Interview – CIUZ

CIUZ sono un collettivo che fa della tensione emotiva il proprio motore creativo. La loro musica nasce da un’urgenza che è insieme personale e collettiva, uno spazio in cui l’esperienza individuale si fonde in un messaggio condiviso. Tra radici rock e aperture melodiche, il progetto si muove senza cercare compromessi, inseguendo non la perfezione formale ma la verità del momento. Nei loro brani convivono energia, inquietudine e desiderio di comunicare qualcosa che appartiene alla vita reale, con tutte le sue fratture e le sue prospettive.

La vostra musica sembra nascere da una tensione costante. È più una necessità espressiva o una reazione a quello che vi circonda?

La nostra musica nasce da un’esigenza necessaria stimolata da quello che ci circonda. L’obiettivo è trovare il modo di comunicare ciò che appartiene a questa vita.

Quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualcosa che, ascoltandovi, non potremmo mai immaginare? Magari qualcosa che ha ispirato “La mia strada”?

Le nostre influenze musicali passano dal rock dei Negrita e dei Litfiba, al pop di Franco Battiato e Ivan Graziani, fino al funky di Stevie Wonder e al progressive dei Dream Theater. Ascoltandoci potrete percepire solo quello che siete pronti a ricevere.

Quanto conta l’urgenza nel vostro processo creativo? Vi capita di lasciare imperfezioni perché raccontano meglio un momento?

Sì, a volte l’urgenza di descrivere un momento può creare l’imperfeezione. Ad oggi non cerchiamo la perfezione, ma lo strumento che trasmetta più fedelmente il messaggio che vogliamo comunicare.

I CIUZ danno l’idea di un progetto che non cerca compromessi. È una posizione ideologica o semplicemente il vostro modo naturale di fare musica?

Il progetto CIUZ è entrambe le cose. Siamo naturalmente guidati dallo scrivere e comporre in questo modo. Possiamo definirla una naturale ideologia: sono due facce della stessa medaglia.

Cosa succede quando portate i brani dal contesto privato (sala prove, studio) a quello pubblico? Cambiano, si irrigidiscono o si liberano?

Crediamo che raggiungano aree emotive ancora più importanti, quindi si liberano. Quando le vibrazioni del pubblico entrano a far parte della nostra performance e si fondono con il nostro sound, si crea una magia unica.

C’è rabbia nella vostra musica, ma non è mai fine a se stessa. Da dove nasce e dove vi interessa farla arrivare?

Non la limiteremmo a un’unica emozione come la rabbia. La definiremmo benzina per il nostro motore, citando “Motocross” del maestro Ivan Graziani. In generale, questo sentimento — che possiamo in qualche modo accostare alla rabbia — deriva dalla vita di ognuno di noi. I CIUZ sono un collettivo di amici fraterni e l’output emozionale della nostra musica è l’esatta somma delle nostre emozioni, che si trasforma in un messaggio positivo per il nostro pubblico. Niente è come è. Tutto dipende dalla prospettiva con cui si vedono le cose.

Se doveste definire i CIUZ non come band ma come stato emotivo, quale sarebbe?

Lo definiremmo come un tormentato innamoramento.

Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi e non vi abbiamo fatto? Quale invece la risposta?

La domanda che avreste dovuto farci è: “Ma perché vi proponete solo ora?” La risposta sarebbe stata: “Perché per lasciare il segno bisogna prima essere stati segnati.”

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