Tre allegri ragazzi morti – Sindacato dei sogni

Anno: 2019

Etichetta: La Tempesta

Genere: Indie-rock/punk/psichedelia

Protagonisti: i TARM sono tornati in tre anche se con diversi collaboratori più o meno occasionali

Ingredienti: a tre anni da Inumani, edito sempre per la Tempesta, questo nuovo album è stato registrato all’Outside Inside Studio di Volpago del Montello (TV). A differenza degli ultimi lavori il gruppo torna al sound che li fece conoscere anni fa senza farsi mancare la presenza di altri ‘ragazzi morti’ come Adriano Viterbini o Francesco Bearzatti e Davide Rossi.

Densità di qualità: essenziali, diretti e senza troppi pensieri: queste parole possono riassumere quello che si trova, musicalmente, nelle dieci tracce del lavoro. Molto punk si potrebbe dire ma anche no c’è molto di più. Partendo dal titolo, omaggio ai Dream Syndicate di Steve Wynn storici cavalieri del paisley underground che negli anni 80 (e ancora oggi) in California crearono un un suono che fondeva psichedelia e pop e questo, ed è evidente, quello che Toffolo e soci hanno tenuto a mente.

Ovviamente ci sono diverse devianze dal tema, i TARM hanno un marchio sonoro che hanno adattato negli anni ad ogni genere di stile: reggae, dub, rock e anche pop e qui nella prima metà dei brani si ha un colpo al cuore: la psichedelica Caramella, la provincia impossibile di Calamita, il sax e l’armonica(!!!) di C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno, la slide di Viterbini in AAA Cercasi e il lento andare di Accovacciata gigante ripercorrono anni di suoni e tornano ai primi demo, lo spirito è decisamente quello, chi li apprezza da anni risentirà Alice va in città o Occhi bassi ritrovandosi in quello spirito.

L’altro “lato” del disco ha delle sonorità più vicine agli ultimi TARM: su Bengala (uno dei singoli) c’è poco da dire, un classico e diretto rock-punk senza tanti fronzoli, dal vivo farà sudare.

Mostri, morte e deliri adolescenziali continuano a galleggiare negli altri brani: la diretta Difendere i mostri dalle persone e la difficoltà di essere quello che non si vuole ad ogni costo (Non ci provare) ma quella che fa approdare il gruppo sul lido praticamente inesplorato del prog/psichedelico con Una ceramica italiana persa in California.

Come i tre gattini della copertina, una ceramica di fattura italiana comprata in California, la musica viene come proiettata a cinquemila chilometri senza soffrirne e riportando a casa la difficile impresa di tornare al passato pur proiettandosi avanti, molto più avanti di come si era partiti.

Seguici!
I TARM riescono nella difficile impresa di tornare al passato pur proiettandosi avanti, molto più avanti di come si era partiti.
  • 8/10
    Voto - 8/10
8/10

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