Lucio Corsi – Bestiario Musicale

PROTAGONISTI: Lucio Corsi, lo Ziggy Stardust della Maremma, il Marc Bolan dell’Etruria, il menestrello di Vetulonia.

SEGNI PARTICOLARI: Dal cielo alla terra, dopo l’esordio con le visioni aliene e metropolitane dei due EP “Altalena Boy/ Vetulonia Dakar”, Lucio Corsi torna con un concept album radicato nel sottobosco della natura toscana.

INGREDIENTI: Un casolare nella campagna maremmana, un pianoforte da saloon, un cantautore estremamente talentuoso, un bosco con tutti i suoi abitanti.

DENSITÀ DI QUALITÀ: Nel 1897, Giovanni Pascoli scrisse un testo in 20 capitoli, in cui svelava la sua dichiarazione di poetica. Il componimento, ispirato dal “Fedone” di Platone, si chiamava “Il Fanciullino” e, proprio come evocato dal titolo, spiegava come il poeta, per essere tale, aveva bisogno di continuare ad ascoltare il bambino dentro di sè. “Egli,” scriveva, “è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra di sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle, che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei”.
È impossibile non pensare a Lucio Corsi dopo aver letto queste parole, e a lui come a un poeta ascoltando il “Bestiario Musicale”, ma rimarrebbe comunque una visione oltremodo riduttiva del lavoro del giovane maremmano.

Questa volta, l’ardore cantautorale che strizzava l’occhio alle scuole italiane anni Settanta delle uscite precedenti lascia il passo a un songwriting maturo e contemporaneo, più pacato e controllato senza perdere freschezza e spontaneità. Le nove tracce del “Bestiario”, ognuna ispirata a e da un diverso animale, si muovono in territorio folk, unendo al calore di un pianoforte e di una chitarra acustica i rumori ambientali del luogo in cui sono nate, tra il frinire dei grilli e l’abbaiare dei cani fino a alla versione di “O’ Sole Mio” per organetto che appare, in lontananza, sullo spoken word di “La lucertola”, in arrangiamenti giusti ed equilibrati che non cedono al facile e scarno minimalismo in cui può cadere il folk acustico.

E nei mirabili racconti degli animali della Maremma, più che alle parabole moralizzatrici di Esopo, le parole di Corsi si rifanno al surrealismo di quelle “Favole al Telefono” di Gianni Rodari illustrate da Bruno Munari capaci di destare la più grande meraviglia aprendo, dietro le risate, gli occhi dei lettori sul mondo.

VELOCITÀ: Una nottata passata da soli davanti a un piccolo falò nel bosco, in cui, dopo che il fuoco si è spento e gli occhi si sono chiusi, appare tutto improvvisamente più chiaro. Dove finisca la realtà e inizi il sogno non è importante.

IL TESTO:E poi voi mi direte: “Ma che delusione, i draghi noi li volevamo più grandi, più cattivi, più brutti, volanti!” ma vedrai che si sono dovuti adeguare, prima c’era più spazio, sia in cielo, sia in terra, ma via, ora è tutto un negozio, tutto una pizzeria.” da La Lucertola

LA DICHIARAZIONE: “I bestiari erano libri con la catalogazione delle specie animali, con disegni e spiegazioni. Ho preso otto animali tipici della mia zona, annotandomi tutte le caratteristiche e anche la mitologia che si portano dietro, e ho fatto un pezzo per ognuno di loro. Sono canzoni notturne perché gli animali selvatici escono prevalentemente di notte e sono in forma quasi del tutto acustica poiché nella macchia non si trovano molte prese di corrente per eventuali amplificatori.” – dall’email con cui Corsi ha presentato il disco a Nicolò Zaganelli e Matteo Zanobini, diventata poi il comunicato stampa ufficiale.

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