Massimo Volume-Aspettando I Barbari

GENERE: post-rock

PROTAGONISTI: Emidio Clementi (voce, basso), Egle Sommacal (chitarra), Vittoria Burattini (batteria), Stefano Pilia (chitarra).

SEGNI PARTICOLARI: sesto album in studio per la band di Bologna, a tre anni dal grande ritorno con ‘Cattive Abitudini’. Prodotto dagli stessi Massimo Volume e da Marco Caldera, registrato in digitale al contrario di ‘Cattive Abitudini’ che venne realizzato in analogico. La copertina – due sorelle che si abbracciano – riprende un quadro di Ryan Mendoza.

INGREDIENTI: i Massimo Volume questa volta sono entrati in un studio con un’idea di base per la realizzazione di ‘Aspettando I Barbari’ e l’hanno portata avanti fino alla fine. Hanno cercato volutamente la spigolosità , senza smussare nessun angolo, concependo un disco che si potrebbe tranquillamente inserire nel solco di ‘Stanze’ e ‘Lungo I Bordi’. Qualche elemento di novità , come l’introduzione delle tastiere in apertura della traccia conclusiva ‘Da Dove Sono Stato‘, ma gli ingredienti principali sono sempre gli stessi: l’essenzialità della Burattini dietro le pelli e soprattutto le chitarre di Pilia e Sommacal, fra momenti di cattività noise (‘Compound‘) e cavalcate alt-rock in crescendo, come in ‘Il Nemico Che Avanza‘. Un album che viaggia in territori affini agli Slint e ricco di omaggi: dal cut-up realizzato con i versi di Danilo Dolci per creare il testo di ‘Dio Delle Zecche‘, alle citazioni di Mao e John Cage, oltre a manifestazioni esplicite di ammirazione come ‘Vic Chesnutt‘ e ‘Dymaxion Song‘, in memoria di Buckminster Fàller. La vita personale di Clementi è sempre parte integrante della narrazione, dalle strade di San Benedetto del Tronto in ‘La Cena, ai protagonisti di ‘La Notte‘ (la più ‘Massimo Volume‘ del lotto), fino alla storia di ‘Silvia Camagni‘, in fuga dalla propria vita. Perfetti sconosciuti eppure così familiari una volta giunti al nostro orecchio.

DENSITA’ DI QUALITA’: quando uscì ‘Cattive Abitudini’, i fan e la critica si ritrovarono fra le mani un piccolo gioiello, avvolgente nei contenuti, per nulla irruento se non in certi episodi (‘Litio’, ‘Fausto’), ponderato negli anni e allo stesso tempo non snaturato, ma familiare. Lo stesso Clementi, in alcuni passaggi, analizzava il proprio ritorno con un misto di stupore e voglia di esserci ancora. Quel calore è stato messo da parte in ‘Aspettando I Barbari’, tutto si è fatto più freddo, crudo, con un suono claustrofobico che richiama alla mente paesaggi industriali, più che urbani. Certo ci sono sempre le storie e i personaggi che la penna di Clementi tratteggia con impareggiabile maestria, ma la componente evocativa è meno definita rispetto al passato. In compenso, i Massimo Volume tirano fuori dal cilindro il loro disco più tirato dai tempi di ‘Stanze’ (1993), dimostrando di avere ancora idee e voglia di mettersi in gioco.

VELOCITA’: spedita per gli standard del gruppo

IL TESTO: “Io aspetto qui / e mi affido alla notte / che confonde le tracce / che nasconde i rifiuti / che ritorna costante” da ‘La Notte‘.

LA DICHIARAZIONE: “Avevamo in mente una direzione e l’abbiamo tenuta fino alla fine. Poco dopo l’inizio delle prove, il disco aveva preso una certa strada che ci piaceva e che abbiamo deciso di tenere. Abbiamo sempre visto ‘Cattive Abitudini’ come un disco caldo, anche se poi l’abbiamo registrato in analogico. Questa volta volevamo cambiare direzione e fare un disco che fosse il più freddo possibile. Abbiamo gestito separatamente le varie tracce, per lavorare cromaticamente sui suoni, per avere tutte le possibilità che il digitale ti dà . Volevamo un disco tignoso, che non cadesse mai di tono, che non desse respiro. E infatti, non a caso, è venuto fuori il disco pù duro che abbiamo mai fatto” da un’intervista a Ilsussidiario.net

UN ASSAGGIO La Notte

IL SITO: massimovolume.it

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