Interview: Pietro Berselli

Dopo aver apprezzato il suo debutto Orfeo L’Ha Fatto Apposta, abbiamo sfruttato la possibilità di rivolgere alcune domande via mail a Pietro Berselli. Le risposte offrono un punto di vista approfondito e globale sul lavoro di questo interessantissimo artista.

Dalla tua biografia leggo che “l’intenzione fondamentale è quella di scrivere canzoni dove ciò che conta è la ricerca del suono, anche attraverso il testo”, però a me sembra che, nella pratica, si possa anche capovolgere la prospettiva, e che il suono sia quasi un mezzo per dare concretezza al testo. Cosa ne pensi?
Penso che di fatto la musicalità e il contenuto siano due elementi imprescindibili e di uguale importanza, si sommano e si sostengono in continua simbiosi. Mi trovi d’accordo!

Il progetto a tuo nome è nato da poco, ma mi sembra tutto troppo maturo per essere una prima esperienza musicale. Da quanto, in realtà, sei attivo in questo ambito?
In realtà prima di Orfeo è uscito soltanto un EP dal titolo “Debole (Senza regole)”, che è di fatto la mia prima pubblicazione ufficiale. Oltre a questo ho suonato fin da ragazzino in varie band ma senza mai concretizzare nulla, si vede che non ero abbastanza convinto. Oltre a tutto ciò ho scritto varie colonne sonore, un’attività che amo. L’ultima che ho scritto è per una mostra su Andy Warhol a Milano dello scorso inverno per il 30° Anniversario dell’attività di Maria Calderara, chissà prima o poi pubblicherò anche quelle!

Per quanto riguarda la scrittura delle canzoni, mi sembra che qui ci sia una visione molto più unitaria e globale rispetto al semplice buttar fuori quello che si sente. Hai scritto tutto in poco tempo o aspetti comunque l’ispirazione del momento diluita nel tempo e comunque guidata dal concetto fondamentale che vuoi esprimere?
Aspetto sempre l’ispirazione, è l’unico modo per scrivere qualcosa di decente. Se non si ha nulla da dire è sempre meglio tacere. Le mia canzoni nascono però in blocchi di tre o quattro alla volta nel giro di pochi giorni, e poi magari devo aspettare mesi prima di concretizzare dell’altro! Questo per quanto riguarda lo scheletro della canzone, l’arrangiamento prende molto più tempo.

Parliamo dei musicisti che suonano con te: quale è il loro contributo nella realizzazione delle canzoni? Ti chiedo poi anche un racconto sul lavoro in sede di produzione artistica, credo fondamentale per un disco come questo.
Il loro contributo in fase di arrangiamento è fondamentale e io mi fido ciecamente del loro parere quando gli presento le canzoni che scrivo. La fase di produzione artistica è lunghissima, cercare i suoni adatti è un lavoro che amo ma non nascondo che è sfiancante. Ho scelto dei musicisti fantastici, riescono sempre a portare un contributo personale riuscitissimo in ogni canzone. Grandi, Edoardo della Bitta alla chitarra, Roberto Obici alla batteria, Marco Sorgato al basso e Francesco Aneloni alle tastiere, senza di loro io non vado da nessuna parte.

Nella mia recensione parlo di Paolo Benvegnù e Massimo Volume come influenze, sei d’accordo? In generale, accetti di essere paragonato a altri artisti/band o pensi di avere già una personalità ben definita che vorresti fosse riconosciuta a dovere?
Giustamente questa risposta spetta ai critici, penso di avere ancora molta strada da fare e non vedo l’ora di riuscire ad avere un’autorialità tutta mia. Riguardo a Benvegnù e ai Massimo Volume, sono degli artisti che stimo profondamente, (aprirò il concerto il Paolo Benvegnù il 15 aprile alla Latteria Molloy a Brescia e già non sto nella pelle) ma devo ammettere che durante la scrittura del disco i miei ascolti erano totalmente diversi, chi lo sa! Sono onorato di essere accostato a degli artisti del genere!

Quando ho studiato la mitologia greca al liceo, ho sempre trovato inspiegabile il fatto che Orfeo si fosse voltato all’ultimo momento, e in realtà ho sempre visto la storia come una metafora della debolezza umana. La tua chiave di lettura è indubbiamente più insolita, ma forse, le due cose possono essere collegate, se fossimo abbastanza forti non avremmo bisogno di andarci a cercare i problemi per ottenere una catarsi.
Nel Novecento gli artisti si sono scervellati su questo tema, non sono certo il primo a proporre una visione rivisitata del mito né il primo a dire che Orfeo l’ha fatto apposta. La mia è una citazione diretta a Bufalino, Rilke, Pavese, Magris che hanno proposto tutti una loro versione del mito a loro tempo e in ognuna Orfeo si gira volontariamente per ragioni diverse. Nel mio piccolo ho seguito l’esempio dei veri grandi. Quello che penso è che non saremo mai abbastanza forti, siamo esseri emotivi in balia degli eventi, abbiamo bisogno di emozioni per accettare quello che ci succede.

Sempre dalla biografia: “esistono varie facce con cui il progetto si presenta live, sia con la band al completo che in set ridotto”. Ti chiedo: hai/avete comunque cercato di far emergere questo aspetto di completamento reciproco tra suono, voce e testo anche nel set ridotto, o esso è più basato sullo scheletro delle canzoni?
Il set ridotto si compone di Francesco al piano elettrico e della mia chitarra elettrica e voce. Di fatto le canzoni appaiono completamente diverse, abbiamo dovuto fare molto altro lavoro di arrangiamento per renderle all’altezza delle loro versione elettrica. Sicuramente nella versione ridotta il testo e l’interpretazione acquistano importanza rispetto alla musica che invece è ridotta all’osso.

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