Paolo Saporiti-Paolo Saporiti
PROTAGONISTI: Paolo Saporiti: voce, chitarra baritono acustica e acustica standard; Xabier Iriondo: basso fuzz, mahai metak, waraku, field recordings, elettronica; cristiano Calcagnile: batteria; Luca Dâ’Alberto: viola, violino e violectra; Stefano Ferrian: sassofoni; Roberto Zanisi: bouzouki. Iriondo si è occupato anche della produzione artistica.
SEGNI PARTICOLARI: quinto album per Saporiti e primo in italiano. La foto di copertina ritrae il nonno e il bisnonno dellâ’autore.
INGREDIENTI: se ci si limitasse a leggere i nomi di tutti quegli strumenti strani e il fatto che la produzione artistica è stata nuovamente affidata a Iriondo, ci si potrebbe aspettare un disco fotocopia del precedente ‘Lâ’Ultimo Ricattoâ’ con solo il cambio linguistico. Passando allâ’ascolto, invece, lâ’impressione è che il lavoro del 2012 sia stato usato semplicemente come punto di partenza per sviluppare una ricerca piì ampia, con lâ’idea che si possano fare cose non convenzionali anche con le armonie e le rotondità , non solo con gli spigoli e le dissonanze, elementi sempre presenti in modo costante per tutta la durata de ‘Lâ’Ultimo Ricattoâ’. Non che qui manchino, ma non sono piì un punto fisso, perchà© a essi si alternano momenti nei quali, come dicevamo, si punta su un suono parimenti curato ma armonico, compatto e rotondo, la cui impostazione è alcune volte legata alle stratificazioni come nei momenti spigolosi e dissonanti, ma che altre volte si basa sulla semplicità . Come in una degustazione, quindi, si punta su abbinamenti sia per contrasto che per analogia. I testi sono molto personali e allo stesso tempo immediati e diretti; il lessico rivela unâ’ottima proprietà di linguaggio e le immagini che escono dalle canzoni sono tutte molto concrete e lasciano poco spazio a interpretazioni o a significati nascosti. Non viene specificato chi siano le persone destinatarie dei messaggi, ma questi ultimi sono scanditi in modo chiaro e forte.
DENSITAâ’ DI QUALITAâ’: il giudizio non può che essere estremamente positivo. Questo, molto semplicemente, è un disco che dimostra come il concetto di “liberarsi da ogni schema” non significhi “fare sempre le cose fuori dagli schemi” e qui Saporiti mostra il massimo della libertà artistico-espressiva e nessuna paura da un lato di sperimentare un ventaglio di soluzioni che piì ampio viene difficile immaginare, dallâ’altro di mettersi a nudo di fronte allâ’ascoltatore utilizzando la propria lingua. Un equilibrio straordinariamente efficace tra approfondimento della ricerca musicale e capacità di mostrare le proprie emozioni in modo trasparente.
VELOCITA’: varia e sempre ben scandita dalla parte ritmica.
IL TESTO: “Essere o non essere, cenere o non cedere, io non so piì in cosa credere, io non so piì come scegliere, al di fuori di te“ da ‘Cenereâ’.
LA DICHIARAZIONE: da unâ’intervista a ‘offtopicweb.wordpress.comâ’: “ Tutti in fondo mettiamo in pasto noi stessi. Se non lo facciamo, non funziona, diventa una cosa meccanica. Purtroppo siamo in una fase in cui tanta gente si è abituata ad essere lontana dalla musica perchà© spesso le persone che la fanno sono distanti da ciò che propongono, questo è un bel problema. “ e anche “La mia idea musicale e artistica è di accarezzare e prendere a schiaffi. Per me è vitale che il messaggio dolce nasconda un qualcosa di amaro e viceversa. Lâ’ambiguità e lâ’ambivalenza, il doppio”¦“.
IL SITO: ‘paolosaporiti.comâ’

