Gouton Rouge – Carne
GENERE: shoegaze, alt-rock.
PROTAGONISTI: Francesco Roma (chitarra, synth e voce), Michele Canziani (chitarra), Eugenio Nuzzo (basso), Dario Bassi (batteria e percussioni).
SEGNI PARTICOLARI: la band di Busto Arsizio (Varese) rientra in studio con intenzioni serie: l’album d’esordio rappresenta uno spaccato se si valuta il materiale discografico sin ora prodotto. I Gouton Rouge militano dal 2008, hanno alle spalle diversi Ep (in ordine, Rogues del 2011, Cambiamo Casa del 2012 ed Everest pubblicato verso la fine del 2013. Nel caso di quest’ultimo si tratta di uno split realizzato con Apash Twenty Twelve, musicista compaesano del gruppo, pubblicato dalla V4V). Il punto é che nella produzione precedente a ‘Carne’ nulla verte verso lo shoegaze, un nuovo orizzonte fa da sfondo allo stile del gruppo che tra alti e bassi riesce a farsi notare ancora una volta.
INGREDIENTI: il disco é composto da otto brani, ognuno di essi dà conferma dei nuovi meandri musicali entro cui i Gouton Rouge si aggirano. E’ indubbiamente un sound su cui si sta insistendo parecchio negli ultimi anni in Italia, ciononostante la band sembra riuscire a competere senza particolari difficoltà . ‘Attratti’, singolo che ha cominciato a circolare sul web proprio pochi giorni fa, ha delle venature melodiose che ricordano i primi Placebo, non é un brano in cui il rumore padroneggia, come nel caso di ‘Immobile’. Nondimeno sono ‘Sbiadire‘ (consigliato il video), che spiana la strada verso il suono cupo e grezzo che ricorda quello dei Soviet Soviet, maestri indiscussi del genere (anche ‘Vicoli‘ ha forti affinità con quest’ultimi), e ‘Lamette‘, di cui il ritornello esprime la violenza che imperversa nell’intero album e che lo rende piacevole. Il tutto prende una piega diversa verso la fine, il brano di chiusura ‘Ancora‘ é una ballata che vive di luce propria e che non obbedisce alla tendenza del disco proponendo atmosfere inaspettate.
DENSITA’ DI QUALITA’: il gruppo lombardo ha presentato l’album con un comunicato che si apre con un esergo di Cesare Pavese e che delinea al meglio la bellezza della tematica della carne (di qui il titolo del disco): “Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma é per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione“. Il concetto viene espletato in modo chiaro dalle sonorità graffianti di gran parte dei brani che compongono ‘Carne’, i Gouton Rouge rivestono il loro stile di attitudini tipicamente shoegaze; si tratta dell’ennesimo esempio, in altri termini, di band che si lascia ammaliare dalle stesse. Il progetto, nel complesso, non é nulla di estremamente innovativo: i suoni alla base sono i medesimi dall’inizio alla fine, rendono il disco come composto da un unico grande brano intriso di voce al centro tra melodiosità e cattiveria (più spunti si trovano nel primo caso e questo dispiace non poco), bassi e chitarre in pieno stile post-punk e batteria incalzante. A parte i tratti decisamente monotematici (che non sono assolutamente un problema per chi adora il genere), l’unica pecca sono i testi, appaiono come un collage di pensieri talvolta senza un senso logico, un amalgama, un elemento che lascia l’amaro in bocca se si considera l’andazzo piuttosto piacevole del disco. Questi quattro ragazzi hanno tutte le carte in regola per avere un posto d’onore tra le band in voga nella scena underground, le idee musicali di fondo ne sono la conferma, una di quelle da cui ci si aspetta tanto e si é certi di ottenere riscontri sempre più positivi col tempo.
VELOCITA’: minutaggio decisamente ridotto, brani fuggevoli, non più lunghi di tre minuti.
IL TESTO: “Oggi io credo che tu possa far sparire tutti quei lividi che mi son fatto, oggi io credo che tu possa far sbiadire tutti quei lividi che mi son fatto” da ‘Sbiadire‘.
LA DICHIARAZIONE: “L’accostamento che meno ci piace é quello ai Verdena, tra i mille gruppi che aspirano a essere i nuovi Verdena noi non ci siamo né ci siamo mai stati. Abbiamo iniziato decisi a fare Shoegaze, avevamo 16 anni e suonavamo i My Bloody Valentine, abbiamo cambiato mille volte genere, più o meno ogni volta che i nostri ascolti musicali sono cambiati. Non siamo mai riusciti a fare Shoegaze comunque. Traiamo ispirazione da generi troppo diversi per essere veri. Le basi da sempre sono Sonic Youth, Dinosaur Jr., Joy Division ma é riduttivo fermarsi a questo” da un’intervista rilasciata a Sigmund nel gennaio 2012.
UN ASSAGGIO Sbiadire
IL SITO: goutonrouge.bandcamp.com

