongono: suggestioni esotiche, mediorientali, senza troppa ambizione di felicità .

INGREDIENTI: in ‘Albanian Paisley Underground’ è anche molto forte l’influenza anglosassone: il cantato in inglese completa un eclettismo di generi che può offrire ai quattro il valore aggiunto per distinguersi e un modesto numero di date in giro per la penisola lo sta dimostrando. I Wemen spaziano dal grunge di ‘Prince Of Persia‘ (e già  dal titolo qualcuno potrebbe pure esaltarsi) al mascherato reggae di ‘Jim & Jam‘ ma il tutto viene accomunato e reso coerente da una sorta di cupezza da periferia di grande città  che il comunicato stampa e le dichiarazioni del gruppo confermano.

DENSITÀ DI QUALITÀ: ma non è tutto scuro. Il primo autentico barlume di luce arriva proprio nel pezzo conclusivo di ‘Albanian Paisley Underground’, la finalmente distesa ‘Will Be Fine‘. E tutto l’album può essere visto sotto una luce diversa, come una sorta di sofferenza costretta e inevitabile che però non durerà  per sempre. Almeno non finchà© avremmo amici intorno e strumenti in mano. Ecco quindi il messaggio quasi religioso dei Wemen: quattro musicisti piì o meno milanesi dimostrano a tutti i loro coetanei sparsi per il mondo (il respiro internazionale dell’album) che alla fine tutto andrà  bene. O almeno lo sperano. Nel mezzo di questa profezia metropolitana, da citare sono anche la cover del pezzo dei Clash (dove fascinazione orientale e mondo anglosassone si sintetizzano alla perfezione ““ con inevitabili scontri) ‘Kingston Advice‘, l’alt rock di ‘Let Me Get Out‘, l’efficace pop di ‘Lose It All‘ e il singolo ‘Coming Over Me‘. Poi la storia relativa al nome del disco merita di essere menzionata.

VELOCITÀ: un viaggio di 35 minuti attraverso almeno cinque generi diversi.

IL TESTO: “Baby / Take care of yourself / I promise I’ll be back / but I don’t know when ” da ‘Will Be Fine‘.

LA DICHIARAZIONE: “Finite le registrazioni siamo andati a mangiare un hamburger in un posto assurdo a Calenzano, cittadina appena fuori Firenze. Il posto è un diner americano, con le cameriere che servono sui pattini, bandiere a stelle e strisce ovunque e jukebox che suonano musica Fifties da autogrill. Il classico posto da ammerigani, però fake, installato nella periferia toscana. Mentre addentavamo delle patatine ci siamo chiesti che titolo dare al nostro disco, che è musicalmente molto vario. Ho ripensato così a una recensione di un live pubblicata da qualche blog, in cui il giornalista scriveva piì o meno: “dopo una serie di brani indecifrabili, ho lâ’illuminazione: Wemen suonano paisley underground come se fosse nato in Albania.” da un’intervista di Impatto Sonoro a Carlo Pastore riguardo il titolo dell’album.

UN ASSAGGIO: ‘Lose It All’

IL SITO: Facebook ““ Wemen

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