SUPERTELE – Meglio Tardi

In un mondo come quello odierno – costantemente di fretta e lanciato in una corsa costante verso il futuro – concedersi una pausa può diventare un atto a suo modo eroico. È questo l’assunto da cui partire per cogliere il significato di “Meglio Tardi”, il nuovo EP di SUPERTELE; una raccolta di 7 brani che suonano come una ribellione totale all’impossibile centrifuga dell’attualità, tracciando i contorni di uno spazio sicuro all’interno del quale tornare a guardare dentro sé stessi, in modo sarcastico ma non per questo meno veritiero. Sia dal punto di vista sonoro che da quello testuale, il progetto del cantautore lombardo risulta essere infatti contaminato da una spiccata vena creativa che esplode in una moltitudine di colori e spunti differenti, capaci di costruire un panorama musicale in cui convivono introspezione e ironia. A fare da collante è un’attitudine pop profondamente radicata in una tendenza lo-fi e indie ormai troppo spesso travisata; in questo caso invece SUPERTELE si dimostra abile nel costruire brani la cui leggera semplicità non si trasforma mai in un manieristico esercizio di stile. Le sonorità bouncy di “Mutande”, così come le melodie sognanti di “Giorni Morbidi” e le incursioni electro-dance di “VOODOO” e “BOOSTER” sono segnali di una sorta di revival malinconico al cui centro risiede però un cuore di sincerità. È proprio in opposizione ai ritmi forsennati dell’oggi, infatti, che la mente e i ricordi sono portati a scivolare verso un passato in cui tornare a riconoscersi e a sentirsi di nuovo accolti. Non è del resto un caso che l’EP si apra e si chiuda, rispettivamente, con due brani come “Persi dentro un drink” e “Precipitare”; due episodi diversi e quasi complementari, ma uniti dalla stessa incontrollabile esigenza di mettere in musica flussi di coscienza dal sapore nostalgico. L’impressione che l’ascolto lascia addosso, insomma, è dominata dalla percezione di un non-so-che di accogliente e familiare; al di là del proprio carattere autobiografico, “Meglio Tardi” è infatti un progetto capace di trasporre in musica gli ultimi rimasugli di qualcosa che appare ormai lontano. Un mondo, ma soprattutto un tempo diverso, fatto di una “memoria pop” condivisa che torna in vita come un album di fotografie che si credeva di aver abbandonato in soffitta.

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