Le Luci Della Centrale Elettrica-Costellazioni
PROTAGONISTI: Vasco Brondi e la sua creatura, Le Luci della Centrale Elettrica, hanno ormai bisogno di poche presentazioni. Il cantautore ferrarese è riuscito in pochi anni a emergere praticamente dal nulla e a diventare una vera e propria icona della musica italiana indipendente. Accanto in lui in questo disco il fido Giorgio Canali (rumori e chitarra) e la new entry Federico Dragogna, che ha curato gli arrangiamenti di questo disco. Da segnalare anche la presenza della premiata ditta di (ex-) Afterhours Enrico Gabrielli e Rodrigo d’Erasmo, che impreziosiscono il già variegato caleidoscopio sonoro di Costellazioni con i loro contributi. Tra le altre collaborazioni con la crème de la crème dell’indie italiano vale la pena citare anche quella con Stefano Pilia, poliedrico chitarrista già nei Massimo Volume, che ha curato le chitarre in alcuni di questi 15 pezzi con il suo inconfondibile tocco quasi pinturicchiesco fatto di chitarre super riverberate e delay digitali tarati al millisecondo.
SEGNI PARTICOLARI: che piaccia o meno, Vasco Brondi è riuscito a imprimere una vera e propria rivoluzione nel cantautorato italiano, grazie al suo periodare fatto di immagini potenti e accostamenti arditi, al limite dell’ossimoro e alla suo voce instabile e nevrotica che spesso e volentieri si lancia in urla rabbiose. La sua influenza sulle nuove leve degli autori italiani degli anni 2000 è indiscussa: l’immaginario lessicale brondiano, inevitabilmente legato al mondo delle periferie alienanti e alienate, si è imposto come un vera e propria raccolta di topoi espressivi che costituiscono il quasi esclusivo vocabolario da cui in tanti (troppi) hanno indiscriminatamente attinto. Come per tutti i fenomeni di una certa importanza che hanno attraversato la scena indie italiana da quando essa esiste, anche per Le Luci critica e pubblico sono spaccati in due: “Vasco Brondi fa schifo” vs “Vasco Brondi è un genio” e così via. Al di là di ogni eventuale e passeggero giudizio su di lui, va detto che Le Luci della Centrale Elettrica è uno di quei nomi che hanno meritato di diritto un posto nella storia della canzone italiana; punto di arrivo di un percorso poetico e stilistico iniziato negli anni ’80 da gente come CCCP e Diaframma, perfezionato negli anni ’90 dall’ermetismo disagiato di Manuel Agnelli e portato al suo zenith espressivo proprio da Vasco col suo – a parere di molti insuperato – debutto. ‘Costellazioni’ è il terzo lavoro in studio per il cantautore ferrarese e arriva dopo la passabile ma un po’ superflua raccolta di live e cover ‘C’eravamo abbastanza amati’.
INGREDIENTI: la prima cosa da dire qui è che la produzione di Federico Dragogna riesce ottimamente nell’ardua impresa di incasellare l’inarrestabile periodare di Brondi in canzoni vere, finalmente strutturate e ben costruite. Per la prima volta il ritmo dei pezzi non è dato dalla sola chitarra acustica, ma anche da percussioni lontane e ovattate, che pur senza mai rubare la scena agli onnipresenti drones riverberati, crescono insieme alla melodia, a beneficio della dinamica di queste canzoni: alcuni pezzi ““ ‘Ti Vendi Bene‘, ad esempio ““ sono addirittura ballabili! Potremmo definire Costellazioni come il disco piì rock de Le Luci della Centrale, che non ha paura di deviazioni nel grunge tirato e violento (‘“Firmamento”‘) o di tingersi di piì improbabili atmosfere disco-wave alla OMD (la già citata ‘Ti vendi bene‘). In generale questo disco si distacca molto dal sound a cui Le Luci ci aveva abituato fino a questo momento, regalandoci canzoni vere, ritornelli e linee melodiche che ci chiedono di essere cantate. Viene in mente l’antemico refrain ‘La terra, l’Emilia, la luna‘, che sicuramente si farà urlare a squarciagola nel prossimo tour.
La maturazione artistica di Brondi è evidente: per la prima volta non è solo tragica catarsi ad incendiare i suoi nervosi e sporchi versi, ma c’è anche una nuova vena poetica, animata dalla stessa urgenza, dalla stessa intensità , che chiede e ottiene la voce che merita in queste quindici nuove canzoni. Se la noia era la protagonista indiscussa del mediocre ‘Per Ora Noi la Chiameremo Felicità ‘, ogni canzone di ‘Costellazioni’ è, invece, un mondo nuovo: indiscutibile la varietà di soluzioni stilistiche usate e la loro efficacia; c’è di tutto e di piì. Vasco corre il rischio di mettere troppa carne sul proverbiale fuoco, ma dimostra anche che il lavoro svolto con Dragogna ha dato i suoi frutti: ogni storia ha il suo andamento, ogni canzone la sua idea musicale di fondo e proprio le sue storie di sono il vero filo conduttore di questa costellazione di suoni e suggestioni quantomai varia e imponente.
