Northway: quel gusto classico di post-rock
Sono i Northway che ci avevano lasciati nel 2020 con “The Hovering”: pattern suggestivi come solo il post-rock di matrice classica sa essere. Poi un silenzio che oggi si rompe per restituire nuova luce a quello che a tutti gli effetti diventa un quartetto. Labo, Teo e oggi con loro Simo e Brambo: esce per la label I Dischi del Minollo un 45 giri digitale dal titolo “Impulse, Surrender!” in cui ciclicità e quella spazialità priva di limiti e orizzonti sembra mutuare il suono nuovo, di strutture lisergiche e di grandi scuole famose sulle spalle. È un ritorno che preannuncia forse un bel disco da tener sott’occhio. Il post-rock ha solide radici nel nostro paese, dai Be Forest ai più moderni Mondaze…
La scena post-rock italiana è sempre in grande fermento. Ma sempre rischia di vivere chiusa dentro una nicchia. Che percezione avete di tutto questo?
TEO
Ogni scena di genere musicale (post rock, shoegaze, hardcore) vive in una sua bolla e fatica tantissimo a uscirne, soprattutto in questo paese. Servirebbe più curiosità nel pubblico e coraggio nei locali nel proporre serate miste e interessanti. Ad esempio il nostro genere (dal mio punto di vista) è più apprezzabile e crea più proseliti in un contesto live, dove l’ascoltatore viene rapito dalla teatralità, dal flow e dalla dinamica delle composizioni. Ma la bolla di genere musicale non è l’unico limite, c’è anche la bolla territoriale (regionale, provinciale, cittadina). In questo paese non si riesce a uscire dalle bolle geografiche, le band lombarde girano in lombardia, le pugliesi in puglia ecc Mancano i locali che paghino e coprano i costi di un minimo di trasferta.
SIMONE
Sì, il post-rock è una nicchia, ma è una nicchia solida e molto identitaria. C’è un pubblico affezionato, fatto anche di tanti “nostalgici” degli anni 2000–2010, quando il genere viveva un vero fermento creativo. È una comunità viva, che continua a riconoscersi in questo linguaggio.La sfida è uscire dalla nicchia. Oggi tutto passa dalla comunicazione: i social hanno un ruolo decisivo e spesso l’immagine arriva prima della musica. Se non intercetti certe dinamiche visive e narrative, rischi di restare confinato in un circuito ristretto. È quindi una questione di scelte: stile, immagine, coerenza… C’è poi l’aspetto pratico dei live, come dice Teo: i luoghi in cui suonare e le condizioni per farlo. Noi cerchiamo di esserci quando veniamo invitati, ma è chiaro che spostamenti e viaggi devono essere sostenibili rispetto all’impegno richiesto.
Adesso siete un quartetto. Come a dire: amplificazione del suono e della vision o si cercheranno nuove strade?
LABO
In realtà siamo sempre stati un quartetto. Un po’ vacillante come line-up a volte, ma sempre un quartetto. Ora abbiamo due nuovi cambi nella formazione: Simone alla chitarra e Brambo alla batteria e sarà inevitabile che, grazie a loro, ci muoveremo anche verso altri territori. Lo stiamo già facendo con i brani ora in composizione.
SIMONE
Partiamo da una radice comune di ascolti e sensibilità: il post-rock è il linguaggio in cui oggi riusciamo a esprimerci insieme, ma non è un recinto. Ognuno porta il proprio mondo dentro il gruppo, e l’obiettivo è proprio contaminare quel linguaggio e spingerlo verso nuove sonorità.
TEO
E sicuramente lavoreremo anche su delle Visual da proiettare durante i live, Simone ha già iniziato a fare qualcosa….
SIMONE
Un’altra scommessa è ampliare l’esperienza: lavorare su piccoli cortometraggi, collaborare con videomaker, scrivere musica per immagini, costruire live sempre più immersivi dove suono e visual dialoghino davvero.
Ve lo chiedo perché ho trovato ampie connessioni con il passato dei vostri dischi… come a riprendere un discorso avviato. Sbaglio?
LABO
No, non sbagli. Leggo e sento spesso la frase “il ritorno dei Northway” ma in realtà non siamo mai realmente andati via. Eravamo solo stati bloccati dalla pandemia e da vari cambi di formazione. Queste cose ci hanno fatto perdere circa 3 anni degli ultimi 5.
TEO
Faticavamo a trovare un secondo chitarrista e anche Andrea il batterista storico stava per mollare a causa di impegni familiari. Un giorno ho preso l’ iniziativa, ho chiamato Labo e siamo andati insieme in Latteria Molloy a Brescia a vedere un concerto del compianto Paolo Benvegnù, cantautore che sia io che lui amiamo moltissimo, musicalmente e umanamente. Lì ho proposto a Labo di pubblicare l’ennesimo annuncio e ritentare a continuare. Poi è arrivato Simone e tutto è ripreso come per magia con estrema facilità.
Il futuro dei Northway? State lavorando al disco di questa nuova era?
TEO
Già questo EP è figlio della nuova era, anche se ha un forte legame con il passato. Ora stiamo lavorando su materiale nuovo e speriamo di uscire presto con un nuovo EP che sicuramente beneficerà maggiormente dell’apporto dei nuovi arrivati Brambo e Simo.
Dal vivo che sta succedendo per voi?
BRAMBO
Succede che il pubblico, composto spesso anche da gente non frequentante questo genere di musica, rimane ipnotizzato dal nostro sound. Ci gratifica perché vuol dire che il messaggio arriva diretto, anche alle orecchie meno attente.
LABO
Stiamo anche suonando live maggiormente rispetto al passato, complice anche questa nuova formazione più stabile e coesa sia come groove, impatto sonoro che come unità di intenti. Stiamo ottenendo anche molti riscontri positivi, di più di quanto ce ne aspettassimo. Tutto ciò è molto gratificante e rinvigorente: una sorta di seconda giovinezza della band.
SIMONE
Condivido tutto quello che hanno detto i miei compagni sul live. Aggiungo solo una cosa che succede dentro di noi: dopo i concerti, in camerino, ci abbracciamo in modo del tutto naturale. È come se l’energia del pubblico ci rendesse ancora più uniti. Ogni volta abbiamo la conferma che siamo davvero una band: prima di tutto un gruppo di amici che vuole divertirsi e stare bene insieme.



