Interview: Alberto N.A. Turra

Chitarrista, arrangiatore, improvvisatore, compositore, Alberto N.A. Turra è un musicista completo e multiforme che si muove sulla scena italiana da oltre dieci anni, fondendo l’urgenza creativa con l’arte improvvisativa, il jazz visionario, la vitalità del rock… Lo abbiamo già conosciuto per il suo ruolo di band leader nei Kabikoff, Turbogolfer, International Troubadours e, più di recente, del TAAN TRIO il cui primo album, registrato rigorosamente live, è in uscita il 18 febbraio 2018.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui a riguardo!

ALBERTO N.A. TURRA (electric guitar, live electronics),
WILLIAM NICASTRO (electric bass), STEFANO GRASSO (drums, live electronics)

Da dove nasce l’esigenza di questo progetto e perchè è passato così tempo da una prima effettiva pubblicazione firmata come TAAN TRIO?
Le necessità sono state principalmente due: da una parte un po’ di stanchezza alla fine del “Filmworks Solo Tour” e dall’altra la gran voglia di verificare gran parte di quel repertorio al vaglio di una combo così divertente ma “senza concessioni” come il trio. Così nasce “It Is Preferable Tour” dove curiosamente abbiamo presentato in trio il disco “It Is Preferable Not To Travel With A Dead Man” registrato live in solo durante il “Filmworks Solo Tour”, come dicevo prima. Alla fine di questo lungo percorso live (oltre 30 concerti tra Italia e New York) abbiamo voluto festeggiare con la pubblicazione di questo disco live.

Cosa significa Taan?
TAAN sono le iniziali delle parole che compongono il mio nome Turra Alberto Amedeo Nazzareno. Un caro amico dottore il lettere antiche mi ha poi fatto il regalo di informarmi che in indi (e quindi in realtà in sanscrito) la parola taan significa “vibrazione”. Non male eh? Comunque spiego tutto un po’ più lungamente qui

Di fatto, quello che fate col Taan Trio è anche prendere parte del tuo repertorio in solo, e riportarlo in una forma di trio. Come mai questa decisione? Non sei geloso dei tuoi brani?
No affatto, anzi, se ho la certezza che i miei brani verranno trattati da mani attente sono molto curioso vedere di cosa combinano amici creativi e intelligenti sulle mie composizioni.

Jazz, ma con una innegabile attitudine rock. Giusto?
Quali sono le influenze del progetto?

Giustissimo, e aggiungerei un’altra dozzina di nomi di generi se non fosse che riteniamo sia assolutamente inutile, controproducente e molto noioso farlo. Incontrandoci ad affrontare il mio repertorio abbiamo scoperto che il nostro suono assomiglia a tante cose che amiamo molto e a fine concerti ce ne siamo sentite dire così tante altre diverse da non capirci più un cazzo. In generale posso dirti che improvvisazione radicale e forte interplay applicati a forma canzone, amore per la musica black, i Jaga Jazzist, Antony Braxton, i Tortoise, Yurdal Tokcan, possono essere in estrema sintesi gli ingredienti.

É anche incredibile il modo di suonare di Stefano Grasso, molto sporco e convulso, che in fondo non stonerebbe così tanto in un progetto simil-Verdena. Come l’avete conosciuto?
L’ho conosciuto perché allievo di Alberto Pederneschi (uno dei batteristi del disco che hai citato) e ho deciso di chiedergli di suonare nel trio dopo due concerti che abbiamo fatto insieme nell’ensemble milanese del violinista Mario Forte. Ho chiesto a William (che conosco da molto più tempo) e Stefano di suonare con me perché penso non ci siano due musicisti (non a Milano eh, al mondo) più giusti e precisi nel restituire oggi ciò che mi interessa dalla pratica del trio.

Chi sono gli ascoltatori di jazz nel 2019? E chi è il target del Taan Trio?
Ai nostri concerti troviamo chiunque e la reattività a certe emozioni non è appannaggio di seguaci di un genere invece che di un altro. Diciamo che è cosi poco interessante per noi targettizzare la nostra musica che in effetti coloro che ci ascoltano reagiscono di conseguenza, senza porsi limiti. Devo aggiungere che la nostra musica piace un casino ai bambini, di questo vado molto fiero.

In che senso si tratta di un album rituale?
Nel senso che ci è stato detto a fine concerto un po’ troppo spesso dal pubblico durante il tour per non considerarlo come elemento costituente, essendo questo un disco live. È stata una constatazione, il pubblico lo vive così, entra e si lascia portare in un esperienza che viene percepita di alto valore simbolico per tutta la sua durata, questo è il senso di “rituale”.

Quale sarà il futuro del Taan Trio?
L’Easy Nuts Tour da una parte (per un anno almeno, spero) e dall’altra lo studio e pratica del prossimo disco di cui ho già scritto la musica, sarà una cosa lunga ma bellissima.

La domanda che avrei dovuto farti e che non ti ho fatto?
I dischi e film dell’isola deserta e grazie infinite di non avermela fatta.


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