DENSITA DI QUALITA’: sebbene l’apertura a nuovi stili e a nuove sonorità abbia portato una ventata di freschezza notevole, rivitalizzando di fatto un progetto che al secondo disco era già stato dato per morto da quasi tutta la stampa specializzata, si capisce come l’ispirazione ritrovata abbia bisogno di tempo perchà© sia completamente metabolizzata. Esaurita la vena suburbana della sua poetica, quella che legava indissolubilmente l’universo delle Luci alla mitologica immagine della decaduta periferia urbana della Bassa Padan(i)a, sorta di nuovo west del disagio giovanile, Vasco sembra non avere ancora trovato il nuovo punto d’approdo, il nuovo porto sicuro da cui intraprendere nuove rotte col piglio dell’esploratore navigato. Così nei testi c’è un po’ di tutto, quasi si va a tentoni: l’Emilia, la luna, l’oceano, i soliti struggenti ritratti femminili, ma nulla è davvero approfondito e piì volte si ha la sensazione di avere davanti storie, personaggi e immagini leggermente sbiadite. Sia ben chiaro, non si parla di una mancanza di potenza emotiva o di banale ispirazione: quelle ci sono e sono piì vive che mai. Si sente casomai l’assenza di un elemento unificante nelle storie che compongono questo disco, che faccia la differenza, come l’aveva fatta ‘Canzoni da Spiaggia Deturpata’.
Nonostante la gestazione problematica e i tre anni di lavorazione, Costellazioni non è quindi un punto d’arrivo, ma semmai il principio di un nuovo cammino artistico. Tante idee, a volte gettate lì alla rinfusa e tante parole, non sempre perfettamente a fuoco, danno vita a collage sonori ed emotivi variopinti ed intensi ma mai davvero necessari, infuocati. Non ci troviamo, dunque, di fronte a inni generazionali (o supposti tali) come a loro modo lo erano pezzi come ‘La gigantesca scritta COOP’ o ‘Fare i camerieri’, ma forse è meglio così, perchà© ‘Costellazioni’ è un bel disco, che ha i suoi momenti glorioso, che osa, che sperimenta con nuove immagini e nuovi suoni e che non cade nella facile trappola dell’autocitazione e della pretenziosità . Non tutto è riuscito alla perfezione? Pazienza, siamo comunque felici, noi che ascoltiamo questa sua terza fatica, di constatare come dopo il mezzo passo falso del secondo disco, Le Luci siano ancora lì a illuminare le nostre giornate con le sue canzoni. Smessi i panni dell’icona, della moda del momento, Vasco Brondi si dimostra un cantautore maturo, uno storyteller dotato, in grado ancora una volta di farci volare lontano con le sue storie di riscatti, i suoi scorci di vita interiore (‘Firmamento‘, forse uno dei pezzi migliori del disco), i suoi splendidi e teneri ritratti femminili (‘Le Ragazze stanno Bene‘), che forse sono il suo piì importante marchio di fabbrica, piì importante ancora del lessico iperrealistico e delle similitudini urbane che hanno ispirato decine e decine di epigoni. Il consueto tour post-album si preannuncia già come uno di quelli da seguire in questa prossima estate, con tutti i ritornelli stampati nella memoria, pronti per essere ricantati sotto al palco di quello che si conferma essere uno dei piì importanti cantautori degli anni zero.
VELOCITA’: quindici canzoni che passano via veloci e scorrevoli come il flusso di pensiero di Vasco
TESTO: “L’amore si muove secondo un meccanismo simile a quello del mare/strana questa cosa che respiriamo e poi smettiamo di respirare” da ‘Punk Sentimentale‘
LA DICHIARAZIONE: “…’I Sonic Youthâ’ è una canzone col pianoforte ed è una delle prime che sono uscite nellâ’inverno del 2012, mentre le ultime le ho scritte due mesi fa, e mi dicevo “che strano, non è straziante, non funziona”, perchà© fino a quel momento avevo fatto sempre canzoni di un certo tipo e mi sembrava che se non andavano a parare su quel tipo di emozionalità non potessero funzionare. Invece poi mi sono accorto che semplicemente câ’erano altre atmosfere, altre sensazioni che portavano da unâ’altra parte ” dalla conversazione con la stampa che trovate qui su Indie-Roccia
UN ASSAGGIO: ‘La terra, l’Emilia, la luna’

