Umberto Palazzo – Canzoni Della Notte E Della Controra
GENERE: cantautorato italiano
PROTAGONISTI: Umberto Palazzo, già fondatore dei Massimo Volume, cantante de Il Santo Niente e dello spin-off El Santo Nada, musicista e DJ, al suo primo album solista.
SEGNI PARTICOLARI: ‘Canzoni della notte e della controra’ è un album fuori tempo, se non sapessimo che esce nel 2011 non riusciremmo a collocarlo temporalmente: questo è il vero tratto distintivo dell’opera. Poi c’è la parola “controra”, così bella, messa nel titolo per ricordarci che il tempo non ha sempre avuto lo stesso valore, che in alcuni luoghi c’è il momento in cui è un obbligo fermarsi: dopo pranzo, vinti dal caldo e dal sonno, bisogna solo lasciar scorrere le sensazioni, vivere nel limbo dei pensieri in fiamme, dimenticando obblighi e dettami esterni. La poesia è tutta lì, espressa in una parola che è contraltare di quella “notte”, da sempre cardine della simbologia del rock. Perché, sia chiaro, questo non è affatto un album rock, anche se è opera di uno che fa rock da vent’anni.
INGREDIENTI: L’album è realizzato per sottrazione: via la batteria, via il background rock di Palazzo, via la tensione e la rabbia del Santo Niente. Al loro posto troviamo percussioni ricreate con pezzi di metallo, chitarre senza distorsioni, il suono di strumenti etnici e melodie del passato. E poi la voce “narrante”, centro dell’album e espressione di un lavoro unitario che Palazzo si è letteralmente cucito addosso. Poco, infatti, è lasciato in mano ad altri musicisti, quasi tutto è cantato e suonato da Umberto stesso: in ‘La Controra’ c’è una registrazione della batteria suonata da Gianluca Schiavon, in ‘Cafè Chantant’ troviamo Luca D’Alberto alla viola. Le due voci femminili presenti appartengono a Sandra Ippoliti e Tying Tiffany.
DENSITÀ DI QUALITÀ: c’è tanto Sud in ‘Canzoni…’, dalla Lucania di ‘La marcia dei Basilischi’ alle meditazioni della ‘Controra’, dal profumo del mare di ‘Terzetto nella nebbia’ agli echi della tradizione napoletana di ‘Cafè Chantant’. I racconti di Palazzo sono narrazioni preziose che colpiscono a fondo: il livello qualitativo è sempre, in ogni brano, decisamente superiore alla media e l’assoluta distanza dalla sua produzione precedente è un fattore che aiuta a capirne il valore. Sorpresi da quello che Umberto è riuscito a combinare, ci facciamo cullare dalle sue liriche, che trovano il loro culmine nella poetica ed affascinante ‘Acchiappasogni’.
VELOCITÀ: siamo di fronte ad un disco – a detta di Palazzo stesso – “pre-rock”, concepito con l’idea di esprimersi facendo finta che il rock non fosse mai nato. Ecco che quindi prevalgono i ritmi dall’incedere lento e un po’ western, le liriche sognanti alternate alle cupe ballate che ricordano il miglior Nick Cave. La malinconia iniettata nei 40 minuti dell’album resta incollata alle orecchie, nonostante i pezzi manchino d’immediatezza. Sarà interessante capire se e come i pezzi verranno modificati e riarrangiati dal vivo o se anche la performance live lascerà la stessa amarezza metallica.
IL TESTO: “I ragazzini giocano fra i relitti del porto e c’è un tipo laggiù che pare faccia il morto, c’è tanto spazio vuoto e tempo per pensare ma non c’è più nessuno con cui parlare. Si sta così, in questa mala ventura, senza più volontà… ” – tratto da ‘Metafisica’.
LA DICHIARAZIONE: “Il disco è collocato nella dimensione mentale del sogno e del dormiveglia e nella dimensione geografica di un sud puramente immaginario. È un disco visionario e profondamente meridionale. La parola ricorrente è “controra”, che è l’ora più calda del giorno, l’ora dei miraggi e delle allucinazioni, l’ora del dormiveglia agitato da sogni sensuali, l’ora in cui tutte le bestie riposano e non c’è nessuno in giro tranne il dio Pan. ” dalla presentazione dell’album.
IL SITO: ‘Myspace.com/umbertopalazzo‘

