Muleta – La Nausea

GENERE: punk tascabile.

PROTAGONISTI: Enrico Teno Cappozzo: voce, chitarra; Davide Scapin: chitarra; Giulio Pastorello: batteria.

SEGNI PARTICOLARI: Negli ultimi anni la scena musicale vicentina ha sfornato diversi gruppi di livello, dimostrandosi una delle zone più prolifiche del panorama indipendente italiano. Questa volta tocca ai Muleta, band formatasi nel 2010 e che vede alla voce Enrico Teno Cappozzo, già chitarrista del gruppo punk vicentino “i Melt”. ‘La Nausea‘ è il loro disco d’esordio, un EP di 8 pezzi registrato a Bassano del Grappa nel corso del 2011 e che vanta la produzione illustre di Giorgio Canali.

INGREDIENTI: Il disco scorre veloce e si fa apprezzare sin dal primo ascolto con dei suoni che spaziano dal classico rock all’italiana, fino a trovare delle sfumature più pop, punk e grunge. La band, infatti, non nasconde di certo le proprie influenze, mettendole in risalto su gran parte dei pezzi che compongono l’EP. Il suono dei Muleta ricorda maledettamente gli anni ’90, con un punk tascabile (così viene definito dalla stessa band) che riesce a guadagnare autorità soprattutto con i giochi di chitarra elettronica ed acustica e l’inserimento qua e là di un’armonica a bocca, caratteristiche che spingono verso una dimensione quasi cantautoriale.

DENSITA’ DI QUALITA’: La Nausea‘ si apre con il ritmo incalzante chitarra-batteria di ‘Carmine‘, pezzo quadrato che fa saltellare fin da subito l’ascoltatore. Il disco prosegue con la malinconia e il disfattismo di ‘Ehi‘ e ‘Nausea‘, classiche ballate rock collegate tra loro da una graffiante armonica che fa molto Giorgio Canali e i Rossofuoco. Seguono alcuni pezzi brutalmente sani che in poche parole insegnano a credere in se stessi, ‘Invece No‘ e ‘Senza Fiato‘, in cui però non risulta difficile notare le influenze di band come i Tre Allegri Ragazzi Morti, soprattutto sulle sovrapposizioni di voce e di melodie elettriche ed acustiche e nelle atmosfere post-adolescenziali dei testi. Le ultime tre canzoni dell’EP sono forse le più azzeccate dal punto di vista delle liriche e dei suoni originali, pezzi che fanno trasparire l’intenzione dei Muleta di trovare in futuro una dimensione e un’autorità proprie e ben definite. Uno di questi è sicuramente ‘Dino‘, che assieme a ‘Vermi‘ risulta forse la canzone più riuscita e solida del disco. Quello che ne esce è un lavoro gradevole e piacevole da ascoltare, ma che lascia l’ascoltatore con un retrogusto amaro in bocca, come se in realtà mancasse qualcosa proprio dove gli arrangiamenti e le liriche diventano più scarne. Di certo, ‘La Nausea‘ nel complesso non corre il rischio di tediare e, sebbene si tratti di un esordio, riesce a raggiungere senza mezzi termini l’animo di chi lo ascolta. Tuttavia le influenze musicali, a volte troppo evidenti, penalizzano leggermente il lavoro dei Muleta; l’impressione è che il disco manchi a tratti di originalità , in particolare nei testi dove la lirica risulta poco solida e spesso ripetitiva. Traspare però la volontà della band di giungere in futuro ad una sonorità più originale, allontanandosi magari da suoni già sentiti e curando maggiormente le liriche testuali.

VELOCITA’: disco breve, velocissimo ma capace di coinvolgere.

IL TESTO: Imito lo schifo e scelgo il gusto, sottraggo gli sbagli tenendo il resto“ da ‘Dino‘.

LA DICHIARAZIONE: Dagli anni ’90 siamo riusciti a trarre tante cose buone e penso che ci sia un po’ di quello nel nostro suono e a noi va benissimo, anzi è quello che vogliamo sinceramente“ da un’intervista estiva a Sherwood.it

IL SITO: Facebook.com/muleta2011

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