Lava Lava Love – A Bunch Of Love Songs and Zombies

GENERE: indie-pop

PROTAGONISTI: Florencia di Stefano (vocals, tambourine); Oliviero Farneti (piano, synth, bass, guitar); Massimo Fiorio (bass, programming); Vittorio Pozzato (vocals, guitar, bass, mandolin); Luca Valentini (drums, guitar, banjo).

SEGNI PARTICOLARI: veronesi doc (con impreviste quanto azzeccate infiltrazioni argentine e bionde naturali) i Lava Lava Love, come l’araba fenice, (ri)nascono dalle ceneri (si spera provvisorie e sicuramente ancora calde) di diversi e apprezzati gruppi della scena indie italiana arricchiti da un’esordiente di indiscusso valore. Un rimescolamento sapiente e variegato che ha dato vita ad una band in grado di produrre, nel giro di un anno o poco più, un gradevole Ep di prova ed un disco di esordio contenente undici canzoni di indubbio spessore.

INGREDIENTI: canzonette solo apparentemente disimpegnante, sonate scanzonate, ballate maliconiche e pezzi tirati. Si parla di amore qui, certo, ma lo si fa con disincanto e con un realismo lucido, a tratti severo. I Lava Lava Love ci costringono a ricordare che a volte l’amore mente, fa male, si consuma, tradisce, finisce ma allo stesso tempo ci incoraggiano a non rinunciare mai alla speranza di ricercare la luce che questo sentimento inevitabilmente irradia. Un mix micidiale che rende ‘A Bunch of Love Songs and Zombies‘ un disco completo, difficilmente inseribile in un genere ben preciso e per questa ragione ancora più godibile. Il paragone con le band di appartenenza dei vari componenti (Canadians, Fake P e Spagetti Bolonnaise) viene naturale ma non rende pienamente giustizia ad un album che da questi gruppi è riuscito a distillare il meglio, una sorta di quintessenza musicale forse imprevista e per questo mai scontata.

DENSITÀ DI QUALITÀ: avete presente il classico album d’esordio? Dimenticatevene. I Lava Lava Love hanno rapidamente imparato da loro stessi e nel giro di pochi mesi sono riusciti a limare le asperità e ad eliminare i difettucci dell’Ep, dando vita ad un prodotto di grande densità e completezza: scegliere un singolo in un disco come questo è davvero un’impresa e se le radio premiano ‘Kenosis‘ e la calda e suadente voce di Pozzato, sarebbe ingiusto non dare un meritato riconoscimento alle sonorità fresche e alla voce cristallina della Di Stefano, semplicemente emozionante in ‘Nothing Special‘, anche se i più attenti, non potranno fare a meno di notare che la forza vocale di questo progetto sta nei duetti dei cantanti, nella fusione di due voci diversissime e affascinanti che mai prevaricano l’una sull’altra, sposandosi, senza fronzoli ed artifizi in un unisono che innamora.

VELOCITÀ: questa band, decisamente, non è un diesel. Qualcosa mi dice che c’è ancora tanto da dire sicuramente più di quello che è stato scritto e cantato. Credo che il “problema” sarà farli rallentare. Ma anche no.

IL TESTO:Hey you, stop pretending you don’t like me” (da ‘Sparkling Wine‘) e “Now it’s time to put that rope around your neck” (da ‘An Invitation‘). Perché queste due frasi rispecchiano perfettamente la parabola di un amore. E gli zombies.

LA DICHIARAZIONE: Massimo Fiorio a ‘Troublezine.it’: “Tendenzialmente mi sembra che il disco nuovo sia più vario a livello di composizione, seppur utilizzando forse un numero minore di strumenti. Ci sono canzoni molto soft e altre tiratissime, estremi non toccati invece nell’Ep“.

IL SITO:http://lavalavalove.tumblr.com

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