Gentless3 – Speak To The Bones

GENERE: post-rock, folk-rock.

PROTAGONISTI: Carlo Natoli (voce), Sergio Occhipinti (chitarra), Sebastiano Cataudo (batteria), Floriana Grasso (piano). Tra i collaboratori di questo disco si trovano anche Francesco Cantone e Cesare Basile.

SEGNI PARTICOLARI: seconda prova sulla lunga distanza per la band siciliana a distanza di pochi mesi dall’EP ‘In The Kennel’, insieme ai piemontesi La Moncada; per questo LP i Gentless3 si sono fatti aiutare da un produttore molto importante, nientemeno che Joe Lally, il basssista dei Fugazi. I musicisti ragusani hanno registrato la prima parte di ‘Speak To The Bones’ al Teatro Coppola / Teatro Dei Cittadini di Catania, occupato dal 2011 da alcuni lavoratori dell’arte e dello spettacolo dell’Arsenale (Federazione Siciliana Delle Arti E Della Musica), per poi terminare i propri lavori allo Zen Arcade, insieme agli amici Cesare Basile, Sebastiano D’Amico e Marcello Caudullo.

INGREDIENTI: la band ragusana capitanata da Carlo Natoli, con il suo sophomore si vuole discostare dal passato: il nuovo lavoro abbina i meravigliosi tappeti sonori post-rock a un sound folk tipico americano, disegnato attraverso il suono del piano, del banjo, ma senza dimenticare la propria splendida terra, le cui radici rimangono comunque presenti.

DENSITA’ DI QUALITA’: in ‘Speak To The Bones’ si può notare anche un buon miglioramento nel songwriting rispetto al debutto, ‘I’ve Buried Your Shoes Down By The Garden’, e i sentimenti presenti sono facilmente leggibili all’interno dei loro pezzi, le atmosfere sono spesse cupe, oscure, nostalgiche, malinconiche, tristi, polverose, ma contengono comunque una bellezza senza tempo. E allora, se un pezzo come ‘Letters From A New Form’ dà l’impressione di un’apparente serenità con la sua dolce melodia, decisamente più colorata rispetto agli altri brani, si può trovare anche una bellissima ‘Destination Unknown’ che, seppur impregnata di romanticismo e accompagnata dal piacevole suono del banjo, è piena di tinte scure e malinconiche, o la successiva ‘A New Spell’, anch’essa caratterizzata da atmosfere cupe. Non si può poi non citare ‘Ellis Island (A Ghost Song For Elliott Smith)’, un pezzo di una bellezza struggente e un sentito omaggio al grandissimo cantautore americano, di cui Natoli è ovviamente fan; ‘My Father Moved Through Dooms Of Love’ è un altro brano sentimentale dall’inizio lento che aumenta in un secondo tempo, con l’entrata di un buon numero di strumenti, la conclusiva ‘Saved’ vuole forse lasciare capire che c’è una possibilità di salvezza, nonostante tutta l’oscurità e la tristezza che pervadono l’album. ‘Speak To The Bones’ è un album che ha bisogno di più ascolti, ma dimostra la maturità raggiunta dalla band siciliana, regalando momenti di pura emozione e sentimenti veri.

VELOCITA’: non si va mai oltre al limite, anzi la tendenza è sempre quella di tenere il ritmo piuttosto basso.

IL TESTO: “I will touch you slowly, / Otherwise I wouldn’t let you go / I will touch you slowly, / Otherwise I wouldn’t be myself / I will touch you slowly, / I will touch you slowly” da ‘Letters From A New Form’.

LA DICHIARAZIONE: Carlo Natoli a ‘Stordiscointerviews.blogspot.it’ riguardo all’Arsenale: “La forza dell’Arsenale è proprio nel non nascere come contenitore (già pieno) di prospettive ed intenti: le stiamo costruendo insieme, man mano. Per cui per ora posso dirti che l’avere già abbattuto i luoghi comuni sulle provenienze, geografiche e musicali, di ognuno è stato un grande successo, in un’isola così autoreferenziale come la Sicilia.”

IL SITO: ‘Gentless3.com‘.

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